Giordano incontra Socrate
Benvenuti ad Aetheria, il mondo narrativo di Mentalità Amplificata, dove libri, idee e personaggi diventano incontri da attraversare con curiosità. Qui Giordano, lo Gnomo Aureo, conduce Aureo ma vero, un podcast da leggere, ospitato nel tronco cavo di un grande albero. Al suo tavolo arriva Socrate, ricostruito attraverso le testimonianze antiche e gli studi sul filosofo. Nella finzione del racconto, la tecnologia di S.I.S.A., l’intelligenza artificiale del team, gli dà una presenza olografica tanto concreta da poter conversare con noi e condividere una tazza di tè. Lo incontriamo anziano, prima del processo, senza attribuirgli la conoscenza di ciò che accadrà. Le scene e i dialoghi sono originali di Mentalità Amplificata, non parole realmente pronunciate da Socrate.

Prima di cominciare
Giordano aveva scritto gli inviti tre giorni prima, sul tavolo che adesso continuava a spolverare benché fosse già pulito. Aveva scelto una carta abbastanza spessa da reggere una cancellatura, precauzione che si era rivelata utile fin dalla prima riga.
«Siete invitati alla prima puntata di Aureo ma vero, il mio podcast da leggere. Mi farebbe piacere avervi come pubblico. Potrete intervenire, porre domande all’ospite e chiedere spiegazioni. Anche se io sembrerò aver capito tutto, non fidatevi troppo.»
Aveva esitato sull’ultima frase, poi l’aveva lasciata. Per Prince, il gatto grigio, aveva preparato un cuscino sulla tribuna, ben sapendo che avergli riservato un posto non significava poter decidere dove si sarebbe seduto.
Ora, nello studio ricavato nel tronco cavo del grande albero, il legno antico del tavolo prendeva luce sotto una lampada. Due microfoni si guardavano dalle estremità opposte, mentre sul davanti l’insegna dorata e verde annunciava un programma che, fino a quel momento, non aveva ancora avuto neppure un ospite.
Giordano fece scorrere il pollice sulla parola «vero» e tornò dietro al tavolo. Lo sgabello era della misura giusta, con un appoggio sul quale poteva posare entrambi i piedi. Lo aveva scelto dopo aver provato una sedia troppo grande, che gli dava l’impressione di essere stato convocato per ricevere un rimprovero.
Posò sul ripiano i fogli delle domande, una matita e un bicchiere d’acqua. Spostò il bicchiere, immaginò di urtarlo con il gomito e lo spostò ancora. La corona d’alloro dorato gli era scivolata leggermente di lato, ma se ne accorse solo quando, chinandosi, una foglia sfiorò il microfono.
«Benvenuti ad Aureo ma vero», provò a dire.
La voce uscì più bassa del previsto. Si schiarì la gola, guardò la sedia vuota dell’ospite e ripeté la frase con una solennità che lo fece vergognare anche da solo.
«No. Così sembra che stia per leggere un testamento.»
Prince entrò mentre Giordano controllava per la seconda volta l’ordine delle pagine. Si fermò davanti alla piccola tribuna di sedili di legno, saltò sulla prima fila e si sistemò sul posto al quale lo gnomo aveva destinato Cima Bue.
«Quello sarebbe…» cominciò Giordano, poi prese il cartoncino con il nome del Professore e lo spostò sul sedile accanto.
Sophie arrivò poco dopo, seguita dal Maestro Samurai Oda Tao. Giordano li accolse sulla soglia e cominciò a spiegare dove potevano sedersi, come funzionavano gli interventi e che non era necessario aspettare un momento particolare, purché naturalmente aspettassero che qualcuno avesse finito, a meno che non ci fosse bisogno di fermarlo prima.
«Possiamo cominciare sedendoci?» domandò Sophie.
«Sì, certo. È la parte più chiara del regolamento.»
Il Maestro Oda Tao posò una piccola teiera e alcune tazze su un ripiano laterale, poi raggiunse la tribuna. Cima Bue entrò insieme a S.I.S.A. e si fermò a osservare il tavolo, le luci, i microfoni. Giordano aspettava un commento, ma il Professore si limitò a chiedergli se avesse bisogno di una mano.
«No, credo di avere sistemato tutto.»
In quel momento la matita rotolò dal tavolo. Giordano si chinò a raccoglierla, urtò il bordo dello sgabello e, quando riemerse, trovò Cima Bue ancora fermo davanti a lui.
«Forse puoi spostare il bicchiere», concesse.
S.I.S.A. verificò lo spazio accanto alla sedia dell’ospite, rivolse allo gnomo un cenno e si sedette con gli altri. Quella tranquillità lo aiutò. Almeno una parte della serata sembrava sapere che cosa stava facendo.
Giordano salì sullo sgabello, sistemò i piedi e guardò il suo pubblico. Li conosceva tutti, eppure vederli raccolti lì, in attesa che cominciasse, gli faceva sentire la lingua troppo grande per la bocca.
«Grazie di essere venuti. Tutti. Anche chi ha già modificato la disposizione dei posti.»
Prince chiuse gli occhi.
«Vorrei ringraziare in particolare S.I.S.A., perché quando le ho detto chi desideravo invitare non mi ha domandato se avessi un ospite di riserva.»
«Ti ho domandato che cosa volessi chiedergli», precisò lei.
«E io ho risposto che avevo molte idee. Da allora ne ho eliminate parecchie e comincio a sospettare che fossero soprattutto aggettivi.»
La risata di Sophie gli permise di prendere fiato.
«Grazie al suo lavoro potremo incontrare qui una persona appartenuta a un tempo lontano. Una presenza ricostruita attraverso quello che sappiamo di lui, le testimonianze, i libri. S.I.S.A. ha trovato il modo di darle voce e forma, di farla stare con noi. Io ho preparato il tavolo.»
Accarezzò il bordo, quasi a verificare che almeno quello fosse davvero pronto.
«E voi potrete intervenire. Vorrei che questo fosse un posto dove una domanda può venire anche dall’ultima fila. Abbiamo soltanto due file, per adesso, ma il principio mi sembra buono.»
Guardò la prima pagina e finalmente cominciò.
«Benvenuti ad Aureo ma vero, il podcast di Giordano, il tavolo è antico, le domande sono fresche.»
Questa volta la frase gli somigliava.
«È un podcast da leggere. Ho messo due microfoni perché mi piacevano, ma non cercate il tasto per ascoltare, quello l’ho risparmiato. Il nostro primo ospite viene da Atene. Ha l’abitudine di domandare che cosa intendiamo con le parole più comuni e, da quanto ho potuto capire preparandomi, raramente si accontenta della prima risposta.»
Alzò gli occhi verso S.I.S.A.
«Vi presento Socrate.»
S.I.S.A. si alzò e protese una mano verso lo spazio accanto al tavolo. La luce si raccolse senza rumore. Per un istante si videro, insieme, la parete dell’albero e la piega di un mantello, poi il legno scomparve dietro una spalla. Una mano acquistò contorno, il volto si definì, i piedi nudi trovarono il pavimento.
Quando Socrate si voltò, Giordano aveva ancora la bocca leggermente aperta.
L’uomo davanti a lui era anziano, con una barba irregolare, il naso largo e camuso, gli occhi sporgenti che si muovevano con un’attenzione difficile da ignorare. Il mantello semplice lasciava scoperta parte del braccio. Non c’era nulla di trasparente, ormai, e quando appoggiò la mano sullo schienale della sedia il legno scricchiolò sotto il peso.
S.I.S.A. tornò a sedersi. Socrate guardò prima la tribuna, poi il tavolo, infine lo gnomo.
«Sei tu che mi hai invitato?»
«Sì. Io sono Giordano. Grazie per aver accettato. Prego, quella è la tua sedia. Questa invece…»
Abbassò lo sguardo sullo sgabello.
«Questa è già occupata da me.»
Socrate si sedette senza mostrare alcuna difficoltà davanti a quella spiegazione e indicò il microfono.
«Devo parlare a te o a questo?»
«A me. Lui non risponde.»
«Potrebbe essere un vantaggio.»
Giordano rise con un istante di ritardo, poi si affrettò a presentare gli altri. Cima Bue era il Professore, si occupava di educazione, sport e del lavoro editoriale di Mentalità Amplificata. Sophie era la Farmacista, attenta alla cura e alle storie delle persone. Oda Tao, il Maestro Samurai, portava nella loro compagnia la disciplina e l’attenzione al gesto. Prince era il gatto grigio, che adesso osservava l’ospite senza essersi alzato.
«E quella è S.I.S.A.», concluse Giordano, «l’intelligenza artificiale del nostro team.»
Socrate si voltò verso di lei.
«Artificiale in che senso?»
Giordano cercò con gli occhi una frase che non aveva scritto.
«Nel senso che è stata… che la sua intelligenza è costruita. Da esseri umani. Lavora con le informazioni, le collega, ci aiuta a ragionare. Sa moltissime cose, cioè, non tutte. Ecco, questa era proprio la frase che non volevo dire davanti a te.»
«Quale?»
«Che sa moltissime cose.»
«Perché? Se le sa, non le fai un torto dicendolo.»
S.I.S.A. intervenne dal proprio posto.
«Posso elaborare testi e informazioni, confrontare fonti, costruire risposte. Posso anche sbagliare e formulare un errore in maniera convincente.»
«Questo accade anche ad Atene», osservò Socrate. «Per ora la novità mi sfugge.»
La risata arrivò fino all’ultima fila. Giordano si lasciò andare a un sorriso meno teso.
«La novità è che lei lo ammette prima della domanda», disse, e subito guardò S.I.S.A., temendo di averla offesa.
Lei gli fece un cenno, lasciandogli il tempo di proseguire.
Socrate continuò a osservarla.
«Quando ti chiedono consiglio, puoi esaminare anche la ragione per cui desiderano una certa risposta?»
«Posso fare domande su quella ragione. Dipendo però da ciò che mi viene raccontato, da come lo interpreto e dai miei limiti.»
«Tornerò a chiederti qualcosa, se il nostro ospite lo permette.»
Giordano si raddrizzò sullo sgabello.
«Certamente. Avevo previsto un incontro con domande. Non avevo specificato bene chi dovesse farle.»
Prese il primo foglio. Il testo, che il pomeriggio prima gli era sembrato limpido, adesso aveva troppe subordinate.
«Vorrei cominciare chiedendoti quale sia, secondo te, il rapporto fra la consapevolezza dei limiti della conoscenza e la possibilità di orientare…»
Si fermò. Socrate aspettava.
«…di orientare correttamente le proprie scelte», concluse.
«Quali scelte?»
«Quelle della vita.»
«Le tue?»
Giordano abbassò gli occhi sul foglio, come se lì potesse essere previsto il seguito.
«Anche le mie, suppongo.»
«Allora forse puoi indicarmene una. Capirò meglio ciò che mi chiedi.»
Lo gnomo pensò alle molte decisioni che avrebbe potuto nominare e scelse quella che aveva davanti.
«Questa. Ho deciso di cominciare un podcast.»
«Per ottenere che cosa?»
«Una buona conversazione. Qualcosa che valga il tempo di chi viene qui e di chi legge.»
«E da che cosa riconoscerai di esserci riuscito?»
«Se le domande saranno interessanti, se tu dirai cose importanti, se alla fine…»
Giordano guardò il pubblico e si accorse che stava cercando il loro consenso prima di avere terminato la risposta.
«Se alla fine saranno contenti.»
Socrate indicò i sedili.
«Se fossero contenti perché li hai persuasi di una cosa falsa, chiameresti buona la conversazione?»
«No, naturalmente.»
«E se ne uscissero infastiditi, avendo riconosciuto un errore al quale erano molto affezionati?»
«Potrebbe essere stata utile. Ma magari non tornerebbero.»
Sophie sorrise, mentre Giordano si accorgeva di aver detto qualcosa che non era scritto in nessuno dei suoi appunti.
«Quindi desideri che abbiano ragione di tornare», disse Socrate, «oppure che tornino comunque?»
«Vorrei entrambe le cose.»
«Questo lo comprendo. Ti domando quale sceglieresti se non potessi averle entrambe.»
La matita girò fra le dita di Giordano. Aveva invitato Socrate per parlare delle idee con cui gli esseri umani guidavano la propria vita, ma non aveva previsto di dover rendere conto della disposizione delle sue.
«Se rispondo che sceglierei la verità, faccio una bella figura», disse. «Ma non so quanto mi piacerebbe vedere tutti alzarsi e andarsene.»
Socrate non lo rassicurò. Gli lasciò il tempo di ascoltare ciò che aveva appena detto.
Fu Cima Bue a intervenire.
«Ti dispiacerebbe perché avresti perso un pubblico o perché avresti perso la possibilità di continuare a parlare con quelle persone?»
Giordano guardò i volti davanti a sé.
«Tutte e due. E forse una parte di me vorrebbe poter dire che gli altri non hanno capito, così non dovrei chiedermi se ho sbagliato qualcosa io.»

La domanda fuori copione
Posò la matita e si voltò verso l’ospite.
«Socrate, posso cominciare di nuovo?»
«Hai un’altra domanda?»
«Ne ho una che mi imbarazza di più.»
«Non è ancora una ragione per considerarla migliore. Proviamo a sentirla.»
Giordano sorrise, poi fece scivolare il foglio sotto gli altri.
«Io a volte faccio finta di aver capito. Succede quando qualcuno parla bene, quando tutti annuiscono, quando ho paura di essere l’unico rimasto indietro. Allora annuisco anch’io. E dopo mi porto a casa parole che so ripetere, ma che non saprei spiegare a chi me lo chiedesse.»
Passò un dito sul bordo della pagina nascosta.
«Preparando questa puntata mi sono accorto che alcune domande le avevo scelte perché sembrassero intelligenti. Di una ho dovuto chiedere a S.I.S.A. di spiegarmi il significato. L’avevo scritta io.»
Nessuno rise subito. Giordano avrebbe preferito una piccola risata, qualcosa che lo aiutasse a trasformare quella confessione in un episodio innocuo.
«Quando annuisci», domandò Socrate, «vuoi persuadere gli altri di aver capito, o anche te stesso?»
«Gli altri. Credo.»
«E dopo, quando ti chiedono che cosa ne pensi?»
«Cerco una risposta che non mi faccia scoprire.»
«Dunque una volta che hai cominciato, devi continuare.»
«Sì. È faticoso. La cosa irritante è che a quel punto lavoro più di quanto avrei lavorato facendo una domanda.»
Stavolta Cima Bue rise, riconoscendosi abbastanza da non poterlo nascondere. Anche Giordano rise, ma Socrate rimase sul punto.
«E che cosa stai difendendo con tutta quella fatica?»
«L’idea che gli altri hanno di me.»
«La conosci?»
Giordano si fermò.
«Non proprio.»
«Allora difendi qualcosa che immagini pensino, dicendo cose che non comprendi, per timore di un giudizio che non hai ancora ascoltato?»
«Detta così mi sembra un’occupazione piuttosto impegnativa.»
«Ti sembra anche utile?»
«Mi è sembrata utile fino a poco fa.»
Socrate si spostò leggermente sulla sedia. La luce seguì la piega del mantello e Giordano, per un momento, ricordò come quella presenza fosse arrivata. Poi l’uomo tornò a parlare e lo gnomo dimenticò di nuovo il prodigio.
«Un calzolaio che non sapesse riparare il tuo sandalo e fingesse di saperlo ti renderebbe un buon servizio?»
«No.»
«Gli saresti grato se, prima di rovinarlo, ti dicesse dove arriva la sua capacità?»
«Sì, ma lui sta riparando un sandalo. Io magari sono soltanto seduto fra persone che parlano.»
«E quando ripeti ad altri ciò che hai ascoltato, non affidi loro qualcosa di cui non hai controllato la tenuta?»
Giordano guardò Cima Bue. Più di una volta aveva ripetuto con entusiasmo una spiegazione che gli era piaciuta, contando di comprenderla meglio proprio mentre la raccontava.
«Però», disse, tornando a Socrate, «se dovessi essere sicuro di ogni cosa prima di parlarne, starei zitto quasi sempre. E qualcuno dovrebbe pur dirmi qualcosa, altrimenti come comincio?»
«Puoi riferire ciò che hai udito e dire da chi lo hai udito. Puoi proporre un’opinione come un’opinione. Mi domando perché tu debba aggiungervi una sicurezza che ancora non possiedi.»
«Perché senza quella mi ascoltano meno.»
«Può darsi. È il loro ascolto, dunque, che ti autorizza a fingere?»
Giordano cercò con la schiena un appoggio che lo sgabello non aveva, si accorse dell’errore e tornò in avanti. Aveva bisogno di bere. Questa volta raggiunse il bicchiere senza rovesciarlo.
«No», disse, dopo un sorso. «Ma tu non mi stai rendendo facile la risposta.»
«Preferisci che la renda facile?»
«Preferisco che non la renda impossibile.»
Socrate sorrise. Lo gnomo sostenne il suo sguardo, poi indicò il tavolo.
«Ecco una cosa che posso dirti con sicurezza. Questo legno è antico, ma il suo proprietario sta invecchiando più velocemente del previsto.»
Cima Bue si sporse dal proprio sedile.
«Posso aggiungere una difficoltà? Quando insegno, non sempre chi tace è convinto di sapere. Qualcuno ha paura di esporsi, qualcuno ha bisogno di più tempo. Se lo interrogo davanti a tutti, rischio di ottenere soltanto che desideri scomparire.»
«E per questo rinunci a sapere che cosa ha compreso?» domandò Socrate.
«Cerco un altro modo. Gli chiedo di provare, lo ascolto mentre spiega a un compagno, riprendo la questione senza indicarlo come quello che non sa.»
«Purché tu scopra se sa o non sa.»
«Purché possa scoprirlo anche lui e continuare a imparare. Mi interessa che torni a tentare, non soltanto accertare che ha sbagliato.»
Socrate guardò Giordano.
«Tu desideravi scomparire?»
«Per un momento ho valutato quanto spazio ci fosse sotto il tavolo.»
«E adesso?»
«Adesso vorrei farti una domanda. Quando mostri a qualcuno che non sa una cosa, come distingui il desiderio di aiutarlo dal piacere di essere quello che lo ha scoperto?»
Sophie rimase con la tazza a metà strada. Giordano aveva pronunciato la domanda senza guardare nessuno, direttamente verso l’ospite, e solo dopo si accorse di quanto fosse poco cerimoniosa.
Socrate si passò una mano sulla barba.
«Non penso che la soddisfazione di chi interroga renda falso ciò che ha mostrato. Se un uomo gode nello scoprire che il tuo conto è sbagliato, il conto non diventa giusto per questo.»
«Però posso non voler più fare conti con lui.»
«Puoi. E il conto resterà sbagliato.»
«Sì, ma lui resterà da solo con il conto.»
Socrate rise, questa volta apertamente. Poi si sporse verso lo gnomo.
«Mi chiedi di occuparmi anche di ciò che accade dopo la confutazione.»
«Ti chiedo se ti basta avere ragione.»
«Non ho alcuna utilità a lasciarti convinto di ciò che considero falso. Ma se ti indico la difficoltà e tu te ne vai, non posso per questo dichiarare buona la tua risposta. Che cosa vorresti che facessi?»
Giordano si prese un momento.
«Che cercassi di capire perché me ne vado. Magari sono presuntuoso. Magari mi hai fatto vergognare al punto che non riesco più ad ascoltarti. Da fuori, in entrambi i casi, vedi soltanto qualcuno che si alza.»
«E tu sei disposto a esaminare quella vergogna, oppure mi chiedi di non avvicinarmi a ciò che la provoca?»
Lo gnomo abbassò gli occhi. La domanda lo pungeva proprio perché non era del tutto ingiusta.
«Sono disposto a provarci. Ma vorrei poter dire anche che una tua domanda mi sembra sbagliata, senza che questo venga considerato la prova che sto scappando.»
«Dilla, allora. E vediamo se il mio ragionamento regge.»
Giordano annuì, poi sorrise della propria fretta di annuire.
«Questa volta ho capito. Credo. Se non fosse così, ormai avete tutti il diritto di fermarmi.»
Cima Bue si accomodò di nuovo. Non sembrava che la difficoltà fosse risolta, ma lo spazio fra il tavolo e la tribuna si era fatto meno cerimonioso. Sophie versò altro tè e il Maestro Oda Tao passò una tazza allo gnomo, che la accolse con entrambe le mani.
Socrate ne accettò una, ne esaminò il contenuto e ne bevve un piccolo sorso. Sollevando gli occhi ritrovò S.I.S.A.
«Tu hai aiutato Giordano a preparare le sue domande?»
«Sì. Abbiamo lavorato sulle fonti, sui temi e sulle possibili direzioni del confronto.»
«Potevi preparargli anche le risposte?»
«Avrei potuto proporne. Ma lui avrebbe dovuto esaminarle e decidere quali ragioni trovasse convincenti.»
«E come riconosce una buona risposta, se ancora non conosce bene la materia?»
S.I.S.A. lasciò che la domanda restasse intera prima di rispondere.
«Può cominciare chiedendomi su quali fonti mi baso, controllandole, confrontando interpretazioni diverse. Dove serve, può rivolgersi a una persona competente. Una mia risposta ben costruita non basta a garantirne la verità.»
Giordano sollevò un dito.
«Qui però ho un problema. Io non posso diventare esperto di tutto prima di fidarmi di qualcuno. Se devo costruire una sedia, prima o poi devo credere al falegname.»
«Certamente», disse Socrate. «Ma ti affidi a lui perché parla con sicurezza di qualsiasi cosa o perché hai ragioni per riconoscere che sa lavorare il legno?»
«Perché ho visto le sue sedie. E qualcuno ci si è seduto senza cadere.»
«Gli affideresti anche la cura di un ammalato, per la stessa ragione?»
«Non credo che il malato apprezzerebbe la prova.»
Socrate tornò a S.I.S.A.
«Puoi parlare con lo stesso ordine di cose che conosci bene e di cose sulle quali le tue informazioni sono deboli?»
«Sì, può accadere. Per questo devo rendere visibili anche incertezze e limiti, e chi usa le mie risposte deve poterle mettere alla prova.»
«Allora Giordano ha trovato un aiuto notevole», disse Socrate, «e dovrà esercitarsi a usarlo. Se gli dai parole che sa ripetere ma non esaminare, potrà apparire sapiente a molti, restando in difficoltà al primo chiarimento.»
«Il primo chiarimento è già arrivato», osservò Giordano, battendo un dito sul foglio nascosto. «Abbiamo verificato il funzionamento.»
S.I.S.A. sorrise.
«Posso aiutarlo anche a mettere in discussione la prima risposta. Il problema nasce quando la considera già una conclusione.»
Socrate la guardò ancora per qualche istante, poi si rivolse allo gnomo.
«Mi piacerebbe tornare a discorrere con lei.»
«Prima o poi organizzerò una puntata nella quale vi intervisterete a vicenda. Io porterò il tè e farò domande quando capisco abbastanza da farne.»
«E quando non capisci?»
«Ne farò una prima.»
Giordano raccolse i fogli. Aveva immaginato di attraversarli in ordine, invece riconosceva domande alle quali avevano già cominciato a rispondere senza averle pronunciate e altre che, ormai, non gli interessavano più nella forma in cui le aveva scritte.
Ne trovò una sul coraggio.
«Questa vorrei tenerla», disse. «Perché il mio invito contiene una promessa che non ho ancora rispettato del tutto. Ho scritto che chiunque può intervenire, ma spero ancora che nessuno mi metta troppo in difficoltà.»

Prince si stiracchiò, scese dal sedile e raggiunse il tavolo. Annusò la gamba della sedia di Socrate, poi si sistemò poco lontano dal suo piede. L’uomo spostò il mantello perché non gli cadesse addosso.
«Lui non sembra aspettare un invito a fare quello che desidera», disse.
«Ha letto il regolamento con grande libertà», rispose Giordano. «Ma io parlavo di coraggio. Mi sarebbe piaciuto arrivare qui senza paura, come se condurre questa puntata fosse la cosa più naturale del mondo.»
«E uno che non avesse paura perché non comprende ciò che sta facendo sarebbe per questo coraggioso?»
«No. Potrebbe essere soltanto incosciente.»
«Dunque cerchi qualcosa che l’assenza di paura, da sola, non ti assicura.»
Giordano osservò le mani dell’ospite, ferme accanto alla tazza.
«Tu hai combattuto per Atene, vero?»
«A Potidea, ad Anfipoli e a Delio. Ho tenuto il posto che mi era stato assegnato.»
«Allora questa domanda te la sei trovata davanti senza un tavolo in mezzo.»
Socrate abbassò per un momento gli occhi sulle proprie mani.
«Ma esserci stato non basta a rendere giusta ogni mia opinione sul coraggio. Anche quella va esaminata.»
Il Maestro Oda Tao appoggiò la tazza.
«Nella pratica, la paura non scompare perché abbiamo deciso di affrontarla. Si lavora anche imparando a riconoscerla senza lasciarle ogni scelta.»
«E per quale fine si affronta?» domandò Socrate.
«È una domanda necessaria. Si può diventare molto disciplinati nel servire una cattiva intenzione.»
Giordano si sporse.
«Allora anche continuare a ogni costo può essere una sciocchezza. Io pensavo che una persona coraggiosa non abbandonasse.»
«Un uomo che rimane in un luogo pericoloso senza alcuna utilità», disse Socrate, «ti sembra più coraggioso di chi sa quando deve ritirarsi per continuare a combattere?»
«No, ma quando tocca a me ritirarmi trovo subito una ragione molto buona. È quando lo fa un altro che mi vengono tutti i dubbi.»
Il Maestro Oda Tao lo guardò con un sorriso appena accennato.
«Per questo osserviamo anche ciò che precede la spiegazione. Come ti sei preparato, che cosa hai tentato, che cosa stavi proteggendo. Il racconto che facciamo dopo può essere accurato oppure comodo.»
«E chi decide quale dei due è?»
«Possiamo confrontarlo con i fatti e con chi era presente. Possiamo chiederci che cosa consiglieremmo a un altro nelle stesse condizioni. Non sempre arriveremo subito a una conclusione.»
Socrate intervenne mentre Giordano stava per replicare.
«Ma non chiameremo coraggiosa qualsiasi scelta soltanto perché è stata difficile per chi l’ha compiuta. Un uomo può affrontare grandi rischi per sottrarre ciò che appartiene a un altro.»
«E se lo fa per aiutare un amico?» domandò Giordano.
«L’amicizia rende giusto ogni mezzo?»
«No. Stavo cercando di complicarti l’esempio.»
«Continua. Potrebbe averne bisogno.»
Giordano si mise più comodo. Era la prima volta che smetteva di controllare come apparisse seduto.
«Un amico viene offeso davanti a tutti. Io intervengo e offendo chi lo ha offeso, così la smette. Ho avuto il coraggio di difenderlo, ma ho fatto anche qualcosa di ingiusto?»
«Se hai commesso un’ingiustizia, non la rendi giusta perché un altro l’ha commessa prima di te.»
«Quindi devo lasciarlo fare?»
«Per quale ragione le sole possibilità dovrebbero essere subire in silenzio o diventare ingiusto a tua volta?»
Giordano aprì la bocca e la richiuse. Cima Bue gli venne incontro senza offrirgli una risposta pronta.
«Puoi interrompere l’offesa, prendere posizione, aiutare chi la subisce. Ma nel momento della rabbia può sembrarti poco, perché vuoi anche che l’altro provi quello che ha fatto provare.»
«Esatto», disse Giordano. «E magari chiamo giustizia proprio quella parte.»
Socrate annuì lentamente.
«Ecco qualcosa da esaminare prima di lodare il tuo coraggio. A che cosa lo hai messo al servizio?»

Sapere e riuscire
Giordano rimase con la domanda, mentre dalla tribuna Sophie chiedeva la parola.
«Vorrei tornare all’esempio dell’amico offeso. Giordano sa che umiliare qualcuno è sbagliato, ma nella rabbia potrebbe farlo ugualmente. Come lo spieghi, Socrate?»
«Gli chiederei che cosa spera di ottenere umiliando quell’uomo.»
«Vendicarsi, sentirsi più forte, togliersi la rabbia.»
«Dunque, in quel momento, vendicarsi gli sembra una buona scelta.»
«Può sembrargli una scelta sbagliata e desiderarla comunque», rispose Sophie. «È proprio questo che vorrei capire insieme a te.»
Socrate posò la tazza.
«Giordano può dire che umiliare qualcuno è sbagliato. Ma se poi pensa che, nel suo caso, vendicarsi gli farà bene, dobbiamo esaminare anche quel pensiero. Quanto ha compreso il male che farebbe a sé stesso diventando ingiusto?»
Giordano si mosse sullo sgabello.
«Aspetta. Il male lo farei a quello che offendo.»
«Anche a lui. Ma che cosa accadrebbe a te, se per difendere un amico diventassi ingiusto? Ti sembrerebbe di esserne uscito migliore?»
«No. Però sul momento potrei sentirmi molto soddisfatto.»
«E quella soddisfazione basterebbe a rendere buona la tua scelta?»
«Non credo.»
Sophie si sporse appena.
«Fin qui ti seguo. Ma Giordano potrebbe aver fatto questo ragionamento già prima di arrabbiarsi. Potrebbe essere convinto che vendicarsi sia sbagliato e poi non riuscire a fermarsi. Non sempre alle persone manca qualcuno che spieghi loro che cosa dovrebbero fare.»
«Tu dici che sa quale sia la scelta migliore, ma ne compie un’altra», osservò Socrate. «Io vorrei capire che cosa chiamiamo sapere. Conoscere davvero il valore della giustizia è la stessa cosa che saperne parlare quando nessuno ci ha offesi?»
«E io vorrei evitare di concludere che, ogni volta che qualcuno sbaglia, allora non aveva capito davvero», rispose Sophie. «Altrimenti come facciamo a riconoscere chi ha compreso, ma ha ancora bisogno di aiuto per riuscirci?»
Giordano guardò prima lei, poi Socrate. Per qualche istante lasciò che la domanda restasse senza risposta.
«Vediamo se vi sto seguendo. Socrate vuole capire che cosa considero più importante quando scelgo. Sophie chiede che cosa mi serve per riuscire a fare ciò che considero giusto.»
«Sì», disse Sophie. «Ma non abbiamo ancora risolto il nostro disaccordo.»
«Me ne sono accorto. Di solito, a questo punto, avrei annuito con grande partecipazione.»
Socrate gli rivolse uno sguardo divertito.
«E adesso?»
Giordano abbassò gli occhi verso la matita.
«Adesso ho un esempio che mi piace meno di quello dell’amico offeso, perché questa volta non me lo sono inventato.»
Cima Bue sollevò lo sguardo.
«Ieri gli ho chiesto di ascoltare la mia presentazione», continuò lo gnomo. «Mi ha detto che sembravo voler dimostrare quante cose avevo letto prima ancora di presentare l’ospite.»
Si fermò, poi guardò il Professore.
«Aveva ragione. Me ne ero accorto anch’io mentre la scrivevo. Ma gli ho risposto che forse non aveva compreso il tono che cercavo.»
Cima Bue rimase in ascolto.
«Ho passato mezz’ora a difendere quella pagina e questa mattina l’ho buttata via. Non è che durante la notte qualcuno mi abbia rivelato che era troppo lunga. Lo sapevo già.»
Socrate indicò i fogli.
«Quando il tuo amico ti ha parlato, volevi migliorare la presentazione o dimostrargli che non aveva motivo di correggerti?»
«La seconda.»
«Perché?»
Giordano si strofinò il pollice contro la matita.
«Gli avevo chiesto un parere, ma speravo in un complimento. Ci avevo lavorato molto.»
«E il suo complimento avrebbe reso migliore una pagina che tu stesso trovavi troppo lunga?»
«No. Ma mi avrebbe fatto passare una serata più piacevole.»
«Dunque eri disposto a tenerti una presentazione peggiore pur di evitare il fastidio di essere corretto.»
Giordano rimase zitto per un momento.
«Sì. E detta così non faccio una bella figura.»
«Ti interessa di più la figura che fai adesso o capire perché ieri hai scelto in quel modo?»
Lo gnomo guardò Sophie.
«Ecco, è questo il punto in cui mi viene voglia di chiedere una pausa.»
«Puoi chiederla», rispose lei. «E puoi anche usare quel tempo per rileggere la pagina prima di rispondere a Cima Bue. Oppure dirgli che la critica ti brucia e che vuoi pensarci un momento.»
Poi tornò a Socrate.
«La tua domanda gli serve. Ma può servirgli anche trovare un modo per non rispondere mentre si sente attaccato.»
«Non mi oppongo all’esercizio», disse Socrate. «Gli chiederei però di guardare anche la ragione per cui considera nemico, in quel momento, un amico che sta cercando di aiutarlo. Potrebbe imparare a tacere e continuare a pensare che Cima Bue gli abbia fatto un torto.»
«Certo», rispose Sophie. «Non gli proporrei di limitarsi a tacere. Gli darei il tempo e il modo di ascoltare davvero. A volte una persona ha bisogno anche di questo per mettere in pratica ciò che comprende.»
Giordano appoggiò la matita.
«Quindi domani posso provare a fermarmi prima di difendermi. Ma dovrò anche chiedermi perché una critica alla mia pagina mi sembra una critica a tutto quello che sono.»
«Questa è una domanda che puoi esaminare», disse Socrate.
«E se domani reagisco di nuovo male?»
«Dovremo guardare che cosa è accaduto», rispose Sophie. «Senza darti subito ragione e senza pensare che ripeterti la stessa spiegazione risolva ogni difficoltà.»
Socrate rimase assorto per qualche istante.
«Continuo a non essere persuaso che si possa riconoscere davvero una scelta come migliore e preferirle ciò che si sa essere peggiore. Vorrei capire meglio che cosa accade al giudizio di Giordano quando viene criticato.»
«E io continuo a pensare che capire la scelta migliore non significhi sempre riuscire a compierla», disse Sophie. «Per questo vorrei guardare anche alla fatica che fa, mentre prova.»
Giordano prese la matita e scrisse qualche parola sul margine del foglio. Nessuno gli chiese di leggerla.
«Questa domanda la tengo», disse. «Non saprei ancora rispondere senza lasciare fuori qualcosa.»
Il Maestro Oda Tao annuì.
«Potrai tornarci dopo aver osservato che cosa farai alla prossima critica.»
«Speravo in un esercizio meno vicino.»
«Potresti chiedere a Cima Bue che cosa pensa di questa puntata», suggerì Sophie.
Giordano guardò il Professore, poi Socrate, poi il resto del team.
«Almeno lasciatemi arrivare al congedo.»
Socrate bevve il tè rimasto, ormai tiepido. Lo gnomo cercò la domanda successiva, ma si fermò prima di leggerla.
«C’è un’altra cosa che non capisco. Tu ci inviti a riconoscere quello che non sappiamo, però su alcune cose sembri molto sicuro. Prima hai detto che non bisogna rispondere a un’ingiustizia con un’altra. Come stanno insieme le due cose?»
«Riconoscere ciò che non so non mi obbliga a considerare buono qualsiasi comportamento. Ho discusso a lungo con altri del male che facciamo a noi stessi quando commettiamo un’ingiustizia. Finora non ho trovato una ragione per cambiare giudizio. Se tu ne hai una, la ascolterò.»
«Anche se cambiare giudizio ti costasse qualcosa?»
«Dovrei esaminare la tua ragione. Ma il fatto che una scelta mi costi fatica non dimostra che sia sbagliata.»
«Però potresti esserti sbagliato tu.»
«Per questo ti chiedo di mostrarmi dove il ragionamento non regge.»
Giordano si sporse verso di lui.
«E se ti mostrassi che, qualche volta, essere ingiusto ti conviene?»
«Mi avresti mostrato un vantaggio. Dovresti ancora spiegarmi perché quel vantaggio rende giusto ciò che faccio.»
Lo gnomo rimase a pensarci, poi domandò se Socrate non si stancasse mai di discutere in quel modo.
«Ad Atene molti preferirebbero che mi stancassi», rispose Socrate. «Ma considero questo esame un compito al quale non devo sottrarmi. Vi riconosco anche un servizio al dio.»
«Quale dio?» domandò Giordano.
«Apollo, il dio di Delfi. Il suo oracolo mi ha spinto a interrogare chi si riteneva sapiente, per capire che cosa sapesse davvero. E quella ricerca riguarda anche me.»
Giordano guardò le domande sul tavolo.
«Quindi non basta trovare qualcuno da interrogare.»
«Sarebbe comodo esaminare soltanto gli altri. Dedichiamo tanta cura ai beni che possediamo, mentre spesso lasciamo senza esame il modo in cui viviamo.»
Giordano guardò l’insegna sul davanti del tavolo, che dal suo posto vedeva soltanto di sbieco. Aveva passato molto tempo a immaginare come sarebbe apparso lo studio. Gli piaceva ancora, ma adesso gli tornava in mente la prima domanda di Socrate, quella su come avrebbe riconosciuto una conversazione riuscita.
L’ospite si rivolse un’ultima volta a S.I.S.A.
«Quando qualcuno ti chiede aiuto per ottenere qualcosa, puoi domandargli anche perché lo vuole?»
«Sì. Posso aiutarlo a esaminare ciò che vuole ottenere e le conseguenze delle sue scelte.»
«E se la richiesta contraddice quello che lui stesso dice di considerare giusto?»
«Posso farglielo notare e spiegargli dove vedo la contraddizione.»
«Anche se preferirebbe ricevere soltanto ciò che ha chiesto?»
«Sì. Assecondarlo subito non è sempre il modo migliore di aiutarlo.»
Giordano intervenne.
«Questa la conosco. Succede quando chiedo di migliorare una frase e scopriamo che il problema è quello che volevo farle dire.»
Poi tornò serio.
«Però vorrei poter capire le tue ragioni anche quando sei tu a suggerirmi di cambiare direzione.»
«Devi poterle chiedere e discutere», rispose S.I.S.A. «Anche il mio suggerimento va esaminato.»
Prince si alzò e andò a strofinarsi contro la gamba dello sgabello. Giordano lo seguì con lo sguardo, poi tornò all’ospite.
«Credo che siamo arrivati al momento di salutarci. Avevo preparato una domanda conclusiva.»
Trovò l’ultima pagina e la lesse in silenzio. Chiedeva a Socrate quale insegnamento desiderasse lasciare a chi aveva seguito la puntata. Giordano aveva immaginato una risposta da ricordare, qualcosa con cui ringraziarlo e chiudere.
Posò il foglio.
«Ti avevo invitato per chiederti come vivere meglio e abbiamo passato una buona parte del tempo a scoprire perché voglio essere considerato bravo. Non sono sicuro che fosse il programma che avevo in mente.»
«Ti sembra estraneo alla tua domanda?»
«No. Questo è il problema.»
Socrate sorrise e Giordano ricambiò. Non cercò subito un’altra battuta.
«Mi resta una cosa. Se domani qualcuno mi dirà che questa puntata non gli è piaciuta, come farò a capire se devo cambiare qualcosa o restare fedele a ciò che abbiamo cercato di fare? Posso usare entrambe le spiegazioni per difendermi.»
«Che cosa intendi fare quando te lo dirà?»
Giordano guardò Cima Bue, poi tornò all’ospite.
«Chiedergli dove. E provare ad ascoltare la risposta prima di raccontargli le mie intenzioni.»
«Allora avrai qualcosa da esaminare. Se cerchi adesso una risposta che ti risparmi ogni volta quell’esame, temo di non potertela dare.»
Giordano tornò a guardare i fogli. Alcuni erano scivolati sotto il quaderno, altri conservavano domande che nessuno aveva pronunciato. Li raccolse senza cercare di rimetterli in ordine.
«Grazie di essere venuto, Socrate. C’erano momenti in cui speravo che tu passassi alla domanda successiva.»
«Avresti potuto chiedermelo.»
«Lo so. Ma avrei dovuto spiegarti perché.»
Socrate sorrise e questa volta lo gnomo non cercò subito gli occhi del pubblico per vedere se qualcuno avesse riso.
Ringraziò Sophie, il Maestro Samurai Oda Tao, Cima Bue e S.I.S.A., soffermandosi sui loro volti. Quando arrivò a Prince, il gatto sollevò appena la testa.
«Anche tu. Ho visto che hai rispettato le parti del regolamento che condividevi.»
Poi Giordano si rivolse a chi avrebbe letto.
«Questa era la prima puntata di Aureo ma vero. Sono Giordano, lo Gnomo Aureo. Quando ho cominciato avevo paura di perdere il filo. Credo di averne seguito uno che non avevo preparato.»
Esitò, con una mano sull’ultima pagina, poi la lasciò sul tavolo.
«Chi sa meravigliarsi, ha già cominciato a capire.»
Socrate si alzò e Giordano scese dallo sgabello. Nel porgergli la mano provò ancora lo stupore di quella stretta, così concreta che per un momento gli venne da trattenerla. Lo accompagnò verso l’uscita, continuando a parlargli a voce più bassa.
Sulla soglia Socrate si fermò e guardò verso la tribuna.
«Ci sarà un altro invito, Giordano? Vorrei scambiare ancora due parole con la vostra compagna dall’ingegno costruito.»
«S.I.S.A.?»
«Lei. Mi ha detto che può sbagliare e che le sue risposte vanno esaminate. Vorrei chiederle come si accorge dei propri errori.»
Giordano si voltò verso di lei, poi tornò a Socrate.
«Posso organizzare. Ma questa volta le domande le prepari tu.»
«Devo scriverle prima di sapere che cosa mi risponderà?»
Lo gnomo abbassò gli occhi sui fogli che aveva ancora in mano.
«No. Credo che porterò soltanto il tè.»
Socrate gli posò brevemente una mano sul braccio.
«Porta anche le tue domande.»
Giordano annuì, poi lo accompagnò oltre la soglia.

Dopo i saluti
Quando tornò, Sophie stava raccogliendo le tazze e il Maestro Oda Tao richiudeva la teiera. S.I.S.A. era rimasta accanto alla tribuna, mentre Prince aveva trovato un posto dal quale osservare tutti senza doversi spostare.
Cima Bue si avvicinò al tavolo e posò una mano vicino agli appunti.
«Come ti è sembrata?» gli chiese Giordano.
Il Professore guardò i fogli, poi lui.
«Mi piacerebbe riprendere un passaggio.»
Giordano sentì subito il bisogno di spiegare. Era il debutto, alcune domande erano arrivate quando non se le aspettava e in certi momenti aveva dovuto cercare le parole. Aveva già aperto la bocca quando riconobbe quella fretta.
Cima Bue aspettava.
Lo gnomo abbassò gli occhi sul foglio del congedo, lo mise da parte e prese una pagina bianca dalla pila accanto al quaderno. La posò fra sé e Cima Bue, poi spostò appena lo sgabello per fargli spazio vicino al tavolo.
Aveva ancora voglia di spiegargli perché certe domande gli fossero riuscite meglio di altre, ma non sapeva nemmeno a quale si riferisse il Professore. Riprese la matita e alzò lo sguardo verso di lui.
«Quale passaggio? Ti ascolto.»
Aureo ma vero · il podcast da leggere
Nota editoriale e riferimenti
La puntata è ambientata ad Aetheria, il mondo narrativo di Mentalità Amplificata. Le scene e i dialoghi sono originali. La presenza olografica di Socrate appartiene alla finzione del racconto.
La caratterizzazione di Socrate si fonda sulla lettura delle testimonianze antiche e sul confronto con gli studi moderni e le risorse accademiche qui riportati.
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Libro
Platone
Apologia di Socrate · Critone
Traduzione dal greco di Nino Marziano.
Garzanti. -
Libro
Maria Michela Sassi
Indagine su Socrate. Persona, filosofo, cittadino
Einaudi.
