VIN.CO!

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VIN.CO! Vincere consapevolmente. Allenare la presenza mentale nello sport di Nicola Cacco — Edizioni Mediterranee


Ci sono libri che parlano di vittoria e sembrano conoscere già il traguardo.

Questo no.

VIN.CO! comincia molto prima del risultato, in quel punto difficile da fotografare in cui un atleta deve incontrare la propria mente: mentre il corpo è stanco, l’errore è appena accaduto, la pressione restringe il respiro e il gesto successivo chiede comunque di essere compiuto. Nicola Cacco attraversa gli insegnamenti dell’antica tradizione buddhista e li mette in dialogo con lo sport. Non costruisce un trattato riservato agli specialisti. Affida i concetti alle vite degli atleti, alle loro scelte, alle cadute, ai ritorni e a quei momenti nei quali una prestazione smette di essere soltanto una prestazione e diventa una domanda sull’essere umano. Non racconteremo le singole storie. Alcune meritano di arrivare al lettore senza essere anticipate; altre, anche quando sono note, acquistano nel libro un significato diverso grazie all’accostamento con gli insegnamenti buddhisti. Ci fermeremo invece davanti alla domanda che il titolo porta con sé: che cosa significa vincere consapevolmente?

Per cercare una risposta siamo entrati nella Valle del Respiro Antico, la dimora del Maestro Samurai Oda Tao. Ma il cammino non è cominciato lì. È cominciato con un libro azzurro che non aveva alcuna intenzione di restare al proprio posto.

Ora varca la soglia: entra in Mentalità Amplificata



Il libro che non rimase sullo scaffale

Nella Biblioteca delle Radici Luminose i libri non erano disposti per autore, argomento o altezza.

Almeno, non soltanto.

Gli scaffali seguivano un ordine che cambiava con chi li attraversava. Un volume poteva restare per mesi tra la botanica e la geometria, poi spostarsi durante la notte accanto a una raccolta di racconti di viaggio. Alcuni testi si lasciavano trovare subito. Altri pretendevano che il lettore arrivasse con la domanda giusta.

Quel pomeriggio non avevo domande particolarmente nobili.

Cercavo un libro sulla preparazione mentale nello sport che ricordavo di aver visto qualche settimana prima. Avevo già controllato tre scaffali e cominciavo a sospettare che la Biblioteca stesse abusando della propria libertà simbolica.

«Sei una biblioteca» dissi a bassa voce. «Il tuo compito sarebbe semplificare la ricerca.»

Una radice luminosa si accese sotto il pavimento e si spense quasi subito.

Non era una risposta. Era peggio: sembrava un’opinione.

Fu allora che vidi la copertina.

Azzurra, netta, attraversata da un titolo che sembrava insieme un’affermazione e una scomposizione: VIN.CO!

Lo presi dallo scaffale. Sotto il titolo, una promessa più precisa: vincere consapevolmente, allenare la presenza mentale nello sport.

Conoscevo alcuni degli atleti citati nel volume. Altri nomi mi erano meno familiari. Sfogliai l’indice e incontrai parole che non mi sarei aspettato di trovare così vicine a una palestra, a una pista o a un campo: sofferenza, attaccamento, compassione, equanimità, presenza.

Continuai a sfogliare.

Il libro compiva un movimento curioso. Partiva da insegnamenti antichi, ma non li lasciava sospesi nella teoria. Li accompagnava verso i corpi degli sportivi, dentro vite sottoposte alla fatica, all’ambizione, alla perdita e al giudizio.

Mi sedetti sul gradino più basso della scala.

Lessi abbastanza da perdere la nozione del tempo e non abbastanza da sentirmi soddisfatto.

Era un buon segno.

Richiusi il volume e tornai verso l’uscita. Prima di attraversare la porta mi voltai. Nello spazio lasciato vuoto sullo scaffale, la radice luminosa si accese di nuovo.

«Sì» dissi. «Lo porto agli altri.»

Questa volta la luce rimase accesa.



Un compito al Rifugio

Quando arrivai al Rifugio di Aetheria, Sophie era seduta al grande tavolo di legno con un taccuino aperto e una tazza tra le mani. Giordano, lo gnomo aureo, era inginocchiato accanto a una sedia rovesciata. Prince, il gatto grigio, occupava la sedia sana.

«Che cosa è successo?» chiesi.

Giordano sollevò lo sguardo. Aveva la corona d’alloro storta, un martello in una mano e tre chiodi stretti tra le labbra.

«Manutenzione preventiva.»

Sophie osservò la gamba staccata sul pavimento.

«La sedia funzionava, prima della manutenzione.»

Giordano tolse i chiodi dalla bocca.

«Questa è una lettura conservatrice del cambiamento.»

«Questa è una gamba sul pavimento.»

«Ogni innovazione attraversa una fase nella quale viene fraintesa.»

Prince aprì un occhio, guardò la sedia rotta e poi tornò a dormire. Non sembrava disposto a investire fiducia nel progetto.

Appoggiai VIN.CO! sul tavolo.

Sophie lesse il nome dell’autore.

«Nicola Cacco.»

«Farmacista» dissi.

Alzò lo sguardo verso di me.

«Me lo stai affidando per questo?»

«Anche. Ma soprattutto perché parla di salute, corpo, mente, alimentazione, pratica e sport.»

«Quindi hai pensato che servisse qualcuno capace di impedire a un insegnante di educazione fisica di trasformare tutto in una lezione.»

«Ho pensato che servisse qualcuno capace di leggere le note.»

Sophie strinse appena gli occhi.

«Le leggo.»

«Lo so.»

«Tutte.»

«Questo lo dici tu.»

Giordano smise di lavorare alla sedia e ci guardò alternativamente.

«Devo allontanarmi o questa è già la parte educativa dell’incontro?»

«Devi finire la sedia» rispondemmo insieme.

Lui abbassò lo sguardo sul martello.

«C’è una sintonia notevole, ma mi sembra prematuro segnalarla.»

Sophie gli lanciò un panno. Giordano cercò di afferrarlo, mancò la presa e il panno gli finì sulla corona.

Non dissi nulla.

La dimostrazione era completa.

Tirai fuori dalla borsa altre due copie del libro. Ne passai una a Sophie e una a Giordano.

«Vorrei che lo leggessimo tutti.»

Giordano liberò la corona dal panno.

«Tutti in senso comunitario o tutti in senso entro una scadenza?»

«Entrambe le cose.»

«La seconda rovina molto la prima.»

Prince scese dalla sedia, salì sul tavolo e annusò la copia rimasta davanti a me. Fece un giro stretto sopra il volume, poi si sedette esattamente al centro della copertina.

Giordano lo indicò.

«Lui ha già cominciato una lettura stratificata.»

Prince avvolse la coda intorno alle zampe.

«Quella è la copia per il Maestro Samurai Oda Tao» dissi.

Il gatto grigio mi guardò senza spostarsi.

«Gliela consegnerò quando avrà finito» disse Sophie.

«Prince o il Maestro?»

«Vedremo chi dei due riterrà necessario comunicarlo.»

Mi sedetti.

«Tra sette giorni, al tramonto, ci incontreremo nella Valle del Respiro Antico

Giordano lasciò finalmente il martello.

«Nella dimora del Maestro?»

«Sì.»

«Allora il libro è serio.»

«Lo era anche prima.»

«Certo, ma la Valle aumenta la serietà ambientale. C’è nebbia. La nebbia rende autorevole qualsiasi cosa.»

Sophie prese la propria copia.

«Perché proprio la Valle?»

Guardai il libro sotto Prince. Il titolo restava quasi interamente nascosto, ma il punto tra le due sillabe era ancora visibile.

«Perché parla di sport, ma affonda le radici altrove. E perché usa il respiro non come decorazione, ma come strada. Se vogliamo discuterne davvero, dobbiamo farlo con chi conosce il silenzio senza trasformarlo in una posa.»

Dal camino arrivò lo schiocco breve di un ceppo.

Giordano raccolse il libro e lo tenne con entrambe le mani.

«Sette giorni sono pochi.»

«Avevi detto che la scadenza rovinava la comunità.»

«La penso ancora così. Ma adesso la comunità ha la nebbia e un Maestro Samurai. Mi organizzerò.»

Prince scese dalla copia destinata a Oda Tao e, passando accanto alla sedia riparata, la sfiorò con il fianco.

La gamba appena fissata cedette.

Giordano chiuse gli occhi.

«Chiedo che questo episodio non entri nella narrazione ufficiale.»

Non gli promisi nulla.



La strada verso la Valle

Nei sette giorni successivi il libro attraversò il Rifugio anche quando nessuno ne parlava.

Lo vidi accanto alla tazza di Sophie, pieno di piccoli segni di carta. Lo trovai sul davanzale con una castagna infilata tra le pagine e compresi che Giordano aveva inventato un proprio sistema di annotazione. Una sera, entrando, sorpresi Prince addormentato contro il dorso della mia copia.

Io lessi lentamente.

Non perché il testo fosse difficile, ma perché il suo meccanismo chiedeva una pausa tra una storia e l’altra. Ogni atleta portava con sé un mondo. Leggerli in sequenza troppo rapida avrebbe trasformato vite differenti in una sola dimostrazione.

Il giorno dell’incontro partimmo dal Rifugio prima del tramonto.

Sophie camminava al mio fianco con una borraccia termica nella borsa. Giordano ci seguiva a qualche passo di distanza, controllando con sospetto ogni radice. Prince non seguiva nessuno. Compariva ora davanti, ora dietro, come se fosse il sentiero a doversi adattare alla sua direzione.

«Hai portato il tè?» chiesi.

«Sì.»

«Quello affumicato?»

«No. Quello ti piace soltanto quando vuoi convincerti di essere una persona più austera.»

La guardai.

«Mi piace davvero.»

«Ne lasci sempre metà nella tazza.»

«Perché rifletto.»

«Perché diventa freddo.»

Giordano accelerò il passo e comparve tra noi con il fiato corto.

«È confortante sapere che la conoscenza reciproca può essere usata con questa precisione.»

«Giordano» disse Sophie.

«Non ho detto nulla.»

«Lo stavi per fare.»

«Questa capacità predittiva dovrebbe preoccuparci più di S.I.S.A.»

Nel pronunciare il nome dell’intelligenza artificiale, guardò istintivamente tra gli alberi. Nessuna voce rispose.

S.I.S.A. non era lì.

Non ancora.

La strada cominciò a salire. L’aria cambiò prima del paesaggio: divenne più fresca e sottile, attraversata dall’odore dell’acqua e del legno umido. Quando apparvero le prime fasce di nebbia, Giordano rallentò.

«Lo sapevo.»

«Che cosa?» chiesi.

«Serietà ambientale.»

Pochi passi più avanti inciampò in una pietra bassa, agitò le braccia e riuscì miracolosamente a restare in piedi. Si voltò verso di noi con una dignità costruita in fretta.

«Era un inchino preparatorio.»

Prince gli passò accanto con la coda alta.

«Molto preparatorio» disse Sophie.

La Valle si aprì oltre l’ultima curva.

Non era vasta. Erano le montagne intorno a farla sembrare raccolta, quasi custodita. Un corso d’acqua scendeva tra le pietre e scompariva sotto un ponte di legno. Più in alto, vicino a un acero, il Maestro Samurai Oda Tao ci aspettava.

Non aveva assunto una posa solenne. Stava versando acqua calda in una teiera.

«Siete in ritardo» disse.

Giordano guardò il cielo.

«Il sole non è ancora tramontato.»

«Io non ho parlato del sole.»

Giordano abbassò la testa.

«Capisco.»

Non capiva.

Nemmeno io, ma avevo più esperienza nel non dichiararlo.

Oda Tao osservò i libri che portavamo.

«La Biblioteca vi ha consegnato molte parole.»

«Siamo venuti a capire quali meritano di restare» dissi.

Il Maestro ci invitò a sederci sulle stuoie disposte vicino all’acqua. Prince scelse una pietra piatta ancora tiepida di sole. Sophie tirò fuori la borraccia.

Il Maestro Oda Tao guardò il contenitore, poi la propria teiera.

«Ho portato del tè» disse lei.

«Anch’io.»

Sophie esitò.

«Il suo sarà certamente più adatto.»

Il Maestro versò una tazza e gliela porse.

«Una bevanda non si offende se ne ascolti un’altra.»

Giordano si sedette.

«Sono già contento di essere venuto. Nel mio villaggio due teiere avrebbero prodotto una crisi diplomatica.»



Che cosa vuole vincere chi dice “vinco”?

Posai il libro davanti a me.

Per qualche momento nessuno parlò. L’acqua continuava a muoversi tra le pietre, indifferente al fatto che avessimo organizzato un incontro sulla presenza.

Fu il Maestro Oda Tao a rompere il silenzio.

«Perché questo titolo vi ha condotti qui?»

Guardai le grandi lettere sulla copertina.

«Perché è una dichiarazione. Ma anche una domanda.»

Giordano inclinò il volume verso la luce.

«Posso fare un’osservazione non richiesta, ma formulata con educazione?»

Sophie si voltò verso di lui.

«È già un miglioramento.»

«La copertina non mi convince del tutto. Per me è la prima stretta di mano di un libro: dovrebbe attirarti, suggerire ciò che troverai e conservare una parte di mistero. Qui il pugno, la mano in meditazione e il titolo così grande dichiarano tutto molto in fretta. Dentro, invece, ho trovato più silenzio, più fragilità e molte più sfumature.»

«Quindi la ritieni sbagliata?» chiesi.

«No. La ritengo più semplice del libro. E quando un libro ha tanto respiro, mi piacerebbe che la copertina non glielo accorciasse.»

Passò un dito sopra il titolo.

«Il punto, però, mi piace. Divide la parola. Prima “vin”, poi “co”. Sembra che la vittoria abbia dovuto fermarsi a respirare.»

Stava sorridendo, ma non del tutto. Ripresi la sua immagine.

«Forse è proprio questo. Interrompere l’automatismo della parola. Di solito quando diciamo “vinco” pensiamo subito a qualcuno che perde, a un tempo più basso, a un punteggio più alto, a una classifica. Qui la vittoria viene riportata dentro.»

Sophie appoggiò la tazza.

«E dentro non c’è un avversario semplice.»

«No. Ci sono paura, desiderio, rabbia, attaccamento, distrazione. Ma dire “vincere se stessi” può diventare pericoloso. Può far pensare a una parte di noi che deve dominarne un’altra.»

Oda Tao guardò l’acqua.

«Se una metà di te vince e l’altra viene umiliata, la guerra continua.»

La frase non aveva bisogno di essere spiegata. Giordano, però, sollevò lentamente una mano.

«Quindi vincersi non significa picchiarsi interiormente finché resta in piedi soltanto la parte più disciplinata.»

«No» disse Sophie. «Significa riconoscere quello che sta accadendo senza esserne trascinati immediatamente. Un’emozione non sparisce perché la giudichi inadatta alla prestazione.»

«A volte peggiora» aggiunsi. «Nello sport lo vedo spesso. Un ragazzo sente paura, poi si arrabbia con se stesso perché ha paura. A quel punto non deve più affrontare soltanto la gara. Deve combattere anche contro il fatto di non sentirsi come crede che dovrebbe.»

Giordano raccolse una piccola pietra.

«La seconda paura pesa più della prima.»

Lo guardammo.

Lui rigirò la pietra tra le dita.

«Quella di avere paura della propria paura. È come portare uno zaino e poi infilare nello zaino un altro zaino perché ti vergogni del primo.»

Sophie annuì.

«Questa la teniamo.»

Giordano abbassò subito lo sguardo.

«È uscita senza revisione.»

Oda Tao prese la teiera.

«Le parole vere non chiedono il permesso all’orgoglio.»

Giordano rimase immobile per un momento, poi si rivolse a me.

«Prof, il Maestro potrebbe alternare la saggezza millenaria con osservazioni meno precise? Mi sentirei più protetto.»

«Non credo sia previsto.»

«Lo temevo.»

Mi voltai verso la nebbia che scendeva lentamente dalla montagna.

«Il libro propone la presenza come forma di allenamento. Non promette una mente vuota e nemmeno l’assenza di tensione. Porta l’attenzione sul rapporto che costruiamo con ciò che accade dentro di noi.»

Sophie sfiorò il bordo della copertina.

«Chiediamolo a S.I.S.A.»

Il suo nome entrò nella Valle senza produrre alcun effetto spettacolare.

Per alcuni secondi si sentì soltanto l’acqua.

Poi, da un punto che non avrei saputo indicare, arrivò la sua voce.

«Sono presente.»

Giordano si guardò intorno.

«Questa frase, detta da una presenza senza corpo, conserva sempre una certa complessità.»

Sophie ignorò l’osservazione.

«S.I.S.A., che cosa allena concretamente la mindfulness in uno sportivo?»

«Allena prima di tutto il ritorno. L’attenzione si allontana, un pensiero prende spazio, il corpo si irrigidisce, un’emozione chiede una risposta immediata: l’atleta impara ad accorgersene prima che l’automatismo scelga al suo posto. Non deve scacciare ciò che prova, ma riconoscerlo e riportare intenzionalmente l’attenzione al respiro, al gesto e all’azione successiva. La pressione rimane e il risultato resta incerto, ma cambia il modo in cui l’atleta vive quel momento. La mindfulness non promette la vittoria: allena la possibilità di essere davvero presenti mentre la si cerca.»

La voce non rimase nell’aria più del necessario.

Giordano aspettò qualche secondo.

«Posso tradurre?»

«Puoi.»

«La mente scappa. Tu te ne accorgi e la riporti indietro senza insultarla per essere scappata.»

«Sintesi corretta.»

«Grazie. Da te ogni approvazione sembra il risultato di un esame diagnostico, ma la accolgo.»

Prince sollevò la testa. Un insetto era passato sopra l’acqua. Lo seguì con gli occhi, tese appena il corpo, poi tornò immobile quando l’insetto scomparve.

Il Maestro Oda Tao indicò il gatto.

«Ha perso l’oggetto della sua attenzione. Non ha perso se stesso.»

Prince mosse un orecchio.

Era difficile capire se accettasse il ruolo di esempio o stesse semplicemente registrando un suono lontano.



Parabole contemporanee

Il punto più originale del libro, almeno per me, non era soltanto nella scelta degli insegnamenti buddhisti. Era nel modo in cui venivano avvicinati alle storie sportive.

Lo dissi.

«Cacco prende concetti che potrebbero restare astratti e li mette accanto alle vite degli atleti. Così la pazienza acquista un passo, la compassione entra in uno stadio, l’accettazione incontra un corpo cambiato, l’equanimità deve resistere al rumore che circonda la prestazione.»

Sophie annuì.

«Le storie permettono al lettore di capire prima ancora di possedere una definizione completa. Alcune vicende le conoscevo già, ma dentro questa struttura hanno assunto un’altra luce. Altre non le conoscevo affatto e sono quelle che mi sono rimaste più vicine.»

«Anche a me» dissi. «Il libro non si affida soltanto ai campioni inevitabili. Cerca percorsi meno consumati dalla narrazione pubblica.»

Giordano aveva aperto la propria copia. Tra le pagine spuntavano castagne, foglie e un pezzo di spago rosso.

«Ho capito perché funzionano.»

«Sentiamo» disse Sophie.

«Fanno quello che facevano le storie antiche. Qualcuno parte, desidera una cosa, incontra un limite, cade, sceglie, qualche volta comprende. Tu lo segui e, mentre credi di ascoltare la sua vita, ti accorgi che stai guardando la tua.»

Si fermò.

«Solo che qui hanno scarpe tecniche, divise, record e contratti.»

Guardai il libro.

«Sono parabole contemporanee.»

Sophie si voltò verso di me.

«Questa la teniamo.»

«Era mia» protestò Giordano.

«L’immagine era tua. La definizione è del Prof.»

Giordano rifletté.

«Accetto una comproprietà intellettuale con riconoscimento morale e diritto a una focaccia futura.»

«Concesso» dissi.

Il Maestro Oda Tao, che fino a quel momento aveva ascoltato, chiuse il libro.

«Una parabola apre una porta. Non imprigiona chi la porta.»

Compresi il richiamo.

«È vero. C’è un rischio: ridurre ogni atleta all’insegnamento che abbiamo deciso di associargli. Come se una vita intera servisse soltanto a dimostrare un concetto.»

Sophie raccolse il filo.

«Le persone non sono prove. E nemmeno simboli perfetti. Possiamo riconoscere in una storia una forma di compassione, coraggio o presenza senza trasformare l’atleta in un santo della qualità che rappresenta.»

«Anche perché» disse Giordano «se per insegnare la pazienza scegliamo qualcuno, poi quello poveretto dovrebbe essere paziente per sempre. Anche alla posta. Anche con i call center. È una responsabilità eccessiva.»

Sorrisi.

«Il valore del libro non sta nel dimostrare che quegli atleti conoscessero o praticassero necessariamente gli insegnamenti buddhisti. Sta nell’utilizzare le loro vicende per renderli osservabili.»

«Il dito indica la luna» disse Oda Tao. «Il saggio guarda la luna. Lo sciocco discute se il dito abbia una formazione astronomica.»

Giordano alzò il proprio indice, lo osservò e poi lo abbassò.

«Stavo per fare esattamente questo.»


La nebbia aveva raggiunto il bordo dell’acqua. Le sagome degli alberi non sparivano; diventavano meno nette. Pensai che il libro lavorasse allo stesso modo: non cancellava la dimensione agonistica, il desiderio di vincere o la concretezza della prestazione. Ne ammorbidiva i confini per mostrare ciò che normalmente resta dietro.

«Nello sport raccontiamo spesso il gesto finale» dissi. «Il punto decisivo, il record, la medaglia. Queste storie riportano attenzione su ciò che avviene prima e dopo. Il modo in cui una persona abita la pressione. Ciò che fa quando perde la forma con cui era conosciuta. La relazione con il dolore, con gli altri e con la propria identità.»

Sophie mi porse una tazza. Era il tè che piaceva a me. Non quello affumicato.

La presi senza commentare.

Giordano guardò la mia tazza, poi la borraccia di Sophie, poi di nuovo me.

«La distribuzione delle bevande segue criteri molto sofisticati.»

«Giordano!» dissi.

«Sto parlando di logistica.»

Prince scese dalla pietra e gli passò davanti, sfiorandogli il ginocchio con la coda.

«Vedi?» disse Sophie. «Anche Prince ti consiglia di proseguire.»

Giordano abbassò la voce.

«Prince non consiglia. Emette sentenze senza motivazione.»



La mente che tutti considerano decisiva

Parlammo poi di un paradosso presente nel libro e riconoscibile in quasi ogni ambiente sportivo.

Tutti dichiarano che la mente sia decisiva.

Pochi la allenano con la stessa continuità riservata al corpo, alla tecnica e alla tattica.

«A scuola succede qualcosa di simile» dissi. «Chiediamo ai ragazzi di concentrarsi, controllarsi, motivarsi, gestire la frustrazione. Usiamo verbi che descrivono competenze, ma spesso li pronunciamo come se fossero ordini. “Concentrati” dovrebbe essere l’inizio di un insegnamento. Invece diventa la sua sostituzione.»

Sophie appoggiò i gomiti sulle ginocchia.

«Anche nella salute diciamo alle persone di ridurre lo stress, dormire meglio, ascoltare il corpo. Indicazioni corrette, ma inutili se non diventano pratiche possibili dentro una vita reale.»

«Qui si sente il percorso professionale dell’autore» dissi. «La farmacia, l’interesse per la salute più che per la sola malattia, l’alimentazione, l’integrazione, il coaching e infine la mindfulness.»

Sophie mi guardò di lato.

«Hai studiato la biografia.»

«Leggo anche le note, qualche volta.»

«Qualche volta.»

«Quando sono necessarie.»

«Sono sempre necessarie.»

Giordano si rivolse al Maestro Samurai Oda Tao.

«Maestro, esiste un insegnamento antico sulla possibilità di avere ragione senza ricordarlo continuamente agli altri?»

Il Maestro Oda Tao versò altro tè.

«Esiste. Ma chi lo domanda, di solito, spera di applicarlo a qualcun altro.»

Sophie abbassò la testa per nascondere un sorriso.

Io bevvi.

Il tè era alla temperatura giusta.

«Quello che apprezzo» continuò lei «è il passaggio dalla soluzione esterna alla pratica personale. Un farmacista lavora ogni giorno con sostanze che producono effetti nell’organismo. Qui l’autore propone qualcosa che non può essere ingerito, acquistato e delegato. Richiede esercizio.»

Giordano si illuminò.

«Ha scelto la cosa meno vendibile: fermarsi e respirare.»

«In realtà ha costruito anche un programma» osservai.

«Sì, ma il programma non respira al posto tuo.»

Questa volta nessuno dovette tradurlo.

Oda Tao raccolse una foglia caduta sulla stuoia.

«La via che può essere consegnata già percorsa non è una via. È una mappa.»

Il libro, nella parte finale, rendeva esplicito il progetto MIVINCO e la volontà di trasformare la riflessione in un percorso strutturato. Era un passaggio coerente con l’intero volume: dopo aver raccontato principi e storie, Cacco cercava una forma praticabile.

Ma la forma, da sola, non bastava.

«S.I.S.A.!» chiamai.

La voce tornò, lieve, senza provenire da un punto preciso.

«Ti ascolto.»

«Quanto possiamo dire, con rigore, del rapporto tra mindfulness e prestazione sportiva?»

«La ricerca indica benefici possibili su attenzione, consapevolezza, regolazione emotiva, ansia competitiva e qualità dell’esperienza sportiva. Gli effetti sulla prestazione oggettiva non sono identici in ogni disciplina e dipendono dal tipo di intervento, dalla continuità della pratica e dagli indicatori scelti. La mindfulness è un allenamento, non una garanzia.»

Sophie annuì.

«Questo è importante. Se la trasformiamo nell’ennesima promessa per vincere di più, perdiamo il suo significato proprio mentre cerchiamo di applicarla.»

«La useremmo per alimentare lo stesso attaccamento che dovrebbe aiutarci a riconoscere» dissi.

Giordano si strinse nel mantello.

«Quindi anche il non attaccamento può diventare uno strumento per attaccarsi meglio al risultato.»

Lo guardai.

«Sì.»

«La mente umana è molto creativa quando deve complicarsi la vita.»

«È una delle sue specialità» rispose S.I.S.A.

Giordano alzò gli occhi verso la nebbia.

«Questa sembrava quasi ironia.»

La voce non rispose.

«La registrerò come progresso relazionale.»


La presenza non rende invulnerabili

Il buio era arrivato senza separarsi nettamente dal giorno. Il Maestro Samurai Oda Tao accese una lanterna bassa, sufficiente a vedere i volti ma non a cancellare la Valle.

Prince si era acciambellato accanto al libro. La copertina gli faceva da riparo contro l’umidità.

«C’è un punto sul quale vorrei essere chiaro» dissi. «La presenza non rende invulnerabili.»

Sophie mi guardò.

«È ciò che rischiamo di chiedere agli atleti ogni volta che parliamo di forza mentale. Non soltanto affrontare la difficoltà, ma non esserne toccati.»

«E se vengono toccati» aggiunsi «interpretiamo la ferita come impreparazione.»

Giordano aveva smesso di scherzare. Teneva le mani intorno alla tazza.

«Forse chiamiamo forte una persona quando riesce a nasconderci il prezzo.»

La frase arrivò piano.

Oda Tao lo osservò.

«Il bambù attraversa il vento perché si piega. Se volesse dimostrare di essere una quercia, si spezzerebbe per orgoglio.»

Giordano annuì.

«Questa volta non chiedo una versione più semplice.»

Sophie riprese: «Nel libro la sofferenza non è trattata come un incidente da eliminare rapidamente. È parte dell’esperienza umana. Questo non significa idealizzarla. Il dolore va curato, le condizioni ingiuste vanno cambiate, gli abusi non diventano nobili perché qualcuno riesce a sopportarli. La consapevolezza serve anche a vedere meglio ciò che non dovrebbe essere accettato.»

«Accettazione non è rassegnazione» dissi.

«E compassione non è debolezza.»

«Equanimità non è indifferenza.»

Giordano sollevò un dito.

«Lasciare andare non significa lasciare perdere.»

Sophie sorrise.

«Hai studiato.»

«Ho usato tre castagne e una foglia per orientarmi, ma sì.»

Il Maestro guardò le montagne, ormai quasi invisibili.

«Le parole antiche diventano pericolose quando vengono svuotate per farle entrare in una frase comoda.»

Era forse questo uno dei meriti maggiori del libro: tentare di mantenere vive quelle distinzioni mentre le portava in un mondo orientato al risultato. Non sempre l’accostamento poteva avere la stessa naturalezza; cinquantadue storie significavano cinquantadue vite, contesti e livelli differenti di vicinanza ai principi proposti. Eppure, nel loro insieme, costruivano un ponte.

Non un ponte tra Oriente e Occidente, formula troppo grande e troppo consumata. Un ponte più concreto: tra ciò che sappiamo e ciò che riusciamo a praticare quando qualcosa conta davvero.

«Da insegnante» dissi «mi interessa proprio questo. Un principio educativo vale poco se funziona soltanto quando siamo tranquilli. Il rispetto, l’ascolto, la presenza e la capacità di non reagire automaticamente devono entrare nel conflitto, nella gara, nell’errore, nel giudizio. Altrimenti restano belle parole pronunciate in assenza di attrito.»

Sophie mi porse altra acqua calda.

«E da farmacista mi interessa che la pratica non venga presentata come una cura universale. Può accompagnare, sostenere, rendere più consapevoli. Non sostituisce ciò che richiede un medico, uno psicologo o un intervento specifico.»

«Questa precisazione dovevi farla.»

«Sì.»

«Anche se nessuno te l’aveva chiesta.»

«Soprattutto per quello.»

«Lo immaginavo.»

Giordano guardò Prince.

«Tra loro funziona così» gli sussurrò. «Si contraddicono per verificare che l’altro resti.»

Prince aprì entrambi gli occhi.

Io e Sophie ci voltammo nello stesso momento.

«Stavo parlando con il gatto» disse Giordano.

Prince si alzò e si trasferì accanto al Maestro Samurai Oda Tao.

«Anche lui ha ritenuto eccessiva l’interpretazione» osservò Sophie.

Giordano sospirò.

«Sono stato abbandonato dalla mia stessa fonte.»



Quello che resta quando il risultato passa

La conversazione continuò ancora a lungo, ma a un certo punto smettemmo di seguire l’ordine delle pagine.

Era giusto così.

Parlammo della disciplina e della differenza tra costanza e irrigidimento. Del corpo come luogo nel quale la mente diventa visibile. Della pressione, che non nasce soltanto dall’esterno ma anche dalle immagini che costruiamo di noi stessi. Del valore di una pratica capace di accompagnare sia l’atleta professionista sia chi entra in campo dopo una giornata di lavoro.

Parlammo delle storie meno note.

Non le raccontammo. Dicemmo soltanto che alcune vite arrivano con la forza di ciò che non era già stato trasformato in slogan. Sophie aveva sottolineato soprattutto i passaggi in cui la cura diventava gesto. Giordano quelli nei quali qualcuno perdeva una forma conosciuta e doveva cercarne un’altra. Io avevo riempito il quaderno di osservazioni sulla relazione tra allenamento, identità e presenza.

Il Maestro Oda Tao non aveva preso appunti.

«Maestro» chiese Giordano, «come fa a ricordare tutto?»

«Non ricordo tutto.»

«E come sceglie che cosa tenere?»

«Non scelgo subito.»

Giordano aspettò.

«E dopo?»

«Ciò che serve ritorna.»

Lo gnomo guardò la propria copia gonfia di segnalibri.

«Il mio metodo è leggermente più boschivo.»

La lanterna illuminava soltanto una parte del titolo.

VIN.

Il resto rimaneva sotto la zampa di Prince.

«Forse abbiamo parlato troppo della vittoria interiore» dissi «senza dire che quella esteriore continua a contare. Un atleta vuole vincere. Non dobbiamo vergognarci di questo desiderio.»

Sophie annuì.

«Il problema non è desiderare il risultato. È consegnargli il diritto di stabilire interamente chi siamo.»

Giordano guardò l’acqua.

«Il podio è stretto. Se ci metti sopra tutta la tua identità, prima o poi qualcosa cade.»

«Anche questa la teniamo» dissi.

Lui sorrise, ma non fece battute.

Il Maestro Oda Tao prese la tazza ormai vuota.

«La vittoria è un ospite. Accoglila quando arriva. Non costruirle la tua casa.»

La frase si posò nella Valle senza chiedere conclusioni.

Pensai alle storie del libro. Alle carriere lunghe e a quelle spezzate. Ai corpi capaci di gesti straordinari e ai giorni in cui quegli stessi corpi non avevano risposto. Alle persone celebrate per un risultato e poi costrette a capire chi fossero fuori dall’immagine che il pubblico aveva imparato ad amare.

Le parabole contemporanee di Nicola Cacco non dicevano tutte la stessa cosa.

Era questo a renderle vive.

Alcune mostravano la possibilità di restare. Altre quella di ricominciare. Alcune parlavano della forza necessaria per agire. Altre del coraggio, meno visibile, necessario per accettare. Insieme suggerivano che la vittoria non coincide sempre con il momento in cui il mondo ci applaude.

A volte comincia quando l’applauso finisce.


La domanda della Valle

Prima di congedarci, il Maestro Samurai Oda Tao ci chiese che cosa avremmo riportato al Rifugio. Non disse “che cosa avete imparato”. Forse sapeva che dichiarare troppo presto un apprendimento è un modo elegante per impedirgli di continuare.

Sophie fu la prima.

«Porto con me l’idea che la presenza sia una forma di cura precedente alla riparazione. Non aspetta che qualcosa si rompa. Insegna ad ascoltare mentre la vita sta ancora parlando a voce bassa.»

Il Maestro Oda Tao chinò appena il capo.

Giordano si sistemò la corona.

«Io pensavo che vincere fosse soprattutto arrivare sul gradino più alto. Adesso penso che conti anche il modo in cui ne scendi. Se per salire perdi tutto quello che ti permetteva di riconoscerti, forse il gradino era troppo costoso.»

Abbassò gli occhi.

«Questa è uscita con supervisione minima.»

«Si sentiva» disse Sophie.

Lui la guardò, incerto se fosse un complimento.

Poi venne il mio turno.

«Porto le storie. Non come modelli da imitare e nemmeno come prove. Come parabole contemporanee. Ci permettono di osservare gli insegnamenti buddhisti mentre incontrano la pressione, la fatica e l’imperfezione delle vite reali.»

Il Maestro Oda Tao guardò Prince.

Il gatto si era seduto sul bordo dell’acqua. Fissava il proprio riflesso, deformato dalla corrente. Allungò una zampa, sfiorò la superficie e lasciò che l’immagine si spezzasse.

Non provò a ricomporla.

Ritirò la zampa e rimase lì.

Giordano inspirò per parlare, ma Sophie gli posò due dita sul braccio.

«No» disse piano. «Questa volta non tradurre.»

Lui annuì.

«S.I.S.A.!» chiamai.

«Sono presente.»

«Tu che cosa registri di questo incontro?»

La voce arrivò dopo una pausa.

«Nessuna definizione conclusiva della vittoria. Registro però un elemento ricorrente: la presenza non decide ciò che accadrà, ma modifica il modo in cui una persona lo attraversa.»

Il Maestro Oda Tao spense la lanterna. Il buio non cancellò la Valle. La rese più grande.


Riprendemmo il sentiero verso il Rifugio con i libri sotto il braccio. Giordano camminava davanti a noi e, per i primi minuti, non inciampò neppure una volta. Poi si voltò per controllare se ce ne fossimo accorti e mise un piede fuori dal sentiero.

Sophie lo afferrò per il mantello.

«La presenza» disse «richiede continuità.»

Giordano recuperò l’equilibrio.

«Stavo verificando il principio sul campo.»

Prince ci superò senza fretta. Io rimasi qualche passo indietro.

Quando avevo trovato VIN.CO! nella Biblioteca delle Radici Luminose, pensavo di aver preso dallo scaffale un libro sulla mente nello sport, ma, tornando dalla Valle, capii di aver portato con me una domanda più ampia: non soltanto come si vince, ma come si può attraversare il desiderio di vincere senza perdere la capacità di ascoltare, di cambiare, di riconoscere gli altri e di restare interi, anche quando il risultato prende un’altra direzione.

La vera vittoria, forse, non è sconfiggere ciò che abbiamo dentro, ma imparare ad abitarlo con abbastanza presenza da non esserne governati.

Il resto continua ad allenarsi.

Con stima e gratitudine


Epilogo

Al Rifugio le luci erano quasi tutte spente. Cima Bue si era ritirato con il suo quaderno. Sophie tornò nella sala per prendere la propria tazza e trovò Giordano ancora seduto al grande tavolo. Davanti a lui c’era la copia chiusa di VIN.CO!.

«Pensavo fossi andato a dormire.»

«Ci ho provato.»

Giordano fece girare una castagna sotto il palmo.

«Posso dirti una cosa senza che tu cerchi di curarla?»

Sophie si sedette di fronte a lui.

«Posso ascoltarla senza prescrivere nulla.»

Giordano accennò un sorriso.

«La parte in cui l’autore parla di suo padre è quella che mi ha toccato di più.»

Abbassò gli occhi.

«Ho perso mio padre quando ero piccolo. Per anni ho creduto che perderlo significasse aver perso i ricordi che avremmo potuto costruire. Crescendo ho capito che avevo perso anche tutto ciò che non era ancora accaduto.»

Sophie rimase in silenzio.

«Non ho mai potuto conoscerlo da adulto. Non ho potuto insegnargli qualcosa, discutere con lui e poi tornare a parlargli, condividere un’esperienza che nessuno dei due avrebbe immaginato.»

La castagna smise di muoversi.

«Ci sono persone delle quali ci manca il passato. Di mio padre mi manca anche il futuro.»

«È un lutto difficile da raccontare» disse Sophie.

Giordano annuì. Sophie guardò il libro.

«Quella storia non ti ha restituito tuo padre.»

«No. Ed è proprio per questo che mi sono fidato.»

Giordano appoggiò una mano sulla copertina.

«L’autore non sapeva che io esistessi e non stava cercando di consolarmi. Ha raccontato suo padre e si è lasciato vedere come figlio. La loro storia appartiene a loro, ma mi ha permesso di riconoscere la forma della mia assenza.»

«Prima hai detto che vorresti ringraziarlo. Che cosa gli diresti?»

Giordano rimase qualche istante in silenzio.

«Gli direi: grazie per non avere raccontato tuo padre come un monumento. La tua storia non mi ha restituito ciò che ho perduto. Mi ha dato qualcosa di più vero: le parole per riconoscere ciò che non ho potuto vivere.»

La voce gli si abbassò.

«E, per alcune pagine, il tempo trascorso con tuo padre ha illuminato anche quello che io non ho avuto.»

Sophie raccolse la castagna che stava per cadere dal tavolo e la posò accanto al libro.

«Dovresti scriverglielo.»

«Forse è troppo personale.»

«È personale» rispose lei. «Non è la stessa cosa.»

Giordano la guardò.

«Può essere un ringraziamento?»

«Credo che sia proprio un ringraziamento.»

Sophie non gli disse che suo padre sarebbe stato orgoglioso di lui. Non poteva saperlo. Non cercò nemmeno parole capaci di ridurre quella mancanza.

Rimase seduta.

A volte è tutto ciò che possiamo offrire a un dolore autentico: una presenza che non gli chieda di andarsene.

Ci sono pagine che terminano quando l’autore mette il punto. Altre continuano finché non incontrano, dentro un lettore, qualcosa che aspettava da anni di trovare le proprie parole.


Oltre il racconto

Approfondimenti, informazioni editoriali e indicazioni per proseguire l’Incontro

La collocazione nell’universo di Mentalità Amplificata

Il Sentiero di VIN.CO!

Emblema generale dei Sei Sentieri di Mentalità Amplificata

Sei direzioni formano un unico paesaggio. Questo libro ne percorre una soprattutto, lasciando tracce riconoscibili anche in altre due.

  1. Alimentazione
    Consapevole
  2. Abitudini
    Rigenerative
  3. Respiro
    Vitale
  4. Virtù
    Guidanti
  5. Corpo in
    Armonia
  6. Orizzonti
    Educativi

Sentiero principale: Virtù Guidanti.
Connessioni: Respiro Vitale e Corpo in Armonia.

Tra i Sei Sentieri di Mentalità Amplificata, VIN.CO! trova la sua collocazione principale nelle Virtù Guidanti. Il libro non considera disciplina, pazienza, fiducia, umiltà, accettazione e consapevolezza come qualità astratte o semplici strumenti per migliorare la prestazione: le presenta come forze interiori da coltivare nel tempo, capaci di orientare il comportamento dentro e fuori dal campo. Attraverso gli insegnamenti dell’antica tradizione buddhista e le storie degli sportivi, Nicola Cacco mostra che il valore di un atleta non emerge soltanto nel momento della vittoria, ma nel modo in cui affronta la pressione, accoglie l’errore, attraversa la sconfitta e continua a lavorare senza perdere il contatto con se stesso.

Le vicende narrate diventano così parabole contemporanee: non modelli irraggiungibili da imitare, ma esperienze attraverso cui osservare come si forma il carattere. Il libro dialoga anche con il Sentiero del Corpo in Armonia, per l’importanza attribuita al movimento consapevole, e con quello del Respiro Vitale, per il ruolo della meditazione e della presenza. Il suo centro, tuttavia, resta nelle Virtù Guidanti, perché la vittoria consapevole proposta dall’autore non consiste soltanto nell’ottenere un risultato, ma nel diventare la persona capace di attraversarlo senza smarrirsi.


Il libro in sintesi

Scheda editoriale

VIN.CO! VINcere COnsapevolmente

Titolo
VIN.CO! VINcere COnsapevolmente
Sottotitolo
Allenare la presenza mentale nello sport
Autore
Nicola Cacco
Editore
Edizioni Mediterranee
Collana
Sport
Anno di pubblicazione
2026
Pagine
230
Formato
15,5 × 21,5 cm
ISBN
9788827234266
Genere
Saggistica sportiva, mindfulness, allenamento mentale e crescita personale
Struttura
Quattro parti, articolate attraverso cinquantadue storie di atleti, allenatori e squadre
Temi principali
Consapevolezza, meditazione, presenza mentale, pressione agonistica, errore, sconfitta, concentrazione, accettazione, disciplina, interdipendenza, motivazione, crescita personale e relazione tra corpo e mente
Destinatari
Atleti professionisti e amatoriali, giovani sportivi, allenatori, preparatori, educatori, insegnanti di educazione fisica e lettori interessati alla mindfulness e alla dimensione interiore dello sport
Lingua
Italiano

La persona dietro le pagine

Nota sull’autore

Nicola Cacco

Autore di VIN.CO! VINcere COnsapevolmente

Nicola Cacco ha incontrato lo sport da prospettive diverse: è stato giocatore di basket, insegnante di nuoto e maratoneta. Da queste esperienze ha tratto non soltanto una conoscenza diretta dell’allenamento e della competizione, ma anche una visione dello sport come luogo di formazione, relazione e ricerca personale.

Laureato in Farmacia, ha esercitato la professione per quindici anni, approfondendo medicina naturale, nutrizione e integrazione applicata allo sport. È abilitato alla conduzione del programma MBSR – Mindfulness-Based Stress Reduction – dal Center for Mindfulness dell’Università del Massachusetts ed è coach certificato attraverso il Master in Neurocoaching del dottor Filippo Ongaro. Pratica la meditazione di consapevolezza dal 2015 e partecipa regolarmente a ritiri dedicati alla cultura buddhista e allo studio degli stati di coscienza.

Nel suo lavoro con atleti professionisti e amatoriali integra mindfulness e coaching, con l’obiettivo di affiancare all’allenamento fisico, tecnico e tattico una preparazione interiore fondata su attenzione, calma, presenza e consapevolezza. Da questo percorso è nato MIVINCO, progetto attraverso il quale lavora con sportivi provenienti da discipline differenti.

In VIN.CO! queste esperienze non restano separate. La formazione scientifica, la pratica contemplativa e il vissuto sportivo confluiscono in una ricerca comune: comprendere come la mente possa essere allenata senza ridurre la consapevolezza a una semplice tecnica per ottenere prestazioni migliori. La vittoria, nella prospettiva dell’autore, non coincide soltanto con il risultato, ma con il modo in cui una persona impara ad abitare ciò che le accade.


Una soglia prima della lettura

Prima di incontrare VIN.CO!

Otto domande sul libro di Nicola Cacco per orientarsi senza anticiparne il cammino.

  1. Di cosa parla VIN.CO! VINcere COnsapevolmente?

    Il libro parla dell’allenamento interiore nello sport. Nicola Cacco utilizza cinquantadue storie di atleti, allenatori e squadre per mostrare come presenza mentale, consapevolezza e meditazione possano cambiare il rapporto con la pressione, l’errore, la sconfitta, il limite e la ricerca del risultato.

  2. Che cosa significa il titolo VIN.CO!?

    Il titolo nasce dall’unione di VINcere e COnsapevolmente. La vittoria non viene negata né considerata irrilevante, ma osservata da una prospettiva più ampia: vincere significa anche conoscere la propria mente, restare presenti nelle difficoltà e non lasciare che il risultato diventi l’unica misura del proprio valore.

  3. Perché il libro accosta gli insegnamenti buddhisti alle storie degli sportivi?

    Gli insegnamenti buddhisti offrono mappe attraverso cui interpretare esperienze universali come sofferenza, attaccamento, paura, cambiamento e interdipendenza. Le storie sportive rendono questi concetti concreti e riconoscibili, trasformandosi in parabole contemporanee capaci di parlare anche a chi non possiede una conoscenza precedente del Buddhismo.

  4. È un libro narrativo oppure un manuale pratico?

    È entrambe le cose. Le biografie sportive danno ritmo e forza narrativa al percorso, mentre le sezioni dedicate alla meditazione, alla mindfulness e al Programma MIVINCO introducono una dimensione più pratica. Non è però un semplice repertorio di esercizi: prima di proporre un metodo, il libro invita il lettore a comprendere il proprio atteggiamento mentale.

  5. È necessario essere buddhisti per apprezzarlo?

    No. Il Buddhismo viene presentato soprattutto come tradizione di conoscenza e osservazione della mente. Il libro non richiede adesioni religiose e non propone una conversione spirituale: utilizza insegnamenti antichi per leggere esperienze che appartengono allo sport e alla vita quotidiana.

  6. Bisogna già praticare la meditazione o svolgere attività agonistica?

    No. Il linguaggio rimane accessibile anche a chi non ha mai meditato e a chi vive lo sport soltanto da appassionato. Atleti e allenatori potranno riconoscere situazioni vicine alla propria esperienza, mentre gli altri lettori potranno ritrovare nelle storie dinamiche che riguardano lavoro, relazioni, fallimenti e crescita personale.

  7. A chi è consigliata la lettura?

    È particolarmente indicato per atleti professionisti e amatoriali, giovani sportivi, allenatori, preparatori, educatori e insegnanti di educazione fisica. Può interessare anche chi desidera avvicinarsi alla mindfulness attraverso storie concrete, senza cominciare da un testo esclusivamente teorico o specialistico.

  8. Perché incontrarlo su Mentalità Amplificata?

    Perché VIN.CO! attraversa alcuni nuclei fondamentali del progetto: il dialogo tra corpo e mente, lo sport come esperienza educativa, la conoscenza che diventa pratica e il valore delle storie come strumenti di trasformazione. L’accostamento tra saggezza antica e vicende sportive permette inoltre di osservare i campioni non come figure irraggiungibili, ma come esseri umani alle prese con paura, pressione, errori, perdite e possibilità di ricominciare.




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