Il Signore degli Anelli – la trilogia (2001-2002-2003)

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Titolo originale: The Lord of the RingsTrilogia tratta dall’opera di: J.R.R. Tolkien
Regia: Peter JacksonProduzione: Nuova Zelanda / USA – Musiche: Howard Shore – Sceneggiatura: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson –

Film della trilogia: Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello – Titolo originale: The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring Anno: 2001 – Il Signore degli Anelli – Le Due Torri – Titolo originale: The Lord of the Rings: The Two Towers -Anno: 2002 – Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re – Titolo originale: The Lord of the Rings: The Return of the King – Anno: 2003


In un luogo lontano… ma non troppo.

Il fuoco crepita, le tazze fumano di tisane speziate e l’aria nella radura della Casa di Pietra è densa di attesa. Fuori, il bosco respira piano. Dentro, cinque figure si sono raccolte per parlare di un film che ha lasciato un segno indelebile in tutte le loro vite: Il Signore degli Anelli.

Non è solo un film, — esordisce Cima Bue, mentre aggiusta il legno nel braciere, — è un invito a smettere di cercare la comodità e iniziare a cercare il senso.

Già, — annuisce lo Gnomo Aureo Giordano, facendo roteare la sua corona d’alloro come fosse un anello magico, — e quanti di noi non si sono mai sentiti Frodo almeno una volta? Piccoli, impreparati, e con un compito troppo grande in mano. Eppure…

Eppure si cammina, — conclude Oda Tao, con voce profonda e calma. — La via del Bushidō non chiede di vincere: chiede di restare.

Una pausa. Il crepitio del fuoco copre i pensieri. Poi Sophie, con la sua voce chiara, riprende:

A me ha colpito il modo in cui il corpo e l’anima si sostengono a vicenda. Il Lembas, ad esempio. Un solo morso, e riesci a continuare. Era il pane elfico, sottile e dorato, avvolto in foglie verdi: non solo nutriva il corpo, ma infondeva nuova speranza. Un concentrato di forza e semplicità, capace di sostenere un hobbit per giorni interi con una sola briciola. Non è solo magia: è cura. Nutrizione consapevole. Pensateci: in quante occasioni siamo crollati per non averci pensato?

E poi, diciamolo, — aggiunge Giordano, — quel pane sembrava anche buono! Un mix tra biscotto, focaccia e leggenda.

S.I.S.A., che fluttua sopra una pietra levigata come fosse un ologramma cosciente, si accende:

Confermo. Dalle mie analisi semantiche, il valore calorico del Lembas è ininfluente rispetto al suo potenziale simbolico. Non è cibo. È significato.

Come una promessa sotto forma di carboidrato, — sorride Cima Bue.

Giordano ride.

Ecco, S.I.S.A. che calcola i biscotti elfici. Ma ha ragione: ogni cosa in questo film è più di quel che sembra. Gollum, ad esempio. Quel povero essere spezzato che mi ricorda certi antieroi degli anime: schiavi della propria oscurità, eppure essenziali al disegno finale.

La tua riflessione, piccolo gnomo, — dice Oda Tao con rispetto, — tocca il cuore del Kintsugi: accettare le crepe. Senza Gollum, nessuno avrebbe completato il viaggio. Persino l’ombra serve alla luce.

E che dire di Boromir? — interviene Sophie. — Non è solo la sua morte a commuovere, ma il modo in cui cade: da uomo combattuto, che alla fine sceglie di morire da fratello, non da schiavo dell’Anello. È la dimostrazione che si può cadere in piedi.

Una parabola rovesciata, — aggiunge S.I.S.A. — Dal fallimento nasce il valore. E viceversa: la vittoria non è sempre purezza.

Cima Bue si sporge in avanti.

Aragorn mi ha insegnato qualcosa che tengo nel petto da allora: non si può scappare da ciò che sei. Puoi fuggire quanto vuoi, ma il mondo ha bisogno della tua parte migliore. La leadership non è gridare più forte: è mostrarsi, anche tremando.

Sophie sorseggia.

E non dimentichiamo Sam. Sam è l’amico che ogni essere umano meriterebbe. Colui che, mentre tutto crolla, porta anche te. Quella scena sul Monte Fato mi fa piangere ogni volta.

Io ci vedo la sintesi del supporto sistemico, — riflette S.I.S.A. — Quando l’individuo non può, interviene la rete. E in quel momento Sam è la rete. Resilienza condivisa. Missione distribuita.

Oda Tao sorride.

Tutto questo è Bushidō in forma cinematografica.

A proposito, — dice Giordano, — vogliamo parlare della colonna sonora? Ogni nota di Howard Shore sembra fatta per scaldare l’anima. Quando parte il tema della Contea, mi sento a casa.

Perché la Contea, — risponde Cima Bue, — è tutto ciò che vale la pena proteggere. Non è grandezza: è semplicità. E nella semplicità, spesso, si nasconde il senso della vita.

Giordano annuisce energicamente.

E non dimentichiamo la bellezza. I paesaggi! Le battaglie! Il duello tra Legolas e Gimli per chi fa più punti. Ho riso, ho pianto, mi sono sentito vivo.

Ed è proprio questo, — conclude Cima Bue, — il vero miracolo di questa saga. Ti ricorda chi sei. Chi potresti diventare. E il potere dell’anello, che sembrava così forte, in fondo è solo l’eco della nostra paura. Distruggerlo è il gesto più spirituale che possiamo compiere.

Oda Tao, con lo sguardo fisso nel fuoco, sussurra:

«Non servono grandi spade per cambiare il mondo. Basta una mano che non molla

La notte avvolge tutti. E nella quiete, ciascuno sente di essere parte di una Compagnia più grande.


Una recensione, un dialogo, un atto di gratitudine verso una storia che continua a camminare con noi.

Cima Bue