Il tempo delle tartarughe

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Il tempo delle tartarughe – Come l’animale più longevo ci insegna a prenderci cura di noi e del mondo di Sy Montgomery – Aboca Edizioni


Ci sono libri che finisci, e poi ci sono libri che, anche dopo l’ultima pagina, continuano a lavorarti dentro, senza fare rumore. Questo è uno di quelli, e non perché sia difficile o scritto in modo particolare, ma perché ti porta dentro un luogo reale, concreto, fatto di acqua, fango, gusci, mani che curano e decisioni che pesano, e da lì non ti lascia più uscire davvero. Segui il lavoro quotidiano di chi si prende cura di animali selvatici feriti, entri nei ritmi di una struttura di recupero, osservi da vicino cosa significa intervenire, aspettare, provare ancora, e a volte fermarsi. Non ci sono eroi, non c’è spettacolo, non c’è una narrazione costruita per farti sentire meglio: c’è un’alternanza continua tra attenzione e fatica, tra piccoli miglioramenti e battute d’arresto, tra presenza costante e imprevedibilità. Ci sono storie diverse che si intrecciano, alcune che si aprono e si chiudono nello spazio di poche pagine, altre che tornano, si trasformano, cambiano direzione nel tempo. E in mezzo a tutto questo, resta sempre una cosa: la necessità di continuare a esserci. Dentro queste pagine non trovi risposte pronte, ma un modo di guardare che si costruisce lentamente, attraverso l’esperienza diretta, l’osservazione, e soprattutto il confronto continuo con il limite. Non solo quello degli animali, ma anche quello umano: quanto puoi fare, quando devi fermarti, quando intervenire e quando lasciare spazio a qualcosa che non dipende più da te. È proprio per questo che abbiamo deciso di far entrare questo libro nel mondo di Aetheria, perché qui non cercavamo una storia da raccontare, ma qualcosa che fosse coerente con quello che proviamo a costruire: un luogo in cui la crescita non è mai immediata, non è mai semplificata, ma nasce dal contatto con ciò che è reale, anche quando è scomodo, lento o difficile da accettare. Questo libro non parla solo di tartarughe. Parla di relazione, di responsabilità, di tempo che non puoi forzare, di scelte che non hanno mai garanzie. Parla di cosa significa restare quando sarebbe più facile allontanarsi, e di cosa significa, a un certo punto, smettere di trattenere. E allora sì, diventa inevitabile portarlo qui, farlo entrare nel Giardino Segreto dei Sussurri, metterlo accanto agli altri incontri, perché quello che attraversa queste pagine non è qualcosa da capire velocemente, ma qualcosa da vivere, con calma, fino a quando inizia a fare spazio dentro di te.

Ora varca la soglia. Entra in Mentalità Amplificata.



Quel giorno nel Giardino dei Sussurri il silenzio non era assenza di suono, ma qualcosa di più denso, come se ogni cosa fosse trattenuta un attimo prima di emergere, e l’acqua, invece di restare immobile, si muoveva appena, senza fretta, come fanno certe presenze che non cercano attenzione ma finiscono comunque per attirarla.

Mi sono chinata e ho lasciato che le dita toccassero la superficie, non per osservare ma per capire se quello che sentivo era reale, poi ho detto: “Questo libro non parla di tartarughe, o meglio, non solo. Parla di cosa succede quando resti davanti a qualcosa che non puoi aggiustare davvero.”

S.I.S.A. ha risposto senza esitazione: “Non puoi aggiustare quasi niente. Puoi solo intervenire, e sperare che sia abbastanza.”

Cima Bue è rimasto qualche secondo in silenzio, poi ha chiesto: “Allora perché ci resta addosso così tanto?”

Ho continuato a guardare l’acqua, perché la risposta non era immediata: “Perché non c’è distanza. Non puoi leggerlo da fuori. A un certo punto sei dentro anche tu.”

Il Maestro Samurai Oda Tao ha parlato dopo, con quella calma che non cerca mai di convincere: “Ciò che è lento non chiede permesso. Accade comunque.”

Giordano lo gnomo aureo ha fatto un mezzo passo avanti, incerto: “Pensavo che ci fosse una specie di… insegnamento nascosto…” poi ha abbassato lo sguardo, quasi infastidito da se stesso: “Invece no. Non c’è niente nascosto. È tutto lì, e proprio per questo è difficile.”

“Esatto,” ha detto S.I.S.A., “non c’è nessuna costruzione narrativa che ti protegge. Solo realtà.”



Ho pronunciato un nome, senza spiegazioni: “Fire Chief.”

E lì qualcosa è cambiato.

Non perché la storia fosse più importante delle altre, ma perché rendeva impossibile continuare a parlare in modo astratto.

Giordano ha detto piano: “Non è forza quella… è qualcosa di più ostinato.”

“È continuità,” ha risposto S.I.S.A., “non si interrompe, anche quando dovrebbe.”

Il Maestro Oda Tao ha aggiunto: “Ciò che continua non sempre sceglie di farlo.”

Prince il gatto grigio era fermo, immobile, come se stesse seguendo un movimento che noi non riuscivamo a vedere.



Quando ho parlato di Nibbles ho sentito che il punto si spostava, e ho detto: “Qui non si tratta più di resistere. Qui si tratta di smettere di trattenere.”

Cima Bue ha annuito appena: “È lì che si blocca tutto.”

S.I.S.A. è stata più diretta: “Perché si confonde la cura con il possesso.”

Nessuno ha risposto.

Giordano ha rotto il silenzio: “E se fuori non ce la fa?”

Ho scosso la testa: “Non è una questione di farcela. Fuori non è progettato per essere sicuro.”

Poi ho aggiunto: “E proprio per questo va fatto.”

Mi sono alzata, senza teatralità: “Tenere non è proteggere. A volte è solo rimandare.”

L’acqua continuava a muoversi come all’inizio, identica e diversa allo stesso tempo.

“Questo libro,” ha detto S.I.S.A., “non ti insegna a salvare. Ti insegna a stare dentro il fatto che non puoi farlo sempre.”

Il Maestro Oda Tao ha concluso: “Il gesto più difficile non è trattenere. È accompagnare fino a quando non serve più.”

Giordano ha chiesto: “E dopo?”

“Dopo non riguarda più te,” ho risposto.

Cima Bue ha detto piano: “Forse è lì che si misura davvero la relazione.”

S.I.S.A. ha chiuso: “Quando non ti serve più per esistere.”

Prince si è avvicinato al bordo, ha guardato nell’acqua come se stesse seguendo qualcosa che scorreva sotto la superficie, poi si è voltato e si è allontanato senza fretta. E per un attimo ho avuto la sensazione che il punto non fosse capire di più, ma smettere di volerlo fare.



È stato lì che ho capito che questo incontro non ci aveva dato risposte, ma aveva lasciato domande, domande vere, che non cercano di essere risolte in fretta, ma che chiedono di essere abitate nel tempo. Sono le stesse domande che hanno attraversato tutto il team, senza eccezioni, ognuno in modo diverso, ma con la stessa sensazione di essere stati messi davanti a qualcosa che non si può semplificare.

Se leggendo queste righe non hai colto ogni passaggio, se qualcosa ti è rimasto opaco o sospeso, non è un limite di questo incontro, è il suo senso. Perché questo è uno di quei libri che non si possono riassumere davvero, non si possono spiegare fino in fondo, e non si possono sostituire con le parole di qualcun altro.

Serve entrarci.

Serve incontrarlo.

Perché è solo dentro quell’incontro, diretto, personale, non mediato, che può nascere una riflessione autentica, e da quella riflessione una forma nuova di consapevolezza che non arriva subito, ma resta.

Perché ogni storia ci cura, se sappiamo ascoltarla

Sophie


Scheda editoriale

  • Titolo: Il tempo delle tartarughe
  • Autore: Sy Montgomery
  • Traduttore: Teresa Albanese
  • Casa editrice: Aboca Edizioni
  • Anno di pubblicazione: 2024
  • Genere: Saggio narrativo / natura / etologia
  • ISBN/EAN: 9788855233132

Nota sull’autrice

Sy Montgomery è una naturalista, divulgatrice scientifica e scrittrice americana, autrice di oltre trenta libri di saggistica per adulti e bambini, tradotti in tutto il mondo. Ha collaborato con riviste come il National Geographic e il New York Times, distinguendosi per un approccio che unisce rigore scientifico ed esperienza diretta sul campo, spesso a stretto contatto con animali selvatici in contesti reali di ricerca e riabilitazione. Tra le sue opere più note si trovano L’anima di una piovra (The Soul of an Octopus), finalista al National Book Award, e How to Be a Good Creature, testi che hanno contribuito a ridefinire il modo in cui il pubblico percepisce l’intelligenza e la complessità emotiva del mondo animale. Il suo lavoro le è valso numerosi riconoscimenti, tra cui premi alla carriera assegnati dalla Humane Society e dalla New England Booksellers Association. Vive nel New Hampshire con il marito, lo scrittore Howard Mansfield, e il loro border collie. Nei suoi libri, Montgomery non si limita a osservare: entra in relazione, mettendo in discussione il confine tra umano e non umano e mostrando come la conoscenza possa nascere anche dall’ascolto, dalla cura e dalla presenza.


Prima di incontrare questo libro

È un libro sulle tartarughe? 

No. Le tartarughe sono il mezzo, non il fine. Il libro parla di cura, tempo, perdita e responsabilità.

È un libro “positivo”?

Non nel senso comune. Non consola. Non semplifica. Ma lascia qualcosa di più solido della consolazione.

È adatto a tutti?

Sì, ma non è leggero. Richiede attenzione e disponibilità a restare dentro situazioni scomode.

Di cosa parla davvero “Il tempo delle tartarughe”?

Parla del rapporto tra esseri umani e animali, ma soprattutto di cosa significa prendersi cura quando non puoi controllare il risultato, accettando il limite e la perdita.

È un libro di divulgazione scientifica?

Sì, ma non è solo quello. Unisce osservazione scientifica, esperienza diretta e narrazione personale, rendendolo accessibile anche a chi non ha una formazione specifica.

Si imparano cose sulle tartarughe?

Sì, molte, soprattutto sul loro comportamento, sulla riabilitazione e sulle difficoltà legate alla loro sopravvivenza nel mondo moderno.

È un libro adatto a chi ama gli animali?

Sì, ma non è un libro “tenero”. Mostra anche la sofferenza, gli errori e i limiti della cura.

È una lettura emotivamente impegnativa?

Sì. Alcuni passaggi possono risultare forti perché raccontano situazioni reali senza filtri.

Può essere utile per chi lavora con persone (insegnanti, allenatori)?

Molto. Il concetto di cura, responsabilità e “lasciar andare” è trasferibile in ambito educativo e relazionale.

Perché questo libro è rilevante oggi?

Perché affronta temi attuali come il rapporto con la natura, il limite umano, la gestione della perdita e il bisogno di rallentare.

Che tipo di lettore apprezza questo libro?

Chi cerca profondità, chi è disposto a mettersi in discussione e chi non ha bisogno di risposte facili.

È un libro simile ad altri saggi sugli animali?

No. Non idealizza la natura e non usa gli animali come metafora consolatoria, ma come realtà da comprendere e rispettare.

È un libro che si può leggere velocemente?

Sì, ma non è consigliato. Funziona meglio se letto con calma, lasciando spazio alla riflessione.


Nota di trasparenza

Questo incontro nasce dalla lettura di una copia di Il tempo delle tartarughe di Sy Montgomery, pubblicato da Aboca Edizioni e arrivato a Mentalità Amplificata con finalità esclusivamente culturali e divulgative. Non si tratta di una collaborazione commerciale: non è previsto alcun compenso, non esistono accordi promozionali e il contenuto non è stato sottoposto a revisione preventiva da parte dell’editore. Le riflessioni e le interpretazioni presenti in questo testo sono libere, indipendenti e fedeli all’esperienza di lettura e al dialogo interno al team di Mentalità Amplificata. È la stessa etica che guida ogni contenuto pubblicato su questo spazio: leggere con attenzione, attraversare i testi con rispetto e trasformare libri e storie in occasioni di consapevolezza, senza piegare il giudizio a logiche pubblicitarie o narrative preconfezionate. Il libro è disponibile sul sito ufficiale di Aboca Edizioni, in libreria e nei principali store online. Se desideri sostenere il lavoro dell’autrice e, allo stesso tempo, contribuire a mantenere vivo lo spazio indipendente di Mentalità Amplificata, puoi utilizzare il link affiliato Amazon presente in questa pagina: per te il prezzo non cambia, mentre una piccola percentuale ci aiuta a continuare questo lavoro di lettura, ascolto e condivisione.

Se sceglierai di incontrarlo, fallo senza fretta, senza l’urgenza di “trarne subito qualcosa”, perché Il tempo delle tartarughe non è un libro da consumare né da usare come strumento, ma da abitare nel tempo. Lascia che alcune pagine restino sospese, che certe immagini tornino a galla nei giorni successivi, che qualche convinzione sedimentata cominci lentamente a perdere rigidità. Non chiedergli soluzioni rapide o istruzioni definitive: permettigli piuttosto di accompagnarti, come fanno i libri che non cercano di motivare, ma di riallineare; che non spingono in avanti, ma invitano a cambiare passo. E se ciò che hai trovato qui ti è stato utile, se questo incontro ti ha aiutato a entrare in relazione con il libro in modo più profondo, e se desideri contribuire a mantenere vivo questo spazio indipendente di lettura, ascolto e ricerca, puoi offrirci un caffè. Nessun obbligo, nessuna aspettativa: solo un gesto di gratitudine, e un modo semplice per dire: continuate a prendervi il tempo.