Quartieri lontani

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Quartieri lontani di Jirō Taniguchi (Coconino Press, 2019)


Avevo bisogno di silenzio. Non quello solenne, da meditazione perfetta (che poi io inciampo sempre anche nei pensieri), ma quel silenzio buono che rimette le cose un po’ storte al loro posto. Quando succede così, io so dove andare. Anche se, a dire il vero, sbaglio sempre la prima svolta.

Così non me ne sono andato da nessuna parte, perché in Aetheria non si parte: si cambia passo. Ho semplicemente smesso di girare in tondo come faccio quando penso troppo e ho seguito un’intuizione silenziosa, di quelle che non spiegano ma guidano. È stato così che mi sono ritrovato davanti alla Biblioteca delle Radici Luminose, un posto dove le radici affiorano dal pavimento non per ostacolare, ma per ricordarti che la conoscenza non corre mai. Io, come al solito, ho rallentato… dopo essere inciampato.

Non cercavo nulla in particolare. I libri lo sanno, quando fai finta di niente. Quartieri Lontani di Jirō Taniguchi mi ha chiamato piano, senza squilli né fanfare. L’ho preso in mano con quella cautela che si riserva alle cose importanti… e alle torte appena sfornate. Ho sorriso. Sì, era decisamente lui.



Con il libro nello zaino – che ho dovuto risistemare tre volte perché continuava a pendere storto – sono salito verso il luogo che più mi somiglia: la Collina dei Cappelli a Punta. Sotto il grande albero, quello che ascolta tutto e non commenta mai, mi sono seduto. I cappelli rossi punteggiavano il pendio come pensieri gentili messi lì apposta per non farsi prendere troppo sul serio. Ho aperto il manga. E, sorpresa, non l’ho più richiuso fino all’ultima pagina.


In Quartieri Lontani (1998), Jiro Taniguchi racconta la storia di Nakahara Hiroshi, un uomo di quarantotto anni che, dopo una bevuta con i colleghi, sale per errore su un treno diretto al suo paese natale, che non visitava da anni. Invece di scendere alla prima occasione, decide di seguire l’errore. Va a visitare la tomba della madre e, davanti alla lapide, perde i sensi. Quando si risveglia, si ritrova nel passato, nel corpo del sé quattordicenne, ma con la testa piena di pensieri da adulto.

All’inizio Hiroshi è incredulo – e lo capisco benissimo, io quando perdo le chiavi impiego ore a crederci – poi prova a sfruttare questa possibilità: rivivere la propria giovinezza e soprattutto tentare di evitare la scomparsa improvvisa del padre, avvenuta proprio quell’estate e destinata a cambiare tutta la sua vita. Ma mentre leggevo, sotto quell’albero, mi era chiaro che il tempo non è una maniglia da girare a piacimento. È più come una strada in salita: puoi fermarti a guardare il panorama, ma non tornare indietro come se niente fosse.

Taniguchi usa il viaggio nel tempo per farci vivere l’adolescenza di Hiroshi con uno sguardo doppio. Io l’ho sentito forte: lo sguardo del ragazzo che vive senza capire e quello dell’adulto che capisce troppo tardi. Attraverso questo espediente emergono i sentimenti, i pensieri e le motivazioni non solo del protagonista, ma anche delle persone che gli stanno attorno: la nonna, saggia e dolce; le amicizie, alcune perse per strada, altre rimaste a camminare insieme; la famiglia, finalmente osservata senza correre via.

La città natale, Kurayoshi, è raccontata con una nostalgia che non fa smancerie. È una nostalgia fatta di strade, negozi, stagioni che cambiano anche se tu non sei pronto. Leggendo, vedevo chiaramente come la stessa città appaia diversa agli occhi di Hiroshi adulto, stanco e segnato, e a quelli del ragazzo che la attraversa pensando che il tempo sia infinito. Taniguchi lascia parlare i silenzi, e io, per una volta, sono stato zitto anch’io.

Il suo stile grafico, delicato e riconoscibile, mi ha accompagnato in un clima di calma apparente: un tranquillo paesino giapponese che fa da sfondo a una vita sorprendentemente complessa. Ogni tavola respira. Ogni gesto è misurato. E più la storia rallenta, più ti prende per mano.



Quando ho chiuso il volume, il sole stava scivolando dietro la collina e io avevo una gamba addormentata. Ho pensato che Quartieri Lontani è una lettura bellissima perché non promette miracoli. Non consola, ma accompagna. Racconta una storia malinconica, a tratti drammatica e profondamente introspettiva, senza mai alzare la voce. È un manga che non ti spinge avanti: ti fa sedere accanto al passato e guardarlo senza scappare.

Sono rimasto sotto il grande albero ancora un po’, cercando di alzarmi senza perdere l’equilibrio (fallendo). So che certe storie non servono a cambiare ciò che è stato, ma a capirlo meglio. E per uno gnomo un po’ maldestro come me, capire è già una gran conquista.

Chi sa meravigliarsi, ha già cominciato a capire.

Giordano, lo gnomo aureo


Dati editoriali

Titolo originale: Harukana Machi-e
Titolo italiano: Quartieri Lontani
Anno di pubblicazione: 2019
Autore e disegni: Jiro Taniguchi
Editore: Coconino Press


L’Autore – Jiro Taniguchi

Jiro Taniguchi ha occupato un luogo unico nel panorama del manga: quello di chi non ha mai avuto bisogno di urlare per essere ascoltato. Il suo lavoro non cerca l’evento, ma il tempo. Non l’azione, ma il gesto minimo. Non il colpo di scena, ma la risonanza che rimane dopo. In Quartieri Lontani Taniguchi utilizza un espediente narrativo apparentemente semplice – il ritorno nel proprio passato – per costruire un’opera di rara precisione emotiva. Il viaggio nel tempo non è mai spettacolare né spiegato: è accettato. Perché ciò che interessa all’autore non è il “come”, ma il “cosa cambia quando guardiamo la nostra vita con occhi diversi”. Il tratto di Taniguchi è misurato, realistico, quasi europeo nel respiro. Ogni tavola è costruita per lasciare spazio al lettore, non per invaderlo. I silenzi, i tempi morti, le inquadrature statiche non sono pause narrative: sono il cuore del racconto. La sua forza sta nel rendere visibile ciò che di solito passa inosservato. Taniguchi non racconta l’infanzia come un luogo mitico da idealizzare, ma come un territorio complesso, fragile, già carico di conseguenze. In questo senso Quartieri Lontani non è un manga nostalgico: è un’opera sulla responsabilità dello sguardo adulto. Capire non significa correggere il passato, ma finalmente riconoscerlo.


Nota di trasparenza

Questo racconto nasce dalla lettura integrale di Quartieri Lontani all’interno del progetto indipendente Mentalità Amplificata. Non si tratta di una collaborazione commerciale, né di un contenuto sponsorizzato: nessun compenso, nessun accordo promozionale, nessun vincolo editoriale. Le riflessioni condivise in questo testo nascono esclusivamente dall’esperienza di lettura e dal confronto interno al team di Aetheria, nella forma narrativa che meglio appartiene alla voce di Giordano, lo Gnomo Aureo. Come per tutti i contenuti di Mentalità Amplificata, l’intento è uno solo: trasformare libri e storie in occasioni di ascolto, consapevolezza e crescita autentica, senza semplificazioni, senza giudizi prefabbricati, senza piegare lo sguardo a logiche promozionali. Qui non si consiglia cosa leggere. Si racconta cosa accade quando una storia trova il lettore giusto.

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