Soul (2020)

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Soul – Quando un’anima impara a camminare scalza

Un viaggio tra musica, colori e presenza per ricordarci che la vita non va capita, ma vissuta – Pixar Animation Studios (2020)

C’è un momento, in Soul, in cui il protagonista, Joe Gardner, si ferma a guardare una foglia che cade. Nessuna musica, nessuna morale, solo un piccolo battito di mondo che si posa sul suo ginocchio. Lì, in quel frammento sospeso, il film diventa una preghiera silenziosa: la felicità non è un traguardo, ma un modo di guardare. Pixar, con la grazia che solo i grandi artigiani del senso possiedono, costruisce un’opera che attraversa l’anima come un soffio: lieve, ma indelebile. Soul non è un film sull’aldilà, è un film sul presente. Sul respiro che spesso dimentichiamo di ascoltare.


Sulla Collina dei Cappelli a Punta

Il sole stava scendendo piano dietro la Collina dei Cappelli a Punta. Il vento giocava con le punte ricurve dei copricapi lasciati lì da altri gnomi molto tempo fa. Ogni cappello raccontava una storia, ma nessuno sembrava avere fretta di essere ascoltato.

Sedevo tra due ciuffi d’erba che facevano da poltrona. Avevo appena finito di vedere Soul. Le mie dita erano ancora sporche di matita: avevo provato a disegnare la scena in cui Joe suona al tramonto, ma le note non vogliono farsi catturare. Forse perché la musica, come l’anima, non si lascia mettere in cornice.

Ho guardato il cielo, e mi è venuta una domanda buffa: ma le anime, quando si perdono, dove vanno? Forse in posti come questo. Forse si siedono su una collina piena di cappelli a pensare alle cose che hanno dimenticato di sentire.

Il vento ha risposto muovendo un vecchio cappello blu. Sembrava annuire.



Nel film, Joe Gardner è un musicista. Ama il jazz come si ama qualcosa che non ti lascia dormire. Vive in attesa del suo grande concerto, di quella nota giusta che gli farà dire: Ecco, ora sì, questa è la vita che volevo. Ma la vita, si sa, non ama le scalette. E proprio il giorno in cui la fortuna sembra sorridergli, Joe cade. Letteralmente. E finisce nell’Altro Oltre.

Lì incontra 22, un’anima ribelle che non vuole nascere. Lei non capisce perché dovrebbe voler vivere: il mondo, visto da lassù, le sembra troppo rumoroso, troppo stanco, troppo pieno di regole. Joe, che invece brama la scena, diventa la sua guida. Ma presto i ruoli si invertono: è 22 a guidare lui. A ricordargli che la vita non è fatta di concerti perfetti, ma di piccoli rumori imperfetti: un soffio di vento, il sapore di una pizza, la luce che filtra tra le tende.

Mentre guardavo il film, ho pensato a tutti gli umani che incontro quando scendo in paese. Corrono tanto. Hanno orologi che suonano, schermi che parlano, ma pochi sguardi che ascoltano. Se potessi dire loro una cosa, direi: non dimenticate di fermarvi quando cade una foglia. Lì, nel rumore leggero del mondo che respira, c’è già tutto ciò che cercate.


C’è qualcosa di profondamente gentile in Soul. Parla di smarrimento, ma senza paura. Joe si perde nel suo stesso sogno, e noi con lui. Ma invece di punirlo, il film lo accompagna. Gli mostra che la passione, quando diventa ossessione, toglie colore al mondo. E che la musica più bella nasce non quando vuoi suonare per forza, ma quando ti lasci suonare.

Mi sono accorto che anche qui, sulla collina, accade la stessa cosa. Quando provo a disegnare per forza, le linee si spezzano. Quando invece mi lascio disegnare dal vento, ogni tratto si muove da solo. Forse è questo che 22 voleva dire: che vivere bene significa lasciarsi un po’ vivere.

Ho sorriso, e un cappello è rotolato giù dalla collina come per applaudire. Era rosso, con una piuma bianca. Chissà a quale gnomo apparteneva.


Pixar, come sempre, dipinge più che animare. Ogni fotogramma è un quadro che respira. Le anime nel “Seminario dell’Io” hanno la trasparenza dei pensieri, i musicisti di New York il calore del jazz. Eppure la vera magia è invisibile: è la luce. Quella luce che cambia tutto, che non fa rumore ma muove la vita.

Ho pensato: forse le anime sono fatte di luce che hanno deciso di fermarsi un momento per imparare la lentezza. Come le ombre dei cappelli al tramonto. Nessuna paura del buio, solo il desiderio di capire da dove viene la luce.

Mi piace pensare che, se potessi entrare in quel film, sceglierei di essere una piccola scintilla che accende il sorriso di 22. Non perché voglio salvare qualcuno, ma perché credo che ogni sorriso accenda un pezzo di mondo che prima dormiva.


Quando il film finisce, non c’è un grande applauso. Solo un respiro. Un silenzio pieno, come quando la neve cade e tutti i suoni diventano più veri. Joe non conquista il successo, ma qualcosa di più grande: la capacità di meravigliarsi. Ritorna sulla terra, non per suonare meglio, ma per vivere meglio. E quel finale, così quieto, vale più di mille frasi motivazionali.

Io, sulla collina, resto in silenzio anch’io. Il cielo è diventato viola, e i cappelli si sono messi a danzare come anime leggere. Penso che anche loro abbiano trovato la loro piccola missione: ricordarmi che il vento non ha bisogno di spiegazioni per essere vento.


Soul è un film raro. Non vuole insegnarti a vivere, ma a ricordarti che sei vivo. Ti restituisce la semplicità come un dono dimenticato. In un tempo in cui tutti cercano scopi, Pixar ha avuto il coraggio di dire che non serve trovarne uno: basta accorgersi del gusto di un morso, del suono del passo, del colore dell’aria.

Da gnomo curioso, vi dico che gli umani dovrebbero imparare dagli alberi: non fanno piani, ma crescono. E se proprio vogliamo parlare di missioni, allora forse la più grande è questa: accorgersi di esistere.

A volte, quando il vento si ferma, la collina diventa silenziosa. E io sento le mie dita tremare. Non per paura, ma per gratitudine. Perché, in fondo, ogni storia come Soul è un promemoria: non devi arrivare da nessuna parte, devi solo essere qui.


Joe, alla fine, torna a suonare. Ma non cerca più la perfezione: suona per respirare. Ogni nota diventa un grazie, ogni pausa un atto di fiducia. Guardandolo, ho pensato che forse anche la vita è così: una musica che suona solo se smetti di volerla dirigere.

Il vento, sulla collina, si è fatto più forte. I cappelli ondeggiavano come teste che dicono sì. Ho capito allora che la musica di Joe non è finita con il film. Continua qui, nel fruscio dell’erba, nel mio respiro, in ogni foglia che decide di cadere al momento giusto.

Ho preso il mio taccuino e ho scritto: forse l’anima non è ciò che abbiamo, ma ciò che diamo quando smettiamo di trattenere.


Gli umani chiamano “improvvisazione” quella musica che nasce senza partitura. Ma la vita, in realtà, è tutta così. Nessuno ha le note davanti. Si va a orecchio, a istinto, a cuore. Soul lo ricorda con la delicatezza di un film che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Ti sfiora, ti attraversa, ti resta addosso come una melodia che non smetti di canticchiare.

Sulla collina, i cappelli ora dormono. Io no. Penso a Joe, a 22, e a tutti quelli che ancora cercano la loro scintilla. Se solo sapessero che la scintilla non è una cosa da trovare, ma un modo di accendersi ogni giorno.

Mi alzo, guardo l’orizzonte e sussurro: grazie. Non a qualcuno in particolare. A tutto. Alla musica, alla luce, alla foglia, al vento, a questo istante che non torna ma resta.

Forse, come dice il Maestro Samurai Oda Tao, le anime non si perdono mai: cambiano collina.

“Chi sa meravigliarsi, ha già cominciato a capire.”

Giordano – lo gnomo aureo


Scheda tecnica

Titolo: Soul
Regia: Pete Docter, Kemp Powers
Produzione: Pixar Animation Studios / Walt Disney Pictures
Anno di uscita: 2020
Durata: 100 min
Musiche originali: Trent Reznor, Atticus Ross, Jon Batiste
Paese di produzione: Stati Uniti


Nota di trasparenza

Questa recensione nasce dalla visione indipendente del film Soul per fini di approfondimento culturale. Non è una collaborazione commerciale: nessun compenso, nessun vincolo promozionale. Le opinioni espresse sono libere, autentiche e fondate sull’esperienza diretta di visione. Tutti i contenuti pubblicati su Mentalità Amplificata rispondono alla stessa etica: trasformare ogni storia in occasione di consapevolezza, autenticà e ascolto.

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