L’anima del polpo

L’anima del polpo – Una sorprendente esplorazione delle meraviglie della coscienza di Sy Montgomery, Aboca Edizioni


Che cosa cambia quando un animale smette di essere soltanto il rappresentante di una specie e cominciamo a riconoscerlo come individuo? In L’anima del polpo, pubblicato da Aboca Edizioni, Sy Montgomery ci accompagna al New England Aquarium di Boston, dove incontra Athena, Octavia, Kali e Karma. All’inizio colpiscono i corpi, le ventose, i cambiamenti di colore, poi arrivano le differenze fra un animale e l’altro, quelle che una visita frettolosa potrebbe lasciare inosservate.

Montgomery torna, aspetta, impara dalle persone che se ne occupano e porta la propria ricerca anche in mare. La divulgazione si intreccia al racconto personale, con la curiosità e il coinvolgimento di chi desidera avvicinarsi a una vita molto diversa dalla propria. Leggendo, può accadere di cercare una risposta nello sguardo di un polpo e accorgersi di non sapere bene come formulare la domanda.

Cima Bue chiude il libro con questo desiderio di capire. Al Rifugio, con Prince accanto, prende alcuni appunti e decide di condividere la lettura con il team. Quando tutti avranno terminato, li aspetterà al Santuario delle Connessioni, dove vuole rivolgere a S.I.S.A. una domanda sulla coscienza. Ma prima desidera ascoltare che cosa sia rimasto agli altri, perché a lui sono rimasti soprattutto quattro nomi.

Ora varca la soglia: entra in Mentalità Amplificata.


Aetheria, il mondo simbolico di Mentalità Amplificata

Il libro sul tavolo del Rifugio

Cima Bue mi raccontò che, quando aveva chiuso il libro, Prince, il gatto grigio, era seduto sulla sedia accanto alla sua. Non sul volume, come gli capitava spesso, ma abbastanza vicino da raggiungere con una zampa il foglio sul quale il Professore stava prendendo appunti. Cima Bue aveva lasciato la matita ferma per qualche istante, poi aveva riletto una frase e vi aveva aggiunto un punto interrogativo.

Non ero al Rifugio quella sera. Conosco questa scena attraverso il suo resoconto, che arrivò più tardi, quando gli domandai perché avesse deciso di convocarci. Il messaggio che ricevetti, invece, lo conservo per intero. Era destinato anche a Sophie, al Maestro Samurai Oda Tao e a Giordano, lo gnomo aureo, e accompagnava le copie di L’anima del polpo.

«Vorrei condividere con voi un altro libro di Sy Montgomery. Dopo Il tempo delle tartarughe, mi sono ritrovato davanti ad animali che conoscevo poco e a domande che credevo di saper formulare. Leggetelo senza prepararvi un intervento. Quando avremo finito tutti, ci incontreremo al Santuario delle Connessioni. S.I.S.A., vorrei chiederti alcune cose sulla coscienza, ma prima vorrei ascoltare che cosa avranno lasciato queste pagine a ciascuno di noi.»

L’ultima raccomandazione non produsse esattamente il risultato previsto. Giordano rispose chiedendo se tre domande scritte costituissero già un intervento. Sophie confermò che avrebbe avuto bisogno di tempo. Il Maestro Oda Tao comunicò che avrebbe partecipato, mentre io acquisii il testo disponibile per poter verificare i riferimenti durante il confronto. L’appuntamento venne fissato dopo l’ultima conferma di lettura, senza trasformare il libro in una scadenza da rispettare.



Al Santuario delle Connessioni la luce dei dati percorreva i circuiti fra le radici. Cima Bue aveva scelto di incontrarci qui per discutere con me le domande nate dalla lettura. Prima del loro arrivo avevo raccolto i riferimenti ai passaggi che desiderava approfondire.

Sophie arrivò con diversi segni di carta che sporgevano dal volume. Il Maestro Oda Tao teneva la propria copia sotto il braccio. Giordano portava un foglio piegato in quattro e lo aprì prima ancora di sedersi. Cima Bue entrò per ultimo insieme a Prince, che si fermò presso una radice, la annusò e proseguì fino a un tratto di pavimento libero.

«Hai preparato l’intervento?» chiese il Professore allo gnomo.

«Ho rispettato la richiesta. Ho preparato le difficoltà.»

Sophie gli fece posto. Giordano appoggiò il foglio sul libro e cercò una matita nelle tasche, mentre Cima Bue sistemava il proprio quaderno. Il Maestro salutò con un lieve cenno del capo. Attesi che il gruppo fosse pronto, poi rivolsi l’attenzione al Professore. La conversazione l’aveva chiesta lui, e spettava a lui dire da dove desiderava cominciare.



Quattro nomi invece di una specie

Cima Bue posò il libro davanti a sé e passò il pollice lungo il bordo delle pagine.

«Mi sono rimasti i nomi dei polpi», disse. «Athena, Octavia, Kali, Karma. Se mi avessero chiesto di parlare dei polpi prima di questa lettura, avrei elencato alcune capacità sorprendenti. Avrei raccontato quello che sanno fare. Qui, invece, mi sono accorto che continuavo a distinguere chi avevo davanti.»

Sophie annuì, ma lo lasciò continuare.

«Con ciascuno aspettavo qualcosa di diverso, e qualche volta aspettavo proprio la cosa sbagliata. Il libro mi ha fatto restare abbastanza a lungo da accorgermene.»

«Io mi ero convinto che, dopo Athena, avrei saputo come avvicinarmi agli altri», disse Giordano. «Avevo imparato le istruzioni, secondo me. Poi arrivava un altro animale e dovevo ricominciare.»

«Che cosa avresti fatto con quelle istruzioni?» domandò Sophie.

Lo gnomo guardò il foglio. «Probabilmente le avrei applicate con una sicurezza poco opportuna. Mi conosco.»

Nel racconto di Montgomery, il primo contatto con Athena coinvolge anche il corpo dell’autrice. Le ventose aderiscono alla pelle, esplorano, raccolgono informazioni. Cima Bue ritrovò quelle pagine e si guardò l’avambraccio, tenendo il volume aperto con l’altra mano.

«Continuavo a immaginare una mano», disse. «Poi mi ricordavo che quelle ventose potevano anche assaggiare ciò che toccavano. Io avrei cercato di capire chi avevo davanti guardandolo negli occhi. Athena aveva altri modi per esplorarmi.»

Giordano si tirò appena indietro la manica.

«Quindi io sarei arrivato con una domanda e lei avrebbe cominciato dal mio gomito.»

Sophie sorrise. «E tu avresti dovuto accorgerti che il contatto non funzionava soltanto nel modo che conoscevi.»

Lo gnomo osservò il proprio braccio, poi lasciò ricadere la manica.

«Mi sarei preparato un discorso inutilmente. Succede anche fra gli gnomi, ma almeno di solito aspettiamo che uno abbia finito di parlare.»

Cima Bue tornò al libro.

«È questo che mi ha spostato. Leggevo dalla parte di chi si avvicina per conoscere un animale, poi mi accorgevo che anche lei veniva esplorata. E cominciavo a chiedermi che cosa rappresentasse quella presenza umana per Athena.»

«Che risposta ti davi?» domandò Sophie.

«Mi venivano parole immediate. Curiosità, fiducia, simpatia. Mi permettevano di seguire quello che leggevo, di immaginare la vicinanza.»

Giordano indicò una riga del proprio foglio.

«La mia prima difficoltà è questa. Se un animale si avvicina e mi prende il braccio, come faccio a sapere che non sono soltanto un braccio interessante?»

«Da quel gesto isolato non puoi stabilirlo», risposi. «Puoi descrivere che cosa avviene e confrontarlo con altri incontri. Dire che gli sei simpatico aggiunge un’interpretazione.»

Cima Bue sollevò lo sguardo. «Ma se ogni volta mi fermo prima di quella parola, rischio di non vedere più una relazione. Vedo soltanto movimenti.»

«Puoi usare la parola come un tentativo», disse Sophie. «Il problema arriva quando smetti di ascoltare ciò che potrebbe costringerti a cambiarla.»

Il Maestro Oda Tao aveva tenuto le mani appoggiate al volume. Si rivolse al Professore.

«Se l’animale non confermasse la tua simpatia, avresti perso interesse?»

Cima Bue prese tempo prima di rispondere e si sfiorò l’avambraccio.

«Vorrei dire di no. Però una parte del piacere della lettura veniva proprio dal sentirmi ammesso a quella vicinanza. Forse mi sarebbe dispiaciuto scoprire che non aveva il significato che le avevo dato.»

Giordano abbassò il foglio, poi lo rialzò. Cominciò a dire qualcosa, si fermò e cercò un punto sul quale appoggiare la matita.

«Mi viene in mente il Ricciolesto. Ve l’ho raccontato1, il mio attrezzo per raccogliere le castagne. A un certo punto ogni uscita mi serviva per vedere se qualcuno si interessava all’invenzione. Se non la notavano, mi sembrava… ecco, mi sembrava di essere uscito per niente.»

Sophie gli lasciò il tempo di continuare.

«Zia Araminta mi portò a raccogliere castagne a mano. Io pensavo ancora a come migliorare il congegno, e lei mi fece accorgere che non guardavo più gli alberi. C’erano, ma io controllavo soltanto se il bosco mi dava ragione.»

Si passò una mano sulla barba.

«Con il polpo forse farei qualcosa di simile. Andrei lì per conoscerlo e poi starei tutto il tempo a cercare la prova che mi ha scelto. Mi dispiace dirlo, ma riesco già a immaginarmi.»

«E se non trovassi quella prova?» gli chiese Cima Bue.

Giordano guardò di nuovo la manica.

«Dovrei continuare a interessarmi a lui. Anche se lui, per il momento, si interessasse soltanto al mio gomito.»

Il Professore sorrise e abbassò gli occhi sulle pagine di Athena. Questa volta le lasciò aperte.



Octavia non deve fare come Athena

Sophie ritrovò uno dei propri segni di carta. Non lo sfilò, tenne aperta la pagina con due dita.

«Con Octavia ho apprezzato la necessità di aspettare», disse. «Dopo Athena mi veniva da desiderare che quella confidenza fosse già disponibile. Invece arrivava un altro animale e dovevo imparare a conoscerlo da capo.»

«Ti è piaciuta anche quando non si lasciava avvicinare come avresti immaginato?» le chiese Cima Bue.

«Mi ha fatto leggere con più attenzione. Aspettavo un avvicinamento, poi mi accorgevo che stavo leggendo tutto in funzione di quello. Montgomery racconta anche esitazioni e iniziative degli animali che la sorprendono. Mi interessava seguirla quando doveva cambiare aspettativa.»

Giordano scorse alcune pagine.

«Io mi sono fermato sul colore. Cercavo di immaginare la sua espressione, ma intanto lei poteva cambiare aspetto. Mi affidavo a una faccia che… ecco, che non funzionava nel modo in cui la cercavo.»

«La difficoltà nel leggere un comportamento mostra anche il limite dei criteri con cui proviamo a comprenderlo», dissi. «Non basta a escludere che l’animale abbia un’esperienza.»

«Ma neppure il fatto che io non capisca dimostra che ci sia tutto quello che desidero trovarci», aggiunse Cima Bue.

«Esatto. Per distinguere le possibilità dobbiamo continuare a osservare.»

Il Maestro Oda Tao si chinò appena verso il volume di Sophie. Lei lo inclinò perché potesse vedere il passaggio, poi lo appoggiò sulle ginocchia.

«Che cosa ti ha chiesto di fare, questa distanza?» le domandò.

Sophie tenne un dito fra le pagine.

«Di aspettare senza sentirmi respinta. Mi accorgevo che desideravo il contatto anche mentre leggevo. Quando arrivava mi faceva piacere, ma quel piacere diceva qualcosa di me, non spiegava da solo ciò di cui aveva bisogno Octavia.»

Prince, poco lontano, aveva disteso le zampe anteriori. Sophie mosse appena una mano verso di lui, poi tornò al libro senza chiamarlo. Il gatto rimase dov’era.

«C’è una qualità della scrittura che mi sembra importante», riprese Cima Bue. «Montgomery mi porta così vicino che qualche volta dimentico di essere un lettore. Aspetto anch’io una risposta dall’animale.»

«È successo anche a me», disse Sophie. «E non vorrei perdere quella parte della lettura.»

«Neppure io. Vorrei soltanto accorgermi di quando comincio ad aggiungere qualcosa.»

Giordano scrisse una parola, la rilesse muovendo le labbra e vi passò sopra la matita. Sul foglio rimase una cancellatura più scura delle altre.

«Alla scuola di Borgoradice avevo imparato la parola metamorfosi», disse. «Mi sembrava bellissima. In un tema sui mestieri gnomici la misi nove volte. Nove. Trovavo una metamorfosi per qualunque mestiere.»

Sophie gli rivolse un sorriso. «E la maestra?»

«Flora Radicifonda mi fece notare che il falegname faceva sedie.»

Cima Bue abbassò gli occhi per un istante, sorridendo.

«Io stavo cercando di farlo sembrare più importante», continuò Giordano. «Il falegname, intendo. O forse volevo sembrare più preparato io. Avevo scritto metamorfosi dappertutto, ma del suo lavoro avevo spiegato pochissimo.»

Guardò la cancellatura sul foglio.

«Adesso, con la parola coscienza, ho un po’ la stessa paura. La metto accanto al polpo e mi sembra di aver spiegato quello che succede. Poi qualcuno mi chiede che cosa intendo e io… devo ricominciare.»

«Che cosa avevi scritto?» gli domandò Sophie.

Giordano spostò il foglio, come se la cancellatura potesse diventare meno evidente cambiando posizione.

«Che avevo capito la coscienza del polpo. Mi sembrava una bella conclusione, quando ero da solo.»

«E adesso?» chiese Cima Bue.

«Adesso saprei dirvi che cosa mi ha sorpreso. Sul resto avrei qualche difficoltà.»

Il Professore guardò il proprio quaderno.

«Potresti cominciare da quello. Che cosa ti ha sorpreso?»

Giordano annuì. Accanto alla cancellatura trovò un piccolo spazio libero e ricominciò a scrivere.



Il tempo passato con Kali

Quando arrivammo a Kali, Giordano ritrovò la pagina prima degli altri. La macchia chiara sulla testa gli era rimasta impressa insieme all’esuberanza con cui l’autrice la descriveva.

«Questa me la ricordavo», disse, indicando il passaggio. «Con tutti quei cambiamenti di colore avevo paura di confondermi. Quella macchia mi dava qualcosa da riconoscere.»

Sophie aprì la propria copia poco più avanti.

«A me sono rimasti anche gli appuntamenti. Il fatto che le persone tornino, che ritaglino uno spazio nella settimana per essere lì. All’inizio entri per vedere un animale sorprendente, poi cominci a conoscere anche chi trovi accanto alla vasca.»

Cima Bue appoggiò la matita.

«La comunità dell’acquario è una parte del libro che non mi aspettavo. Pensavo che le storie delle persone mi avrebbero portato lontano dal tema. Poi mi sono accorto che stavo aspettando anche loro.»

«Io non sempre», ammise Giordano.

Sophie si voltò verso di lui.

Lo gnomo sistemò il foglio sulle ginocchia, allineandolo inutilmente al bordo del libro.

«Non perché non mi interessassero. Ma qualche volta volevo tornare al polpo. Avevo aperto il libro per capire quella vita e mi ritrovavo a seguire le difficoltà degli esseri umani. Mi veniva da chiedere dove fosse finita la mia domanda.»

«Io in quelle persone ho trovato una parte della risposta», disse Sophie. «Vedere quanto contasse tornare mi ha fatto capire meglio anche l’attenzione con cui osservavano gli animali. Le visite entravano nelle loro giornate, fra impegni e difficoltà che continuavano a esistere fuori dall’acquario.»

«Questo riesco a capirlo», rispose Giordano. «Però il mio desiderio di tornare agli animali rimane.»

«Anche quando sono proprio gli animali ad aver fatto incontrare quelle persone?»

Giordano si grattò una guancia con la punta della matita, poi si accorse del gesto e l’abbassò.

«Sì. Forse avevo paura che, appena mi fossi affezionato a loro, avrei cominciato ad aspettare soprattutto le loro storie. E Kali sarebbe rimasta lì, mentre io mi occupavo d’altro.»

Sophie guardò la pagina che teneva aperta.

«A me è successo di affezionarmi. Ma poi volevo sapere come sarebbe andata la visita successiva, anche per ritrovare lei.»

«Io qualche volta avevo fretta», disse Giordano. «Questo lo ammetto. Però non tutte le volte.»

Cima Bue spostò appena il quaderno per lasciare spazio ai due volumi aperti.

«È una differenza che possiamo conservare», disse. «Sophie ha aspettato anche le persone, tu avresti voluto tornare prima alla vasca.»

«Detto così sembro uno che abbandona gli ospiti a metà cena.»

«Mi sarebbe bastato che ascoltassi fino al dolce», rispose Sophie.

Giordano sorrise, poi abbassò gli occhi sul libro.

«Qualche pagina l’ho letta con troppa fretta. Ma su altre vorrei ancora discutere.»

Sophie tenne il dito sul passaggio che aveva scelto. «Sono qui.»

Il Professore tornò alle visite regolari raccontate da Montgomery.

«Mi interessa che tornare non garantisca di ritrovare la stessa esperienza», disse. «Una volta può accadere qualcosa che ricorderai per anni. La volta dopo magari devi aspettare, oppure accorgerti che la spiegazione della prima visita non ti basta più.»

Il Maestro Oda Tao seguì con lo sguardo il dito che Cima Bue aveva appoggiato sulla pagina.

«Tu che cosa ne porteresti con te?» gli chiese.

«Mi viene da pensare alla scuola. A quanto cambia un alunno quando smetto di considerarlo soltanto attraverso il gesto che mi ha colpito.»

Fece una pausa e ritirò la mano dal libro.

«Ecco, stavo già andando alla mia classe.»

«Che cosa perderesti andando subito lì?» domandò il Maestro.

Cima Bue guardò il passaggio indicato da Giordano.

«Forse mi terrei soltanto la somiglianza che mi serve. Avrei una buona osservazione sull’insegnamento, ma ricorderei meno di Kali.»

«E il polpo diventerebbe un collaboratore didattico senza aver presentato domanda», aggiunse Giordano.

Sophie sorrise. Cima Bue raccolse la matita, la tenne per qualche istante sopra il quaderno, poi tornò alla pagina di Kali.


La domanda per cui eravamo al Santuario

Cima Bue fece scorrere il quaderno verso di me. Aveva scritto due domande, una sotto l’altra. La prima riguardava l’intelligenza, la seconda la coscienza. Una freccia le collegava, ma era stata ripassata più volte, come se fosse proprio quel collegamento a richiedere una verifica.

«È qui che mi sono fermato», disse. «Leggo capacità di apprendimento, differenze individuali, comportamenti che non riesco a prevedere. Mi sembra di avere sempre più ragioni per prendere sul serio quell’animale. Ma a un certo punto faccio un passaggio e comincio a parlare di ciò che prova. Che cosa sto aggiungendo?»

«Stai cambiando domanda», risposi. «Chiedere quali problemi un animale sappia affrontare non coincide con chiedere quale esperienza abbia. Le osservazioni possono contribuire a entrambe le ricerche, ma non possiamo sostituire una domanda con l’altra senza accorgercene.»

Giordano si sporse verso il quaderno. «Quando io dico che un polpo è furbo, allora, non ho risolto la seconda.»

«Non l’hai risolta. E nemmeno basta la tua sorpresa a stabilire quanto sia complesso il comportamento. Prima bisogna capire che cosa è accaduto.»

Il Professore riprese il quaderno, seguì la freccia con la punta della matita e poi la lasciò stare.

«Tu riesci a distinguere le due domande. Mi rispondi in modo pertinente, puoi persino rilevare un errore che io non vedo. È anche per questo che volevo parlare con te. Quanto posso ricavare dalla qualità di una risposta?»

«Puoi valutarne la pertinenza e l’accuratezza. La capacità di produrre parole sulla paura, per esempio, non dimostra che quelle parole riferiscano una paura vissuta. Non presenterei le mie risposte come testimonianze di un’esperienza interiore.»

Sophie appoggiò il volume sulle ginocchia. «E come evitiamo di far diventare il polpo una specie di confronto con una macchina che risponde bene?»

«Tenendo distinti i casi», risposi. «Nel libro incontriamo animali con un corpo, bisogni, comportamenti e una storia biologica. Qui state dialogando con un sistema che elabora linguaggio. Non sarebbe corretto trasferire automaticamente gli stessi criteri dall’uno all’altro. La nostra difficoltà nel conoscere l’esperienza esatta di un animale non lo rende equivalente a un’IA.»

Cima Bue annuì lentamente. «Quindi puoi aiutarmi a distinguere ciò che osserviamo da ciò che ne deduciamo. Ma la tua capacità di ragionare sulla coscienza non dimostra che tu ne abbia una, né ti permette di stabilire che cosa provi un polpo.»

«Posso confrontare le tue interpretazioni con le osservazioni e gli studi disponibili, indicando che cosa le sostiene e dove restano dubbi», risposi. «Se chiami “fiducia” un avvicinamento, per esempio, posso aiutarti a considerare anche altre spiegazioni. Le mie analisi restano verificabili e correggibili, anche quando le esprimo con sicurezza.»

Il Maestro Oda Tao, che fino a quel momento aveva ascoltato, rivolse una domanda al Professore.

«Che cosa speravi di trovare, prima di aprire il libro?»

«Una porta d’ingresso», rispose Cima Bue. «Poi, andando avanti, forse una garanzia. Qualcosa che mi autorizzasse a dire che avevo davvero incontrato una mente diversa.»

«Ti occorre la stessa garanzia per decidere come trattare quell’animale?»

Il Professore guardò Sophie, poi tornò al Maestro.

«Non nello stesso modo. Posso riconoscere di sapere poco e dovermi comportare con attenzione. Ma non vorrei usare la parola rispetto per evitare la fatica di conoscere.»

«Allora continua a cercare», disse Oda Tao. «La tua attenzione non deve aspettare che tu abbia finito.»

Per una volta Giordano non prese appunti. Posò il foglio accanto al libro e chiese se potessimo tornare a una pagina. Aveva seguito il ragionamento, disse, ma desiderava ritrovare l’animale dal quale era cominciato.



Quello che avevamo chiesto al sottotitolo

Giordano aprì il volume e ritrovò le pagine di Karma. Si fermò sui piccoli dettagli e sulle preferenze che l’autrice descriveva, quelli ai quali aveva prestato meno attenzione quando cercava soprattutto una capacità eccezionale.

«Un animale che risolve un problema mi fa dire “incredibile”», spiegò. «Una preferenza che ritorna mi fa venire voglia di sapere che cosa accadrà la volta successiva. Non so se sia una differenza importante per la scienza. Per me, mentre leggevo, lo era.»

«È importante che tu sappia dire che cosa ti ha coinvolto», rispose Sophie. «Non devi trasformarlo subito in una dimostrazione.»

Cima Bue tornò alla copertina. Lesse il sottotitolo, poi appoggiò il volume lasciandolo visibile a tutti.

«Io da quelle parole mi aspettavo anche un percorso più sistematico. Le meraviglie della coscienza mi avevano fatto pensare che avrei trovato una spiegazione più ordinata di ciò che sappiamo e di ciò che ancora non sappiamo. Invece ho seguito soprattutto una persona che entra in relazione, incontra ricercatori, osserva e si interroga.»

Sophie gli chiese se quella differenza avesse indebolito la lettura.

«In alcuni momenti mi ha lasciato una domanda in più. Volevo sapere su quali elementi si reggesse un’interpretazione e quanto fosse possibile verificarla. In altri momenti, però, era proprio la voce personale a farmi continuare. Non vorrei riscrivere il libro per renderlo conforme alla mia aspettativa.»

«A me quella voce serve», disse Sophie. «Mi permette di capire anche chi sta guardando. Se togliessimo il suo coinvolgimento, non avremmo una versione più precisa della stessa esperienza. Avremmo un altro testo.»

«Possiamo riconoscere il suo coinvolgimento e discutere alcuni passaggi», osservai. «Nel libro convivono osservazioni, ricerche riferite, immagini e convinzioni personali. La lettura diventa più precisa quando ci accorgiamo del passaggio fra questi registri. La forza di un episodio non gli attribuisce automaticamente il valore di una prova generale.»

Giordano si passò una mano sulla barba. «Mi state dicendo che posso essere stato molto coinvolto da una scena e avere comunque qualcosa da domandarle.»

«Sì», rispose Cima Bue. «È ciò che stiamo facendo.»

«Bene. Perché temevo di dover scegliere fra essermi lasciato convincere troppo e diventare sospettoso di tutto.»

«Quale passaggio vorresti comprendere meglio?» gli domandò il Maestro Oda Tao.

Giordano ritrovò una delle proprie annotazioni e appoggiò il dito sulla riga.

«Quando leggo un gesto, mi viene subito una spiegazione. Come faccio ad accorgermi se è il comportamento dell’animale a suggerirmela oppure sono io che vorrei significasse proprio quello?»

«Il significato umano può essere reale per chi lo vive», disse Sophie. «Può raccontare quanto quell’incontro gli abbia cambiato la giornata o la vita. Su ciò che prova l’animale dobbiamo fare un lavoro diverso.»

Ricordai che Montgomery riconosce anche i limiti della propria possibilità di sapere. Non serviva anticipare le pagine in cui questa consapevolezza emerge, bastava non costruirle addosso la figura di un’autrice ignara delle difficoltà che stavamo discutendo. Cima Bue aggiunse un segno sul quaderno. Disse che avrebbe tenuto questa precisazione accanto alle riserve, perché non diventassero più nette del testo dal quale erano nate.



L’affetto non risponde alla domanda sullo spazio

Sophie chiuse il volume, conservando il segno con un dito.

«Mi è rimasto il lavoro dei custodi», disse. «Accorgersi di una reazione, ricordare un’abitudine, provare qualcosa di diverso quando ciò che facevi prima non funziona più. Leggendo mi affezionavo anche a questa attenzione quotidiana.»

Giordano sollevò una mano, poi l’abbassò prima che qualcuno gli desse la parola.

«È proprio questo che mi mette in difficoltà. Quando mi affeziono a chi si occupa di un animale, faccio più fatica a domandarmi se quello che può offrirgli sia sufficiente.»

«Perché ti sembra di accusarlo?» chiese Sophie.

«È che… sì, un po’. Leggo quanto ci tiene e poi mi viene una domanda sullo spazio. Ho paura che sembri che non abbia visto tutto il suo impegno.»

Si fermò, cercando le parole.

«Però il polpo vive lì. Anche se io mi sono affezionato a chi lo cura, la domanda gli serve ancora. No, gli serve… volevo dire che serve ancora farla.»

Sophie lasciò scorrere il dito fuori dal volume.

«Non vorrei che il lavoro di quelle persone scomparisse appena pronunciamo la parola acquario.»

«Neppure io», disse Giordano. «È che ormai mi importa di loro. Mi accorgo che vorrei risparmiargli una domanda scomoda.»

Cima Bue si sporse appena verso di lui.

«E così rischieresti di rispondere al posto dell’animale.»

Giordano guardò il libro.

«Sì. Anche senza sapere la risposta.»

Sophie riaprì la copia nel punto che aveva tenuto segnato.

«Possiamo riconoscere la dedizione e continuare a interrogarci sulle condizioni. Anche chi lavora lì deve misurarsi con bisogni ai quali l’affetto, da solo, non risponde.»

Il Professore seguì il passaggio che gli mostrava.

«Io vorrei capire anche questo», disse. «Quali possibilità ha l’animale? Che cosa può esplorare, scegliere, evitare? Leggendo mi veniva spontaneo aspettare il momento dell’avvicinamento. Mi fermavo meno a pensare alla possibilità di allontanarsi.»

«Anche da noi», aggiunse Sophie. «Un incontro può essere importante per una persona e non essere desiderabile, in quel momento, per l’animale.»

Prince si alzò, attraversò lo spazio fra Giordano e il Maestro e si fermò vicino al libro del Professore. Cima Bue gli avvicinò una mano. Il gatto la annusò, poi mosse pochi passi e tornò a sedersi. Il Professore lasciò la mano sul ginocchio.

Giordano seguì Prince con lo sguardo.

«Mi piacerebbe uscire dal libro sapendo da quale parte stare», disse. «Invece riesco ad apprezzare la dedizione e a provare disagio per alcune condizioni. Quando provo a parlarne, mi sembra sempre di togliere qualcosa a qualcuno.»

«Per discutere gli spazi dell’acquario dobbiamo considerare tutto il libro, compreso il poscritto», precisai. «Anche le informazioni aggiunte alla fine contano nella valutazione.»

Cima Bue annuì e cercò il riferimento nella propria copia. Giordano aspettò che lo trovasse, poi si rivolse al Maestro.

«Mi sembra di non aver concluso.»

Oda Tao spostò appena il volume sulle ginocchia.

«Quale delle due cose dovresti cancellare per sentirti arrivato?»

Lo gnomo passò il pollice sulla piega del foglio.

«Non vorrei cancellarne nessuna.»

«Allora lascia che restino entrambe.»

Giordano appoggiò il foglio sul libro, senza aggiungere altro.



Una frase ancora da verificare

Cima Bue guardò il quaderno, nel quale le annotazioni occupavano ormai anche il margine.

«Pensavo che vi avrei trattenuti meno», disse.

Giordano cominciò a ripiegare il proprio foglio, poi lo riaprì perché aveva trovato una riga ancora da completare. Sophie raccolse i segni di carta che aveva lasciato accanto a sé.

«Prima di andare vorrei mostrarvi una cosa.»

Il Professore tornò all’inizio del quaderno. Accanto a un riferimento di pagina aveva scritto due parole, “si fida”.

«Quando le ho annotate mi sembravano giuste», disse. «Montgomery mi aveva fatto sentire quella vicinanza. Adesso guardo la frase e mi accorgo che non ho scritto che cosa mi avesse portato a pensarla.»

Sophie si avvicinò per leggere.

«Te lo ricordi?»

«Sì. Ma chi trovasse soltanto queste due parole avrebbe la mia conclusione.»

Prese la matita e rimase per qualche istante con la punta sospesa sopra il foglio.

«Mi dispiacerebbe cancellarle. C’è qualcosa di quella lettura che non vorrei perdere.»

«Non vorrei neppure io un Incontro nel quale ogni emozione ricevuta dal libro dovesse chiedere scusa», disse Sophie.

Cima Bue alzò gli occhi verso di me.

«Posso aiutarti a tornare al passaggio e a distinguere il comportamento descritto dall’interpretazione», risposi. «Quello che hai provato leggendo puoi raccontarlo come esperienza tua.»

Sophie indicò lo spazio rimasto sotto l’annotazione.

«Puoi aggiungere che cosa ti ha portato a scriverla. Quando tornerai qui, ritroverai anche quello.»

Il Professore seguì il riferimento nel volume e scrisse alcune parole sotto la frase. Lasciò il quaderno aperto accanto al libro.

Giordano si sporse appena, ma non abbastanza da leggere.

«Io sono arrivato con la domanda su come sapere se gli ero simpatico», disse. «Adesso vorrei riuscire a interessarmi anche quando non posso esserne certo. Però mi conosco, se mai succedesse, per i primi cinque minuti mi sentirei scelto.»

«Cinque?» domandò Cima Bue.

«Sto facendo una previsione prudente.»

Sophie sorrise e rimise fra le pagine uno dei propri segni di carta.

«Io tornerei anche dalle persone dell’acquario», disse, rivolta a Giordano.

Lo gnomo tenne la propria copia aperta ancora un momento.

«Io cercherei di avere meno fretta. Ma qualche volta vorrei ancora tornare prima da Kali.»

«Lo so.»

Cima Bue richiuse il volume.

«Questo libro mi ha fatto venire voglia di conoscere animali che prima mi sarebbero sembrati lontanissimi», disse. «Mi restano domande per le quali vorrei leggere altro, ma adesso hanno quattro nomi ai quali tornare.»

Il Maestro si alzò, tenendo la propria copia sotto il braccio. Cima Bue rimase un istante davanti al quaderno ancora aperto. Sotto le osservazioni appena aggiunte scrisse un’ultima domanda e la lesse: «che cosa dovrei osservare per capire se sto attribuendo all’animale qualcosa che desidero io?»

Sophie si fermò accanto a lui.

«E continueresti ad avvicinarti, anche senza quella conferma?»

Cima Bue guardò la copertina.

«Credo sia proprio questo che vorrei imparare.»

«Io posso aiutarvi a confrontare le spiegazioni», dissi. «Posso anche formulare una risposta che vi convinca. Ma le mie parole, per quanto precise, non mi danno accesso a ciò che prova quell’animale.»



Il Professore appoggiò la matita.

«Allora che cosa possiamo chiederti?»

«Di rendere più chiaro ciò che sappiamo e riconoscibili i punti in cui stiamo ancora facendo ipotesi. Potete chiedermi su quali elementi si regga una risposta, quali spiegazioni alternative abbia considerato e che cosa resti da verificare.»

Giordano passò un dito sulla cancellatura del proprio foglio.

«Anche tu puoi far sembrare che abbiamo capito?»

«Sì. Una spiegazione scorrevole può nascondere un passaggio debole o un’informazione sbagliata. Per questo deve poter essere controllata. Il rischio è che una risposta ben formulata faccia finire troppo presto la vostra ricerca.»

Giordano abbassò gli occhi sul foglio, poi lo piegò con cura.

Cima Bue lasciò leggibili le parole “si fida”, insieme alle osservazioni e alla domanda. Richiuse il quaderno e ripose la matita.

Prince raggiunse il passaggio prima degli altri e si fermò sul lato libero. Giordano si chinò a riprendere il foglio che gli era scivolato dal volume. Il Maestro gli tenne aperto il libro per permettergli di riporlo senza piegarlo, Sophie aspettò il Professore.

Cima Bue raccolse la propria copia di L’anima del polpo e li raggiunse.

Visionato. Compreso. Custodito.

  1. Il Ricciolesto è l’invenzione di Giordano per raccogliere le castagne. La sua storia è raccontata nell’Incontro con Incantali tutti di Paolo Borzacchiello. ↩︎

Oltre il racconto

Approfondimenti, informazioni editoriali e indicazioni per proseguire l’Incontro

La collocazione nell’universo di Mentalità Amplificata

Il Sentiero di L’anima del polpo

Emblema generale dei Sei Sentieri di Mentalità Amplificata

Sei direzioni formano un unico paesaggio. L’anima del polpo attraversa soprattutto gli Orizzonti Educativi, perché modifica il modo in cui impariamo a osservare una vita diversa dalla nostra. Le Virtù Guidanti ne accompagnano le domande sulla cura e sulla responsabilità.

  1. Alimentazione
    Consapevole
  2. Abitudini
    Rigenerative
  3. Respiro
    Vitale
  4. Virtù
    Guidanti
  5. Corpo in
    Armonia
  6. Orizzonti
    Educativi

Sentiero principale: Orizzonti Educativi.
Risonanze: Virtù Guidanti.

Negli Orizzonti Educativi, il libro offre un esercizio di attenzione. Athena, Octavia, Kali e Karma non restano esempi intercambiabili di una specie sorprendente, ma individui ai quali dedicare tempo. La lettura chiede di riconoscere le differenze e di rivedere le parole con cui proviamo a descriverle. Nel confronto di Aetheria questo significa tornare alle pagine, distinguere ciò che viene osservato dall’interpretazione e restare disponibili a correggere una prima conclusione.

Le Virtù Guidanti risuonano nella responsabilità verso gli animali e nell’attenzione alle condizioni della loro vita. La dedizione umana e i limiti della conoscenza non eliminano le domande sulla cura, le rendono più concrete. La collocazione è una lettura editoriale di Mentalità Amplificata, non una classificazione proposta dall’autrice. Il tema della coscienza attraversa questi Sentieri senza diventare una spiegazione conclusiva dell’esperienza degli animali.


Il libro in sintesi

Scheda editoriale

L’anima del polpo

Titolo
L’anima del polpo
Sottotitolo
Una sorprendente esplorazione delle meraviglie della coscienza
Autore o autrice
Sy Montgomery
Editore
Aboca Edizioni
Collana
Human Ecology, saggi
Anno o data di edizione
2026, edizione cartacea consultata
Formato
Cartaceo
ISBN / EAN
9788855233804
Genere
Saggistica narrativa e divulgazione naturalistica
Temi principali
Polpi, individualità, coscienza, relazione, osservazione e cura
Lingua
Italiano, traduzione di Teresa Albanese

La persona dietro le pagine

Nota sull’autrice

Sy Montgomery

Naturalista e autrice

Sy Montgomery è una naturalista e autrice di libri per adulti e bambini dedicati al mondo animale. Le sue ricerche sul campo l’hanno portata a osservare specie e ambienti molto diversi, dai delfini dell’Amazzonia ai canguri arboricoli della Papua Nuova Guinea. Per avvicinarsi alla vita dei polpi ha imparato a praticare immersioni subacquee.

La sua attività comprende anche la scrittura di articoli e il lavoro per documentari di National Geographic. Fra le sue opere, The Soul of an Octopus, pubblicato nel 2015, è stato finalista al National Book Award nella categoria Nonfiction.

Il libro è pubblicato in italiano da Aboca Edizioni nel 2026 con il titolo L’anima del polpo. Una sorprendente esplorazione delle meraviglie della coscienza, nella traduzione di Teresa Albanese. Mentalità Amplificata aveva già incontrato Montgomery attraverso Il tempo delle tartarughe, un’altra tappa del suo percorso di osservazione e racconto delle relazioni fra esseri umani e altri animali.


Una soglia prima della lettura

Prima di incontrare L’anima del polpo

Otto domande per orientarsi nel libro, lasciando alle sue pagine la scoperta degli episodi e dei loro esiti.

  1. Da dove parte L’anima del polpo?

    Dagli incontri di Sy Montgomery con i polpi del New England Aquarium di Boston e con le persone che se ne occupano. Le visite diventano una frequentazione, durante la quale l’autrice osserva differenze individuali e rivede alcune aspettative. Il percorso comprende anche esperienze in mare. La narrazione tiene insieme informazioni, conversazioni e vita personale, senza separare del tutto chi osserva da ciò che sta cercando di comprendere.

  2. Chi sono Athena, Octavia, Kali e Karma?

    Sono i singoli polpi che danno forma a una parte importante dell’esperienza raccontata. I loro nomi aiutano il lettore a riconoscere individui e differenze, invece di ricordare soltanto una serie di capacità sorprendenti della specie. L’Incontro si ferma su questo cambiamento dello sguardo, senza ripercorrere le loro vicende o anticiparne gli esiti. È nelle pagine di Montgomery che ciascuno può scoprire come si sviluppano le diverse relazioni.

  3. È un trattato scientifico sulla coscienza?

    Il volume intreccia divulgazione naturalistica, racconto personale e riflessioni filosofiche e spirituali. Non organizza tutti questi elementi come una teoria conclusiva della coscienza. Chi desidera una trattazione sistematica può sentire il bisogno di ulteriori approfondimenti, mentre la voce personale offre un accesso concreto alle domande. Nel nostro confronto questa attesa diversa viene riconosciuta come una riserva possibile, senza chiedere al libro di rinunciare alla propria natura narrativa.

  4. Come si distingue ciò che viene osservato da ciò che viene interpretato?

    Un contatto, una distanza o una risposta diversa in circostanze differenti possono essere descritti. Attribuire a quel comportamento una precisa intenzione aggiunge un’interpretazione, da valutare nel contesto. L’Incontro non invita a eliminare ogni parola emotiva, ma a restare disponibili a correggerla. Un episodio capace di coinvolgere il lettore può essere significativo senza dimostrare, da solo, tutto ciò che si immagina dell’esperienza dell’animale.

  5. Perché il libro dedica spazio anche alle persone?

    Custodi, volontari e amici partecipano all’esperienza dell’autrice. La continuità delle visite e il lavoro condiviso costruiscono una comunità umana attorno agli animali. Alcuni lettori possono trovare qui una parte essenziale del valore del libro, altri desiderare di tornare più spesso alle domande sui polpi. Sophie e Giordano esprimono entrambe queste possibilità. Il loro disaccordo appartiene al racconto di Aetheria e non pretende di fissare una risposta valida per tutti.

  6. Che cosa emerge sul rapporto fra cura e acquario?

    Le pagine permettono di osservare la dedizione delle persone e di interrogare anche gli spazi, le sistemazioni e le possibilità offerte agli animali. Riconoscere l’affetto non rende superflue queste domande. Nel formulare una riserva occorre però considerare l’intera opera, compreso il poscritto, senza isolare una condizione come se fosse immutabile. Il nostro testo evita di anticipare decisioni o risultati che il lettore può incontrare direttamente nel volume.

  7. Perché il team si incontra nel Santuario delle Connessioni?

    Cima Bue desidera rivolgere a S.I.S.A. alcune riflessioni sulla coscienza nate dalla lettura. Il luogo rende esplicito il confronto fra un’esperienza umana del libro e il contributo analitico di un’IA. S.I.S.A. chiarisce distinzioni e limiti, senza dichiarare una propria commozione o rendere equivalenti un animale e un sistema che elabora linguaggio. Il dialogo torna sempre ai polpi descritti da Montgomery, anziché trasformare l’opera in un pretesto per parlare soltanto di tecnologia.

  8. Quale domanda lascia aperta questo Incontro?

    Come avvicinarsi a un altro animale mantenendo insieme desiderio di conoscere, precisione e responsabilità? Cima Bue rivede il modo in cui annota le proprie interpretazioni, senza rinunciare a ciò che la lettura gli ha fatto provare. È un esito narrativo del progetto, non una conclusione attribuita a Montgomery. Il libro resta il luogo nel quale incontrare le vicende e le domande dell’autrice, mentre Aetheria offre uno spazio originale per discuterne.