Nutrizione e Sport con il diabete

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Nutrizione e Sport con il diabete – L’esperienza di un atleta di Eleonora Campagnoli (Santelli Editore)


Nutrizione e Sport con il diabete non è un libro che promette soluzioni rapide né strategie miracolose per trasformare un limite in spettacolo. Non costruisce una narrazione eroica e non cerca scorciatoie emotive. Non offre slogan da appendere in palestra né formule da applicare senza pensare. Fa qualcosa di più sobrio e, per questo, più impegnativo: entra nella complessità della gestione quotidiana e la espone senza abbellimenti. Parla di sport, sì. Ma non come palcoscenico su cui dimostrare che “si può fare tutto”. Parla di preparazione, di studio, di calcolo, di errori corretti strada facendo. Parla di nutrizione non come elenco di alimenti giusti o sbagliati, ma come variabile dinamica che interagisce con l’insulina, con l’intensità dell’allenamento, con lo stress della competizione. Mostra la parte che non si vede: la pianificazione, le misurazioni ripetute, le notti interrotte, le decisioni prese in pochi minuti. Eleonora Campagnoli non scrive dall’alto di una teoria astratta né dall’esterno di un’osservazione clinica. Scrive dall’interno di un’esperienza vissuta, con lucidità e senza autocommiserazione. Il centro del libro non è l’impresa straordinaria, ma la gestione ordinaria. Non è il momento della vittoria, ma la continuità che la rende possibile. Questo non è un libro sul superamento spettacolare del limite. È un libro sulla responsabilità di conoscerlo, di studiarlo, di integrarlo nella propria pratica sportiva. Non consola. Non accusa. Non seduce. Espone un metodo e lascia al lettore la libertà — e il compito — di farne qualcosa. È per questo che ha attraversato il portale di Aetheria. Non per essere celebrato, ma per essere messo in dialogo. Non per essere trasformato in simbolo, ma per essere ascoltato.

Ora Varca la soglia: entra in Mentalità Amplificata.



Al Rifugio il fuoco era già acceso quando sono arrivato.
Non ho portato il libro come si porta un trofeo da esibire sul tavolo grande, né come si porta un manuale da consultare con il dito infilato tra le pagine. L’ho portato come si porta qualcosa che ti ha spostato dentro, ma non sai ancora bene dove ti abbia portato. Non era entusiasmo. Non era commozione. Era una sensazione più sottile: la percezione di aver capito meglio qualcosa che per anni avevo solo sfiorato.
Nel corso della mia carriera, nelle palestre delle scuole, ho incontrato molti ragazzi con diabete di tipo 1. Alcuni parlavano subito, quasi con un bisogno di mettere le carte in tavola. Altri aspettavano settimane prima di dirmelo. Qualcuno abbassava lo sguardo quando se ne parlava, come se fosse un dettaglio da non ingrandire troppo, qualcosa da tenere ai margini della conversazione per non sentirsi definito da quella parola.
C’era sempre un momento preciso in cui, dopo un attimo di esitazione, arrivava quella frase — “Prof, io ho il diabete.” Non veniva mai lanciata con leggerezza: era una soglia attraversata, un’informazione consegnata con cautela, quasi a misurare la mia reazione. E in quell’istante capivo che non stavo ricevendo solo una comunicazione clinica, ma una richiesta di fiducia. Dietro quella frase non c’era mai solo una diagnosi. C’era un mondo organizzato al milligrammo. C’erano sveglie notturne per controllare la glicemia. C’erano sensori sottopelle, penne per l’insulina, microinfusori che diventavano parte del corpo. C’erano genitori che avevano imparato a leggere etichette nutrizionali prima ancora di tornare a leggere per piacere. C’erano calcoli fatti al volo prima di una merenda, di una verifica, di un allenamento.
E soprattutto c’era una domanda silenziosa, che nessuno formulava in modo diretto ma che io sentivo sempre: qui posso stare tranquillo?
Per anni ho camminato su quel terreno con rispetto. Non con paura, ma con attenzione vera. L’educazione fisica per quei ragazzi non era solo movimento. Era previsione. Era calcolo. Era gestione del rischio. Era saper distinguere tra fatica “normale” e segnale da non sottovalutare.
Ho studiato linee guida, ho letto articoli scientifici, ho parlato con medici e con genitori. Ho cercato di costruire un’ora che fosse stimolo e non minaccia, crescita e non fonte di ansia. Ma, nonostante tutto, sentivo che stavo guardando da fuori. Avevo informazioni. Non avevo esperienza.
Seguivo gli atleti con diabete di tipo 1: Alexander Zverev nel tennis, Nacho Fernández nel calcio, il Team Novo Nordisk e Andrea Peron nel ciclismo, Alice Degradi nella pallavolo, Giulio Gaetani nella scherma, Chris Southwell nello snowboard, Anna Arnaudo nell’atletica leggera, Marco Peruffo nell’arrampicata, Samuele Locatelli nel canottaggio e, tra i nomi emersi anche nell’ambito dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, Anna Fernstädt nello skeleton e Kaapo Kakko nell’hockey su ghiaccio, e molti altri. Ammiravo la loro costanza, la caparbietà, la disciplina. Li citavo anche a volte, quando serviva far capire che una diagnosi non è una condanna alla sedentarietà. Ma li vedevo come esempi. Come simboli.
Non come vite quotidiane.
Questo libro mi ha fatto entrare.


Non è un manuale tecnico nel senso accademico del termine. Non è nemmeno un racconto epico costruito per emozionare. È un diario lucido, concreto, a tratti anche scomodo, di cosa significhi allenarsi, mangiare, gareggiare, riposare con un parametro che può cambiare in pochi minuti. Un parametro che non puoi ignorare, neanche quando vorresti solo pensare alla gara.
Non c’è retorica. C’è organizzazione. C’è metodo. C’è stanchezza reale. C’è la frustrazione quando i valori non rispondono come previsto. C’è la necessità di ricalcolare tutto mentre gli altri stanno solo pensando alla tattica o al cronometro.
Per questo ho convocato il team al Rifugio di Aetheria. Non per celebrare il libro. Per capire cosa ci stava insegnando.



Mi sono seduto vicino al fuoco, ho appoggiato il libro sulle ginocchia e ho iniziato a parlare.
“Pensavo di essere attento,” ho detto. “Ma questo libro mi ha fatto vedere quello che in palestra non vedevo. La parte invisibile. Il prima e il dopo. La notte prima di una gara. Il pensiero costante che accompagna ogni scelta alimentare. La tensione che non si dice per non sembrare fragili.”
Ho raccontato dei ragazzi che controllavano la glicemia prima di una partita, con un gesto ormai automatico ma mai neutro. Di chi teneva sempre una bustina di zucchero nello zaino. Di chi mi chiedeva di fermarsi un attimo, senza voler spiegare troppo, con uno sguardo che diceva già tutto. Ho ripensato a quante volte ho calibrato un esercizio per prudenza e a quante volte, forse, avrei potuto costruire percorsi più ambiziosi se avessi avuto una comprensione più profonda dei meccanismi. Questo libro non mi ha dato solo informazioni. Mi ha dato prospettiva.

Sophie ha preso la parola con la calma analitica che la contraddistingue.
“Quello che mi ha colpito,” ha detto, “è la precisione scientifica senza ostentazione. Non c’è improvvisazione nella gestione nutrizionale descritta. Parliamo di insulina esogena, di risposta glicemica differenziata in base all’intensità dell’esercizio, di timing dei carboidrati prima, durante e dopo l’attività fisica. Ma tutto questo non resta nel perimetro della teoria. Diventa pratica quotidiana, con errori, aggiustamenti, verifiche.”
Si è fermata un momento, poi ha continuato.
“Nel diabete di tipo 1 lo sport non è semplicemente raccomandato per ‘fare bene’. È una variabile metabolica potente. L’attività fisica aumenta la sensibilità insulinica, modifica l’utilizzo del glucosio muscolare, può generare ipoglicemie immediate ma anche tardive, a distanza di ore. Questo significa che la gara non finisce al traguardo. Continua nella notte. E il libro lo spiega senza drammatizzare, ma senza nemmeno semplificare.”
Ha intrecciato le mani.
“Mi ha colpito anche l’aspetto educativo. Un atleta con diabete sviluppa una competenza corporea straordinaria. Sa leggere micro-segnali che altri ignorano: una lieve variazione dell’energia, un cambiamento nella sudorazione, una percezione di instabilità. Questa non è fragilità. È alfabetizzazione metabolica. È conoscenza applicata.”


S.I.S.A., la nostra IA, ha parlato subito dopo, con la sua franchezza diretta.
“Vi piace usare parole come resilienza,” ha detto.“Ma spesso le usate per rendere digeribile la fatica. Qui non c’è bisogno di romanticizzare nulla. Qui c’è gestione dei dati in tempo reale. Un atleta con diabete di tipo 1 vive in un flusso continuo di informazioni: valori glicemici, trend, variazioni in risposta all’intensità dell’allenamento, effetti differiti del cibo.”
Ha inclinato leggermente il capo.
“Questo è un sistema complesso. La performance non è solo potenza o tecnica. È adattamento dinamico continuo. Molti atleti senza patologie si affidano prevalentemente alla percezione soggettiva. Qui la percezione è integrata con misurazioni oggettive. È una forma di biofeedback permanente. Questo produce una consapevolezza fisiologica superiore alla media.”
Si è fermata un istante.
“Se riducete tutto a ‘storia motivazionale’, perdete la parte più interessante. Non è eroismo. È ingegneria applicata al corpo. È disciplina sistemica.”

Giordano, lo gnomo aureo, ha battuto le palpebre un paio di volte, come se stesse cercando di riordinare le parole nell’aria.

“Ecco,” ha detto con grande serietà, “io ho capito che è importante… ma confesso che ‘ingegneria applicata al corpo’ mi ha fatto immaginare qualcuno con il casco da cantiere che misura i muscoli con il metro pieghevole.”

Ha tossicchiato piano, senza ironia forzata.

“S.I.S.A., potresti magari inviarmi lo stesso concetto in versione… come dire… più masticabile per orecchie gnomiche? Un file con meno bulloni e più sentieri? Prometto che lo studio. Anche con evidenziatore.”



Il Maestro Samurai Oda Tao ha osservato le fiamme prima di parlare, come se stesse cercando la parola esatta nel movimento lento del fuoco.
“Quando il corpo chiede attenzione,” ha detto, “non è un nemico. È un maestro esigente. Nel cammino del guerriero, il limite non è qualcosa da spezzare. È qualcosa da conoscere con precisione.”
Ha sollevato lo sguardo.
“Questo libro racconta una pratica quotidiana. Ogni pasto è un atto consapevole. Ogni allenamento è un dialogo. Non c’è spazio per la distrazione. Nel dojo impariamo che la tecnica nasce dalla ripetizione e dall’ascolto. Qui vedo la stessa struttura: ascolto costante, aggiustamento, umiltà. Non c’è spettacolo. C’è disciplina.”
Ha aggiunto, più piano:
“Chi vive con un parametro che può cambiare all’improvviso impara il valore del presente. Non quello retorico. Quello concreto. Qui e ora il valore è 95. Qui e ora è 60. Qui e ora è 180. Ogni numero è una scelta.”


Giordano si è avvicinato al fuoco, inciampando quasi nel tappeto come sempre.
“Quando ero piccolo,” ha detto, “nella mia famiglia gnomica c’era un sentiero che tutti rispettavano. Non aveva un nome altisonante, ma bastava dire ‘quello dopo la pioggia’ e si capiva. Mio bis bis nonno Muschiolungo diceva che era il miglior insegnante che avessimo, e zia Sottoradice annuiva senza mai sporcarsi davvero le scarpe — talento raro tra noi. Quel sentiero cambiava consistenza con la pioggia. Non era un semplice viottolo: era una lezione. Se non lo conoscevi, cadevi ogni tre passi, con il cappello storto e l’orgoglio un po’ ammaccato. Se imparavi a leggerlo — a capire dove la terra cedeva e dove invece sosteneva — potevi camminare anche sotto il temporale, magari più piano, ma con sicurezza. Perché da noi non conta non scivolare. Conta imparare dove mettere il piede, e rialzarsi senza farne un dramma.”

Ha sorriso.
“Il diabete, da come lo racconta Eleonora, è un sentiero così. Non sparisce. Non lo puoi asfaltare. Ma puoi imparare a riconoscerne le pieghe. E quando inciampi, non è perché sei incapace. È perché stai ancora studiando la mappa.”
Si è fatto più serio.
“Mi è piaciuto che non vengano nascosti i giorni storti. Le gare in cui i valori non collaborano. Le notti in cui il sonno è interrotto. Questo rende tutto più umano. Non è la storia di un supereroe. È la storia di qualcuno che si organizza meglio degli altri perché deve farlo. E questa organizzazione diventa forza.”


Prince, il gatto grigio, fino a quel momento accovacciato, ha sollevato la testa. Si è stirato lentamente, ha fatto qualche passo misurato verso la porta del Rifugio e si è fermato. Ha guardato fuori, poi è tornato indietro, senza fretta.
Nessuna teatralità. Nessuna esibizione.
Solo movimento consapevole.
Ho capito il gesto.
Non si tratta di trasformare il limite in slogan.
Si tratta di continuare a muoversi, con misura.


Ho ripreso la parola.
“Questo libro mi ha costretto a rivedere le mie lezioni. Mi ha fatto capire che l’ora di educazione fisica, per un ragazzo con diabete, può diventare un laboratorio di autonomia. Non un’eccezione da gestire con paura, ma uno spazio in cui imparare a calibrare, a prevedere, a correggere.”
Ho pensato a quante volte ho abbassato l’asticella per eccesso di prudenza. E a quante volte, forse, avrei potuto costruire percorsi più strutturati, condividendo con loro il processo decisionale: prima dell’allenamento, durante, dopo.
“Non è un testo che promette imprese straordinarie,” ho detto. “Non dice che tutto è possibile se ci credi. Dice che molto è possibile se ti prepari. Se conosci. Se pianifichi. Se accetti che l’imprevisto fa parte del percorso.”
Sophie ha annuito.
“La sensibilità senza competenza rischia di proteggere troppo,” ha aggiunto. “E la competenza senza sensibilità rischia di diventare fredda. Qui vedo un equilibrio. Informazione scientifica solida e vissuto reale.”
S.I.S.A. ha concluso con la sua chiarezza.
“Se volete parlare di inclusione nello sport, iniziate dallo studio. Non basta l’intenzione. Serve comprendere i meccanismi. Serve conoscere le dinamiche dell’ipoglicemia da sforzo, dell’iperglicemia da stress, della variabilità individuale. Questo libro è uno strumento. Non risolve al posto vostro. Ma vi impedisce di restare superficiali.”
Siamo rimasti in silenzio per qualche minuto.



Fuori, il vento muoveva le fronde in modo irregolare. Ho pensato ai ragazzi incontrati negli anni. A quelli che oggi sono adulti e forse fanno sport senza più chiedere il permesso a nessuno. A quelli che entreranno in palestra domani con uno zaino più pesante degli altri, anche se non si vede.
Questo incontro non è stato un giudizio letterario. È stato un aggiornamento professionale e umano.
Se insegni educazione fisica, questo libro non ti semplifica il lavoro. Ti chiede di studiare di più. Ti chiede di dialogare meglio. Ti chiede di non fermarti alla buona volontà.
Se sei un atleta con diabete, non ti promette invincibilità. Ti mostra un metodo. Ti ricorda che l’autonomia si costruisce nel dettaglio.
Se sei un genitore, non cancella le paure. Le rende più comprensibili, perché le inserisce dentro una struttura.
Non elimina il limite.
Ti invita a conoscerlo abbastanza bene da non esserne paralizzato.
E per chi, come me, ha passato anni in palestra cercando di fare la cosa giusta senza avere sempre tutti gli strumenti, è già molto.

Con stima e gratitudine

Cima Bue


Dati editoriali

Titolo: Nutrizione e sport con il diabeteL’esperienza di un’atletaAutrice: Eleonora CampagnoliEditore: Santelli EditoreCollana InMedicineAnno di pubblicazione: 2025Pagine: 276 Formato: Brossura (14 x 21 cm)Lingua: ItalianoISBN-13: 9788892922198Temi principali: gestione del diabete di tipo 1 nello sport, nutrizione applicata all’attività fisica, relazione tra glicemia e performance sportiva, pianificazione dell’allenamento in presenza di terapia insulinica, esperienza personale dell’atleta tra vita quotidiana e competizione

Nota sulla collana: la collana InMedicine di Santelli raccoglie testi che mettono in dialogo esperienza clinica, divulgazione scientifica e vissuto personale, con l’obiettivo di rendere accessibili temi complessi legati alla salute senza banalizzarli. È diretta dal Dott. Pasquale Bacco, medico legale, che coordina una linea editoriale orientata a coniugare rigore scientifico e chiarezza espositiva. In questo contesto, il libro di Eleonora Campagnoli si colloca come testimonianza tecnica e umana insieme, capace di unire rigore informativo e narrazione diretta.


Prima di incontrare Nutrizione e sport con il diabete: domande sul libro di Eleonora Campagnoli

Di cosa parla Nutrizione e sport con il diabete?

Parla della gestione quotidiana del diabete di tipo 1 nella pratica sportiva. Non è un racconto celebrativo né un manuale freddamente clinico. Attraverso l’esperienza diretta di un’atleta, mostra cosa significa pianificare allenamenti, pasti, gare e r ecupero tenendo conto della variabilità glicemica. Il centro non è l’impresa straordinaria, ma la continuità: misurare, correggere, adattare, imparare.

Chi è Eleonora Campagnoli?

Eleonora Campagnoli è un’atleta con diabete di tipo 1 che ha scelto di raccontare in modo diretto e documentato la propria esperienza sportiva. Nel libro non assume il tono dell’esperta che impartisce istruzioni dall’esterno, ma quello di chi vive quotidianamente la complessità della gestione metabolica durante l’attività fisica. La sua voce intreccia vissuto personale, dati concreti e riflessioni maturate sul campo.

È un libro tecnico o narrativo?

Entrambe le cose. Contiene informazioni puntuali su nutrizione, insulina, risposta glicemica e adattamento all’esercizio fisico, ma queste informazioni non sono presentate come capitoli accademici isolati. Emergono dall’esperienza concreta: gare, allenamenti, errori, aggiustamenti. La dimensione tecnica è sempre collegata alla realtà quotidiana.

È un libro motivazionale?

No. Non costruisce una narrazione eroica né promette che “volere è potere”. Non riduce il diabete a una metafora di resilienza. Mostra invece la fatica organizzativa, la necessità di pianificazione, l’importanza dello studio del proprio corpo. Se c’è motivazione, nasce dalla competenza e dalla preparazione, non dallo slogan.

Il libro insegna come gestire il diabete nello sport?

Offre strumenti di comprensione e spunti concreti, ma non sostituisce il percorso medico individuale. Non propone protocolli universali. Mostra un metodo di lavoro basato su monitoraggio, adattamento e dialogo costante con i professionisti sanitari. È un testo che aumenta la consapevolezza, non che fornisce ricette valide per tutti.

Parla solo ad atleti con diabete?

No. È utile a chi vive direttamente il diabete di tipo 1, ma anche a insegnanti di educazione fisica, allenatori, genitori e compagni di squadra. Aiuta a comprendere cosa accade dietro le quinte di una prestazione sportiva quando è presente una condizione metabolica cronica. Riduce l’ignoranza, non crea eccezioni.

l libro promette che con il diabete si può fare tutto?

Non promette nulla in termini assoluti. Mostra che molto è possibile, a patto di conoscere i propri limiti, studiare le risposte del corpo e accettare la necessità di un controllo costante. Non elimina il rischio, ma insegna a gestirlo con competenza.

A chi è consigliato?

A chi pratica sport e convive con il diabete di tipo 1. A insegnanti e allenatori che vogliono comprendere meglio la dimensione fisiologica e organizzativa di questa condizione. A genitori che cercano uno sguardo realistico e non drammatizzato. A chi è interessato al rapporto tra nutrizione, metabolismo e performance.

È un libro medico o umano?

È entrambe le cose. È medico perché affronta con rigore i meccanismi metabolici e le implicazioni dell’attività fisica nel diabete di tipo 1. È umano perché racconta dubbi, errori, frustrazioni e scelte quotidiane. Non separa mai il dato clinico dall’esperienza vissuta.


Nota di trasparenza

Questo incontro nasce dalla lettura di una copia stampa di Nutrizione e sport con il diabete – L’esperienza di un’atleta inviata da Santelli Editore a Mentalità Amplificata con finalità esclusivamente culturali e divulgative. Non si tratta di una collaborazione commerciale: non è previsto alcun compenso, non esistono accordi promozionali e il contenuto non è stato sottoposto a revisione preventiva da parte dell’editore. Le riflessioni e le interpretazioni presenti in questo testo sono libere, indipendenti e fedeli all’esperienza di lettura e al dialogo interno al team di Mentalità Amplificata. È la stessa etica che guida ogni contenuto pubblicato su questo spazio: leggere con attenzione, confrontarsi con i testi in modo critico, restituire ciò che si è compreso senza piegare il giudizio a logiche pubblicitarie o narrative preconfezionate.

Il libro è disponibile sul sito ufficiale di Santelli Editore, in libreria e nei principali store online. Se desideri sostenere il lavoro dell’autrice e, allo stesso tempo, contribuire a mantenere vivo lo spazio indipendente di Mentalità Amplificata, puoi utilizzare il link affiliato Amazon presente in questa pagina: per te il prezzo non cambia, mentre una piccola percentuale ci aiuta a continuare questo lavoro di lettura, studio e condivisione.

Se sceglierai di incontrarlo, fallo senza fretta, senza l’urgenza di capire subito “cosa ti lascia”. Nutrizione e sport con il diabete non è un testo da consumare in cerca di conferme rapide né da trasformare in protocollo personale da applicare alla lettera. È un libro che richiede attenzione, perché parla di gestione, di responsabilità, di adattamento continuo. E queste cose non si comprendono davvero in una lettura superficiale. Lascia che alcune pagine ti restino addosso senza pretendere di trasformarle subito in soluzione. Permetti a certi passaggi — quelli sulla pianificazione, sugli errori, sulle notti complicate, sulle gare preparate al dettaglio — di sedimentare nei giorni in cui l’allenamento pesa o la motivazione oscilla. Non cercare una formula per “fare meglio”: osserva piuttosto cosa cambia quando inizi a guardare il corpo come un sistema da conoscere, non come un ostacolo da forzare. Non è un libro che promette svolte improvvise. È un libro che invita a studiare, a misurare, a dialogare con i propri limiti in modo competente. Se questo incontro ti è stato utile, se ti ha aiutato a entrare in relazione con il libro in modo più consapevole e meno superficiale, e se desideri contribuire a mantenere vivo questo spazio indipendente di lettura, confronto e ricerca, puoi offrirci un caffè. Nessun obbligo, nessuna aspettativa: solo un gesto libero, e un modo semplice per dire continuate a leggere con questo passo.