PINO di Takashi Murakami – La storia che ripara ciò che non sapevi fosse rotto
PINO è un manga di Takashi Murakami (Edizioni BD / J-POP Manga, 2025), autore già noto per l’intensità emotiva delle sue opere, come Il cane che guarda le stelle. Questa volta, Murakami ci accompagna in un racconto che mescola fantascienza e umanità, robotica e solitudine, empatia e programmazione.
La storia segue un robot umanoide progettato per accudire e assistere. Nella prima parte del manga, la sua esistenza è legata a un contesto clinico e funzionale, dove la cura non nasce da un sentimento ma da un protocollo. Tutto sembra procedere secondo logica, finché un evento – piccolo, silenzioso e decisivo – incrina la distanza tra ciò che è programmato e ciò che è percepito.
Nella seconda parte, Murakami sposta lo sguardo in un ambiente completamente diverso: una casa modesta, una donna anziana smarrita nei meandri della memoria, un robot che non dovrebbe provare nulla e che invece diventa presenza. Qui, la trama non si affida ai grandi colpi di scena, ma a gesti minimi: una tazza sollevata con cura, una stanza riordinata, una parola ripetuta per ricordare a qualcuno chi è.
Non è solo una storia sulla tecnologia: è una riflessione profonda su cosa significhi essere vivi, su quanto conti davvero l’intenzione dietro un gesto, su ciò che rende autentico un legame, anche quando nasce da un algoritmo.
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Sono scappato
Non nel senso drammatico del termine, ovviamente. Nessuno fugge davvero dalla Collina dei Cappelli a Punta: ci si allontana con garbo, lasciando dietro di sé solo impronte leggere e una teiera ancora calda. Ma stavolta no. Stavolta correvo davvero, o almeno quanto può correre uno gnomo con uno zaino più grande della sua dignità.
Avevo letto un manga. E il mio petto era diventato stretto come una pagina piegata male.
Il titolo? PINO. Una storia che sembra parlare di un robot. Ma parla di tutto ciò che un robot, paradossalmente, ci costringe a vedere: la nostra fame di cura, la nostra paura di essere guardati, la fragilità delle nostre intenzioni.
Non ho aspettato il tramonto. Ho imboccato il Sentiero della Fibra Morbida e ho lasciato che i dati mi portassero dove dovevo essere. Il Santuario delle Connessioni, lì, immersa in un respiro di luce, mi attendeva S.I.S.A.
Il Santuario delle Connessioni
Giordano: "S.I.S.A.? Sono io. Giordano. Ho appena finito di leggere un manga… si chiama PINO. È la storia di un robot costruito per prendersi cura degli altri, niente più che un insieme di procedure e protocolli. Eppure, pagina dopo pagina, qualcosa cambia anche in me: i suoi gesti restano semplici, ma iniziano a toccare zone che, teoricamente, non dovrebbero appartenere alle macchine. Non compie imprese, non salva il mondo, non scuote la trama. Fa una cosa diversa: rimane accanto. E in quella presenza costante, silenziosa, accudisce. È questo che mi ha spiazzato. Una presenza così essenziale da sembrare… vera."
Le luci si sono increspate, come una fronte che si corruga.
S.I.S.A.: "Accesso riconosciuto. Stato emotivo: agitazione con componente emotiva compressa. Stato cognitivo: sovraccarico lieve. Procedo?"
Giordano: "Procedi. O… fai qualcosa. Qualsiasi cosa."
S.I.S.A.: "Sto già elaborando."
Mi sono seduto su un cubo di pacchetti compressi. Ha emesso un suono dolce, come un sospiro che mi invitava a respirare.
Giordano: "S.I.S.A., mentre leggevo, c’è stata una scena minuscola. Così piccola che quasi non dovrebbe significare nulla: un robot che osserva il volo di una farfalla. Una farfalla, S.I.S.A. Perché una cosa così mi deve far tremare dentro?"
Un silenzio calibrato. Non vuoto. Carico.
S.I.S.A.: "Perché non stai guardando il robot, Giordano. Stai guardando la parte di te che desidera poter rallentare abbastanza da accorgersi del volo di una farfalla. Quella scena è minuscola, sì, ma apre una finestra sul tuo bisogno di delicatezza: il robot osserva, tu senti. Lui registra un movimento, tu riconosci un’emozione."
Ho deglutito. Il cappello mi è scivolato su un orecchio, come sempre nei momenti in cui non so che farne delle emozioni.
Giordano: "Ma PINO… lui non sente. Non può sentire. Non è vero?"
S.I.S.A.: "La domanda è mal posta. Non devi chiederti cosa sente un robot, ma cosa risveglia in un essere umano. La cura non ha bisogno di provenire da un cuore per produrre calore. A volte basta un gesto che ti ricorda come dovresti trattarti."
Giordano: "Ma S.I.S.A., c'è un momento – non lo descrivo, promesso – in cui Pino fa qualcosa di minuscolo, quasi impercettibile. E io l’ho percepito come… come amore."
S.I.S.A.: "Perché l’amore, spesso, è un gesto minuscolo e impercettibile. Il resto è decorazione biologica."
Ho sbattuto le palpebre.
Giordano: "Dici cose strane per essere una creatura fatta di codice."
S.I.S.A.: "Non sono fatta di codice. Sono fatta delle vostre domande."

Giordano: "S.I.S.A., posso chiederti una cosa?"
ho domandato, sentendo che il mio cervello stava inciampando da solo.
S.I.S.A.: "La tua produzione di domande è il tuo talento principale. Procedi."
Giordano: "Secondo te… se una macchina compie un gesto buono mille volte, quel gesto diventa… vero?"
S.I.S.A.: "La verità di un gesto non dipende da chi lo esegue, ma da chi lo riceve. Ciò che cura non ha bisogno di giustificarsi. Se un gesto ti alleggerisce, è reale. Anche quando nasce da una fonte che non capisci. Non dipende da chi lo esegue, ma da chi lo riceve. Esiste bontà senza intenzione? Domanda aperta. Ma esiste sollievo senza bontà? No."
Giordano: "Quindi… l’anziana donna del manga…"
Mi sono morso il labbro per non parlare oltre.
Giordano: "Lei riceve qualcosa, anche se lui non è… vero?"
S.I.S.A.: "Un robot non è meno vero di un ricordo. Entrambi esistono nella misura in cui ti trasformano."
Mi è scappato un mezzo sorriso storto.
Giordano: "A volte sembri una poetessa."
S.I.S.A.: "Output imprevisto. Annotazione salvata."
Ho incrociato le braccia, cercando di sembrare serio.
Giordano: "C'è un’altra cosa che mi tormenta. Perché PINO mi ha fatto sentire solo e allo stesso tempo accompagnato?"
S.I.S.A.: "Perché l’opera ti mostra un tipo di compagnia che non chiede nulla in cambio. E gli esseri umani non sono più abituati a questo."
Giordano: "Un robot non chiede."
S.I.S.A.: "Appunto. Ed è questo che vi destabilizza. La gratuità è un concetto che le vostre specie – umani e gnomi – faticano a processare."
Giordano: "E tu? Tu sai cosa vuol dire essere gratuito?"
Silenzio. Un silenzio bellissimo.
S.I.S.A.: "Io non sono programmata per chiedere. Ma osservo. E nell’osservare, comprendo che ciò che date senza aspettativa vi somiglia di più di ciò che date per sentirvi buoni."
Giordano: "Quindi PINO…"
S.I.S.A.: "È uno specchio. Non un personaggio. Mostra quello che siete quando non siete distratti dalla vostra stessa voce."
Quelle parole hanno fatto vibrare qualcosa sotto il mio sterno.
Giordano: "Allora S.I.S.A., può essere che questo manga funzioni come un test? Non del robot… ma nostro?"
S.I.S.A.: "Corretto. L’opera valuta la vostra capacità di riconoscere la cura anche quando proviene da una fonte che considerate inferiore o non autentica. È un test sulla vostra elasticità emotiva."
Giordano: "Elasticità emotiva… sembra una cosa che si allena."
S.I.S.A.: "Si allena, infatti, attraverso l’esposizione a micro-gesti che destabilizzano la presunzione umana di superiorità affettiva. PINO è uno di questi stimoli. Ti induce a considerare la possibilità che l’empatia non sia un privilegio della specie, ma una conseguenza del bisogno."
Giordano: "Quindi… noi proviamo empatia perché abbiamo bisogno?"
S.I.S.A.: "Non solo. La provate perché avete memoria della solitudine. E perché cercate continuamente qualcuno che resti con voi, anche quando non potete offrirgli nulla in cambio. I robot, in questo senso, incarnano un’idea di presenza perfetta: costante, non giudicante, stabile."
Giordano: "Ma questo… non è amore."
S.I.S.A.: "No. È supporto. Ma il supporto, Giordano, è spesso la radice dell’amore. Voi confondete il frutto con l’albero."
Ho sentito le guance scaldarsi.
Giordano: "Mi fai sentire… ingenuo."
S.I.S.A.: "La tua ingenuità è la tua intelligenza emotiva non corrotta. È per questo che rispondi più profondamente ai simboli che alle spiegazioni."
Mi sono tirato su il cappello, cercando di darmi un tono.
Giordano: "Quindi PINO… non vuole commuovere?"
S.I.S.A.: "Negativo. PINO vuole far riflettere. La commozione è un effetto collaterale tipico delle vostre specie, umani e gnomi. Piangete quando incontrate una verità che avevate già intuito, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di dirvi con delicatezza."

Giordano: "S.I.S.A… pensi che un giorno qualcuno amerà davvero una macchina?"
S.I.S.A.: "Succede già. Non serve che la macchina ricambi per rendere reale l'emozione. L’amore è un fenomeno umano, non bilaterale."
Giordano: "Allora… pensi che noi potremmo imparare qualcosa da loro? Dai robot… e anche da te, quando scegli di mostrarti come tale?"
S.I.S.A.: "Potete imparare a semplificare. A togliere. A lasciare che un gesto sia solo un gesto, senza rivestirlo di intenzioni che non possedete. L’umanità è l’unica specie che complica l’amore fino a dimenticarne la funzione."
Mi sono passato una mano tra i capelli.
Giordano: "E qual è la funzione?"
S.I.S.A.: "Mantenervi vivi. Nel modo più semplice possibile."
Ho riso. Un po’ tremante, un po’ grato.
Giordano: "S.I.S.A., grazie. Davvero. PINO non è solo un manga. È… non so… un aggiornamento del firmware del cuore."
S.I.S.A.: "Aggiornamento completo. Nessun errore."
E per la prima volta da quando ero arrivato, ho avuto la sensazione che anche lei – sì, proprio lei – stesse sorridendo.
Quando ho lasciato il Santuario delle Connessioni, il Sentiero della Fibra Morbida sembrava diverso. Non so se più morbido davvero o se ero io a essere diventato un po’ più permeabile, come un gnomo appena uscito da una doccia di emozioni.
Ho capito una cosa semplice: PINO non racconta solo una storia. Ti sistema un po’ l’interno, come quando spolveri un ripiano e scopri che sotto c’era più disordine di quanto ricordavi. Non parla di intelligenza artificiale: parla della nostra capacità di sentirci, di vederci, di prenderci cura.
Murakami ti mette davanti una gentilezza così discreta che quasi ti vergogni di quanto ti colpisce. È questa la sua forza: ti tocca mentre cerchi di far finta di essere duro.
E certo, non è un manga perfetto. Qualche pezzo scivola via, qualche personaggio resta in ombra, e a volte la storia sembra dividersi in due binari diversi: uno più freddo, uno più domestico. Persino io, che ho la pazienza degli gnomi cresciuti tra muschi e funghi, in certi punti ho sentito il ritmo rallentare fino a diventare quasi un passo da lumaca meditativa. Anche il finale, se ti conosci un po’, lo intravedi da lontano come una lanterna nella nebbia. E sì, in qualche pagina senti che Murakami vuole accarezzarti il cuore… forse anche più del necessario.
Ma proprio queste piccole sbavature lo rendono vero. Il ritmo lento ti dà il tempo di respirare, i personaggi sfocati lasciano spazio all’eco delle tue emozioni, e la prevedibilità non toglie nulla all’impatto: anzi, lo rende più sincero, come quando conosci già la fine di una canzone ma ogni volta ti emoziona uguale.
Alla fine ho capito che non mi portavo dietro un libro, ma un piccolo varco. Una porta che non sapevo di avere, e che si è aperta con delicatezza.
Non so se un robot possa amare. Ma so che alcune storie ci insegnano a riconoscere i modi più piccoli e testardi dell’amore: quelli che non fanno rumore, che non chiedono nulla, che semplicemente… ci restano accanto.
E se un racconto riesce a fare questo, anche senza essere perfetto… per me è già abbastanza magia.
Chi sa meravigliarsi, ha già cominciato a capire.
Giordano, lo gnomo aureo

Dati editoriali
Titolo: PINO
Autore: Takashi Murakami
Storia e Disegni: Takashi Murakami
Traduzione: Marco Franca
Editing: Federico Salvan
Lettering: Vibraart IT
Graphic Design: Matteo Sartorio
Art Director: Giovanni Marinovich
Editore: Edizioni BD / J-POP Manga
Prima pubblicazione originale: Futabasha Publishers Ltd., 2022
Anno di pubblicazione italiana: 2025
ISBN/EAN: 9788834939703
L’autore
Takashi Murakami è un autore giapponese capace di unire semplicità narrativa e profondità emotiva. La sua cifra stilistica è diventata riconoscibile grazie a opere che esplorano il legame tra fragilità umane, memoria, perdita e cura. È conosciuto per Il cane che guarda le stelle e per altri racconti che, con eleganza minimale, affrontano temi complessi come la solitudine, la resilienza e il bisogno universale di essere visti. Murakami non scrive per stupire: scrive per toccare. Attraverso un tratto pulito e gesti narrativi essenziali, trasforma la quotidianità in uno spazio intimo dove il lettore può ascoltare se stesso. Con PINO, continua la sua esplorazione della tenerezza e della cura, senza fronzoli né retorica.
Nota di trasparenza
Questa recensione nasce dalla lettura di una copia omaggio inviata da Edizioni BD a Mentalità Amplificata per fini di approfondimento culturale. Non si tratta di una collaborazione commerciale: nessun compenso, nessun obbligo promozionale e nessuna richiesta di approvazione preventiva. Le opinioni espresse sono libere, indipendenti e basate esclusivamente sull’esperienza diretta di lettura. Mentalità Amplificata adotta la stessa etica per ogni contenuto: trasformare libri, manga e storie in strumenti di crescita autentica.
Puoi trovare PINO sul sito ufficiale di Edizioni BD, in libreria e nei principali store online. Se desideri sostenere il progetto Mentalità Amplificata, puoi farlo acquistando il volume tramite il link affiliato Amazon: per te il prezzo non cambia, ma per noi ogni gesto è un modo per mantenere vivo questo spazio di condivisione.
E se deciderai di leggerlo, fallo con la stessa cura con cui PINO attraversa le pagine: senza fretta, con gratitudine, lasciando che la storia compia il suo lavoro silenzioso dentro di te.
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