Fantastic Mr. Fox (2009)

Titolo originale: Fantastic Mr. Fox – Anno di uscita: 2009 – Tratto dal libro: Furbo il signor Volpe di Roald Dahl – Regia: Wes Anderson – Produzione: Stati Uniti / Regno Unito – Musiche: Alexandre Desplat – Sceneggiatura: Wes Anderson, Noah Baumbach


Non sono uno che si lascia impressionare facilmente. Troppe storie tutte lucine e sentimentalismi, troppi film che parlano, parlano, e alla fine non dicono niente. Io, Giordano lo Gnomo Aureo, diffido per natura. Ho un cuore di corteccia, ruvido e abituato a storie vere, non a moine zuccherose. Ma Fantastic Mr Fox mi ha fregato. L’ho guardato con le braccia incrociate e la fronte aggrottata, pronto a trovare il pelo nell’uovo. Invece ho trovato una pelliccia di volpe – elegante, malinconica, furba e profonda. Un film che sotto la superficie brillante di animazione racconta verità più profonde di quanto molti umani siano disposti ad ammettere. Questa recensione non è per farvi piacere il film. È per dirvi che dietro ai pupazzi animati fotogramma dopo fotogramma, si nasconde una domanda che brucia anche nei miei vecchi stivali di cuoio: “Chi sono io?”. Una domanda che, se avete mai camminato soli nel bosco o vi siete sentiti strani perfino tra i vostri simili, conoscete bene. Se siete pronti a sentire un brontolone commuoversi (ma solo un po, eh), allora potete continuare a leggere. Ma occhio: qui sotto non ci sono solo volpi, polli e sidro, c’è roba che punge dentro.


Fantastic Mr Fox (2009) è il primo film in stop motion realizzato da Wes Anderson, tratto dal romanzo di Roald Dahl “Furbo, il signor Volpe”. Il film narra le vicende della volpe Mr Fox, che scopre, mentre stava derubando un allevamento insieme alla moglie, Felicity, che lei è incinta. Decide quindi di abbandonare la sua occupazione da ladro di galline per dedicarsi a lavori più sicuri, seppur meno redditizi e appaganti. Due anni dopo, Mr Fox lavora per un giornale e vive una vita tranquilla insieme a sua moglie e a suo figlio Ash in un’umile casa sottoterra. Animato da un crescente senso d’insoddisfazione e desideroso di uno status migliore, decide di trasferirsi in una casa sull’albero molto spaziosa, nonostante gli avvertimenti del suo avvocato Badger e della moglie riguardo la sua pericolosità. Infatti, proprio di fronte alla collina su cui è posto l’albero, ci sono i tre allevamenti di tre avidi agricoltori: Walter Boggins, allevatore di polli, Nathan Bunce, allevatore di oche, e Frank Bean, produttore di sidro e il più temibile dei tre. Poco dopo si unisce a loro il giovane cugino Kristofferson, ospite temporaneo poiché il padre è ammalato.

Mr Fox stringe amicizia con Kylie, il custode del posto – una lontretta dal cuore semplice – e, spinto dalla nostalgia per la sua vecchia vita e da un desiderio irrefrenabile di gloria, organizza una serie di furti separati ai danni dei tre agricoltori. Colpo dopo colpo, la situazione precipita: i tre uomini uniscono le forze e iniziano una guerra totale contro Mr Fox, arrivando a devastare l’ambiente naturale e costringendo l’intera comunità animale a rifugiarsi nel sottosuolo.

Il film rende al meglio il modo in cui Mr Fox soffre la vita che è quasi obbligato a vivere, non solo a causa dell’arrivo del figlio, ma anche da se stesso e dal non poter seguire il suo istinto e la sua natura. La tensione tra ciò che si è e ciò che ci si sforza di diventare per compiacere gli altri vibra in ogni fotogramma. Nonostante le gravi conseguenze delle sue azioni, la moglie comprende che il marito non riusciva più a vivere ingannando la propria natura, riuscendo ad accettare il suo ritorno alla vita da ladro. È un’accettazione che non è rassegnazione, ma consapevolezza. Un altro grande percorso di miglioramento lo compie il figlio Ash, che all’inizio cerca di imitare la vita del padre e di ripercorrerne le orme, per poi, nel corso del film, anche grazie all’arrivo di Kristofferson, comprendere la sua diversità e la sua unicità. Una parabola di crescita che sa di linfa vera, di identità che si scopre passo dopo passo.


Va bene, lo ammetto: questo film mi è piaciuto. Tanto. E non solo perché sono un irriducibile fan della stop motion (non ditemi che non vi incantano quei pupazzetti con movimenti scattosi, perché allora potrei anche offendermi), ma perché riesce a trattare un tema enorme come l’accettazione della propria natura senza annoiare né fare la predica. Una rarità, credetemi. È uno di quei rari film che riescono a raccontare verità grandi con mezzi piccoli, a parlare a chi ascolta con il cuore e non solo con le orecchie. E poi c’è quella domanda, che Mr Fox sussurra al suo amico Kylie: “Chi sono io?“. Ecco, lì c’è tutta la questione. Dietro quelle zampette pelose e quegli occhi brillanti c’è la ricerca di uno scopo, qualcosa che — lo ammetto borbottando — mi ha toccato anche qui, nel mio burbero cuore di gnomo. Ma non ditelo in giro, mi raccomando. E se lo fate… che sia a voce bassa, magari davanti a un buon bicchiere di sidro (fatto in casa, non quello di Bean, eh).

Giordano (lo gnomo aureo)